Archivi Mensili: febbraio 2012
28/02/12 qualche regola per appiccare un fuoco
Oggi si è laureato il mio amico Acquafan. Succede spesso che quando si finisce un percorso che ci ha molto affaticato, abbiamo il proposito di appiccare il fuoco a qualcosa di significativo che lo ha caratterizzato, per sfregio, per vendetta, perchè sticazzi! E’ finita! Fanculo tutto!
Acquafan vuole bruciare quella che lui chiama ‘la stele’, un cartoncino su cui spuntava tutti gli esami. Per mettere in atto un gesto di tale importanza, bisogna scegliere accuratamente momento, luogo e stato d’animo. Non è una cosa da fare tanto per fare. Altrimenti non dà soddisfazione e lascia con un senso di incompiuto che non si ripara col tempo.
Anche io una volta ho avuto questo irrefrenabile desiderio, dare fuoco ad un oggetto odiato. Ho odiato molto la scuola, fino a che non sono andata all’università. No, non volevo dar fuoco alla scuola, troppo faticoso. Non sopportavo soprattutto la tensione che mi davano le ore di storia e filosofia. Avevo un’insegnante che pensava di stare all’università. Impostava vere e proprie sessioni di interrogazioni. Sceglieva dei libri di testo solo perchè doveva farlo ma credeva che niente potesse darci tanta cultura quanto potevano fare le sue dotte parole, perciò era assolutamente indispensabile prendere appunti. Ricordo ancora che qualcuno un giorno le chiese chi potesse, a suo parere, essere considerato un eroe. Lei rispose che era un eroe chi studiava giorno e notte ottenendo il massimo dei voti.
Era chiaro che io non ero un’eroina, ed era chiaro che questa era una scoppiata.
Ad ogni modo, finito il liceo mi sono sentita la persona più felice al mondo. Non potevo credere che non avrei più dovuto entrate in quel cesso di scuola, se non da donna libera. Ero finalmente libera. Mi sentivo re, mi sentivo una figata.
Decisi che la prima cosa della quale dovevo liberarmi era il quadernone degli appunti di storia e filosofia. Decisi che l’avrei bruciato. Il punto è che quando devi fare un rito, una cosa simbolica, non è che puoi improvvisare. Momento, luogo e stato d’animo sono fondamentali. E io ho sputtanato il momento. I fucked up.
Mi ero immaginata un falò enorme e un grande fuoco caldo che avvolgeva il mio quadernone di merda, in una notte di plenilunio.
Invece era quasi ora di pranzo, mia madre cucinava, sono uscita sul balcone e con un cerino ho appiccato il fuoco al quadernone, il quale però ha fatto solo un gran fumo nero, una gran puzza, ho dovuto gettarlo nel lavandino del suddetto balcone per non morire intossicata, il che ha evidentemente mortificato la mia voglia di fiamme e inferno di maledizione per l’orrido oggetto del mio odio. Il balcone si è riempito di pezzettini neri volatili, la puzza ha invaso la cucina e mamma mi ha sgridato.
Incendiari, non fate come me. Pianificate.
Etichette: filosofia, fuoco, incendiari, liceo, università
- 2commenti
- Pubblicato in Essere Fighi, Essere Intrepidi, Essere Perplessi, Essere Re
27/02/12 ..è un albero?? e canta?! in tedesco!?!? hahahaha
Tra il primo e il secondo tempo faccio incetta di Cipster, pop-corn, Coca Cola e Coca Cola Light. Spendo una fortuna, è vero, ma sedersi al cinema senza sgranocchini è come mangiare cacio e pepe senza pepe: una cosa insensata, inutile e triste.
Il ragazzo al bancone mi dice: “I bei film, sempre poca gente“. Gli rispondo che oggi mi pare ce ne sia abbastanza e mi dice che è il primo spettacolo con un po’ di gente, che nei giorni precedenti non hanno fatto una lira.
