Archivi Mensili: novembre 2011
25/11/11 The Terminal
Mentre tutti lavorano io vado in ferie.
Ma solo per qualche giorno.
Ovviamente ho scelto novembre, un periodo ottimo per recarsi in una zona dal clima morbido e mite come la Germania.
Io temo molte cose.
Tanto per cominciare, temo che mi stia venendo l’influenza, il che significa in modo pressochè inconfutabile che c’è qualcuno che porta sfiga.
Poi ho il sospetto che alcuni miei sentimenti antieuropei, antigermanici e antimerkeliani si siano diffusi anche fuori dai confini nazionali, tramite la rete, e che quindi io venga ‘trattenuta’ e interrogata, magari in tedesco.
E visto che nel frattempo l’Italia affonderà nella più nera crisi e l’eurozona scomparirà, io mi ritroverò come in The Terminal, con la differenza che, non avendo la faccia simpatica e il carattere affabile di Tom Hanks, verrò trattata malissimo da tutto il personale dell’aeroporto e non farò amicizia con nessuno. A volte me le cerco proprio.
Se tornerò, vi narrerò della mia esperienza in terra ariana, terra delle mie origini, terra che ha visto i natali dei miei padri.
Forse non lo sapevate, ma in Germania esisteva un certo Richard Selbmann che faceva dolci. Ecco una confezione di cioccolato da lui prodotta:
Speriamo che il mio cognome mi salvi dalla prigione.
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25/11/11 Chiedimi se sono felice
Sono ancora in ufficio quando mia mamma mi telefona. Ha la voce un po’ trafelata. Mi fa domande molto specifiche sul mio lavoro, su che tipo di lavoro è, quante ore a settimana lavoro, se è part time o full time…sento una voce di donna dietro di lei che le suggerisce le domande. Inizialmente non capisco e sono anche un po’ disturbata dal fatto che mia mamma debba rivelare ad una persona sconosciuta i dettagli del mio lavoro. Non che sia un segreto di stato ma sai, è una questione di privacy!
Mi spiega che sta compilado il modulo del censimento.
Mi dice che serve all’ISTAT.
Mi chiede a che ora esco di casa la mattina per andare a lavoro.
Francamente scoppio a ridere. Ma che statistica vuoi tirar fuori dall’orario in cui gli italiani escono di casa per andare a lavoro? E se mento? Chi mi controlla? Lo stato? Lo stato mi pedina per scoprire se effettivamente esco di casa alle otto piuttosto che alle nove?
Mi chiede quanto ci metto per andare a lavoro e che mezzo di trasporto utilizzo.
Ma andiamo.. a chi interessano queste statistiche? O meglio, cosa misurano? E a che scopo?
Stando a quanto dicono, con il censimento facciamo una fotografia dell’Italia di oggi.
La fotografia che riguarda me, ritrae una cittadina sotto i trent’anni, che esce di casa la mattina alle 8 e in circa 30/40 minuti è a lavoro. Ci va con i mezzi pubblici.
Ammesso che la signorina davanti a mia mamma abbia il diritto di sapere i fatti miei, ammesso che lo stato non ne sappia ancora abbastanza di me (quasi tutto quello che faccio lascia una traccia, mi faccio due calcoli e lo stato sa di me più di quanto ne sappia io stessa) e abbia il diritto sacrosanto di saperne di più, mi sa se volessimo davvero fare una foto dell’Italia di oggi, al di là dei numeri, servirebbe sapere altro.
E non servirebbe neanche entrare troppo nello specifico. Se proprio dobbiamo fare il censimento, sta fotografia, facciamo una cosa seria, facciamola difficile, che non basta mettere insieme i dati in modo matematico.
Perchè in una fotografia non conta tanto come sei vestito o che stai facendo, quanto che espressione hai, se sorridi o sei triste.
Allora chiedimi se sono soddisfatta del mio stile di vita. Chiedimi a cosa rinuncio e a cosa non rinuncio neanche se sto con le pezze al culo. Chiedimi cosa desidero e quale scala di priorità hanno per me le cose importanti. Chiedimi quali sono per me le cose importanti e se sento di averle o no.
Chiedimi se sono felice.
Di seguito, una diapositiva della felicità:
Etichette: censimento, felicità, istat
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