Ma la tendenza cambierà presto, ci scommetto. Perchè laddove non puoi contare sulla curiosità delle persone, sulla voglia di andare a vedere un film nuovo, puoi sempre contare sul caro, vecchio passaparola. L’amico, il collega, lo sconosciuto che ti dice che lo devi assolutamente andare a vedere, perchè ne vale troppo la pena.
Varrebbe la pena già solo per la scena in cui il rozzo badante nero accompagna il ricco tetraplegico a vedere l’opera e si scompiscia quando la scena si apre con un buffo tizio vestito da albero che canta ispiratissimo. Esilarante. Varrebbe la pena anche solo per la colonna sonora, della quale vi propongo un estratto:
Però vale la pena soprattutto per un motivo: perchè tu ti aspetti di piangere, e invece non piangi. Te lo aspetti perchè scusa, come fai a non piangere, no? Sai, la storia di un giovane badante di colore, avanzo di galera, che si redime, che fa amicizia con il tetraplegico che grazie a lui torna a vivere! Che palla…! Si DEVE piangere! E’ ovvio! Sennò che tragedia è?
Invece manco per niente, non si piange. Si ride, e ci si emoziona. Giusto alla fine un po’ di commozione ma niente di serio. Ed è giusto, è giusto che sia così. Nessuna pietà.
Solo un’osservazione da parte mia: ma non era meglio chiamarlo con il titolo che è stato usato anche per il libro? Io lo chiamo così, perchè è molto meglio.
Ieri sono andata a vedere al cinema un film che si chiama Il Diavolo Custode.
Etichette: cinema, film, il diavolo custode, intouchables, quasi amici
- Lascia un commento
- Pubblicato in Essere al Cinema, Essere emozionati
24/02/12 True Romance
Se proprio devi fare un video per una canzone, quel video deve avere senso. Altrimenti lascia perdere. Se devi fare il solito video in cui canti e suoni in playback, buono solo a far conoscere la tua faccia, ce la possiamo evitare tutti, ci fai un favore.
Ci sono dei casi in cui però il video è fondamentale, inscindibile dalla canzone. Tipo che ne so…Thriller. Thriller senza video non ha senso! E a volte capita di sentire delle canzoni che senza quel video ti sembra che non stiano in piedi, perchè il video ti fa capire un sacco di cose, o magari ti dà modo di inventartele e di fantasticarci su.
Oggi mi è capitato di imbattermi in uno di questi video, che te li ricordi per sempre perchè vanno così meravigliosamente a braccetto con la canzone. E’ un video dei Citizens ed è stato girato per la canzone True Romance. Ok, siamo d’accordo, è una canzone d’amore, non ci piove. Ed è pure un po’ strana, nel senso che non suona come una canzone d’amore, ha una melodia un po’ buffa e un po’ infantile, esattamente come il video. Perchè dai, all’inizio, quando vedi sti due invasati vestiti da cretini e acconciati come avanzi dei Village People ti viene solo da ridere, pensi che sia una parodia di qualcosa.
Poi ti trovi a pensare che sta canzone a modo suo non è brutta, che questi qui s’impegnano parecchio, e questo impegno folle e devoto non li rende poi così ridicoli, anzi. Pensi che tu forse non sapresti fare di meglio. Poi pensi che ballano leggermente fuori tempo ma non perdono mai il passo. Sono brutti, però si piacciono un casino. Ti accorgi che continuano a ballare, vestiti come gli pare, nei posti più improbabili, interpretando a modo loro un ritmo che non gli si accorda esattamente alla perfezione, ma lo fanno in modo coordinato, ed evidentemente trovano che la loro sia una coreografia bellissima.
Chissà perchè uno ci deve pensare per arrivarci, che vanno bene esattamente così come sono e sono bellissimi.
Etichette: amore, citizens, danza, musica, true romance
- Lascia un commento
- Pubblicato in Essere emozionati

