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31/05/12 Nato il 2 giugno
Quando dici “spesa pubblica” dici “il male”. Non è sempre stato così, ma ultimamente lo è sempre di più, c’è poco da fare. Per quanto mi riguarda, l’idea non può che sorridermi. Sicuramente c’è chi la pensa diversamente.
Per la parata militare organizzata in occasione del 2 giugno, non mi riesce di farne una questione economica. E aggiungerei che alla fine chi se ne frega della polemica. E’ diventata stantia appena è partita. E chi si accapiglia per #no2giugno #si2giugno mi ha frullato i coglioni quasi subito.
Del 2 giugno ne faccio più una questione di … forma e senso, per così dire.
Il motivo per cui il giorno della Festa della Repubblica si fa una parata militare è che nel mica-poi-tanto-lontano 1948 se ne organizzò una proprio per onorare la Repubblica Italiana. Per nessun altro motivo. Leggo in giro che qualcuno pensa che si faccia per onorare i nostri soldati. No, in realtà non è questo il motivo. Non so chi abbia messo in giro questa voce ma non è assolutamente la festa delle Forze Armate o dell’Esercito Italiano o similari.
Si può dire che il 2 giugno è una data che fissa la nascita della nostra nazione nel modo in cui la conosciamo noi che siamo nati dopo il 1948.
Il significato della festa è un po’ simile a quando in Francia celebrano la presa della Bastiglia o negli Stati Uniti festeggiano il 4 luglio, più o meno. Ora, io non so quanti di voi sono stati di passaggio negli Stati Uniti proprio durante queste celebrazioni. Io sì. E vorrei raccontarvelo, sperando di non fare la solita figura di quella che ama gli Stati Uniti alla follia, cosa che è, ma vorrei cercare di essere obbiettiva.
Mi trovavo nell’orribile città di Houston, Texas. Un territorio veramente orrendo, dove l’unica cosa positiva è che il costo della vita è più basso rispetto ad altre zone più patinate degli USA. Ebbene, era una calda, caldissima giornata di luglio. Con i miei amici abbiamo deciso di andare a partecipare ai festeggiamenti per l’Independence Day. Quello che avevano fatto, a Houston, era questo: una parte contigua alla downtown era stata chiusa al traffico, diciamo una grossa stradona, che costeggiava un pratone altrettanto grosso, un parco, fatto come a forma di valle verde. Tutto era stato recintato e per entrare dovevi pagare un biglietto d’ingresso dal costo ridicolo. Una volta lì dentro, c’erano giochi di vario tipo, e diverse tipologie di stand: quelli che ti vendevano deliziosa roba da mangiare, quelli che ti regalavano gadget delle aziende più in vista in città, quelli promozionali, ecc. C’erano delle aree per consumare cibi e bevande… Insomma, un momento di grande convivialità, con musica e chiasso a volontà. Una gioia per grandi e piccini, si direbbe. Ho mangiato e bevuto come una zozzona e mi sono divertita.
E poi…c’era l’esercito. E che faceva? Ve lo racconto io. C’era un grosso stand targato United States Army. Dietro al bancone c’erano alcuni ufficiali gentilissimi, che stavano lì a distribuire roba alla gente, gadget dell’esercito americano. Eravamo tutti impazziti. Siamo diventati tutti militaristi nel giro di…tipo 10 secondi. Avevo un ombrellino dell’esercito americano ma l’ho perso, e ho perso anche delle bellissime penne. Ho ancora una tazza, un tappetino per il mouse e una catenina con una placca metallica con su scritto il mio nome, il mio cognome, la mia data di nascita e la mia religione, proprio come quelle dei marines. La tengo appesa alla parete della mia camera, che pende su un vecchio calendario con una grossa foto della Statua della Libertà. Io sono malata, lo ammetto. Ma al di là della mia patologia…ma quanto è meglio? Quanto è meglio che l’esercito, invece di sfilare in pompa magna davanti a quei tromboni con il culo a sedere sul morbido, stia in mezzo alla gente, saluti, parli, distribuisca cose, quindi in qualche modo continui a “servire”. In modo diverso dal solito, ma comunque a “servire”. Chiamatela demagogia, lo è senz’altro. Ma cazzo se funziona! Funziona magnificamente. Fa il suo porco dovere.
Lo preferirei, e molto. Niente alte uniformi, niente marcette sotto la scoppola del sole, niente trombette e saluti ufficiali al matusalemme di turno che è diventato presidente. Una festa vera, la musica, i fuochi d’artificio, per tutti, bellissimi. E poi l’inno nazionale, la birra a fiumi…Non so quanti soldi sarà costato alla municipalità di Houston. Ma ho visto un sacco di aziende e imprese che hanno pagato per essere lì, perciò…puoi stare certo che non è tutta spesa pubblica. Magari una parte…chissà.
Ma ok, lo capisco, mi è chiaro, da noi tutte queste cose sono fantascienza. Vediamoci sta palla di parata militare in diretta tv, se non m’addormo nel frattempo!
E sognamo una giornata nella quale si festeggi l’Italia così:
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30/05/12 E se tutti liberassimo i nostri Wi-Fi?
Si dice che a volte, per capire il valore delle cose, bisogna sperimentarne l’assenza. Tra le cose che hanno un valore inestimabile per l’umanità c’è anche la rete. Non possiamo dire cosa sarebbe accaduto senza la rete ieri in Emilia.
A metà mattinata Twitter viene invaso da decine di appelli che invitano gli utenti ad aprire la propria rete Wi-Fi, liberarla dalla password. Il motivo è semplice: consentire alle persone di comunicare liberamente, di usare Skype, perché le reti telefoniche sono ormai intasate. Dopo l’appello a liberare la rete parte quello con le istruzioni su come farlo. Poco dopo, @TIM_Official twitta la guida per togliere la password dalla propria connessione Wi-Fi. Tito Faraci del Sole24Ore (@titofaraci) scrive: “La rete è di tutti. Oggi più che mai. #NoPassword #terremoto”. Così la rete si libera velocemente. È così facile, basta un semplice procedimento…
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29/05/12 Eh…ma la sorca poi…
Ad un certo punto ho creduto che il suo sogno fosse diventare lui. Ce l’aveva anche stampato sulla maglietta nera. Doveva essere certamente così. Perchè si lascia crescere i capelli biondi, anche se non sono tanto lunghi ancora. Certo il fisico non c’è. E manco a dire, sai, non c’è ma magari ci starà. Lunghi anni di esercizi, steroidi e scatolette di tonno non possono comunque salvarti dal fatto che hai l’ossatura di un lemure. Non arriverai mai ad avere il suo fisico. Non sarai mai come …
…THOR.
Seduta sul solito autobus, sto quasi per addormentarmi, per quanto sono stanca. Non vedo l’ora di tornarmene a casa. Ad un tratto, una delle meraviglie dell’Atac Roma: i personaggi. Secondo me sono attori pagati dal Comune per allietare le giornate del lavoratore capitolino. Salgono sul bus due ragazzetti che non avranno più di..tò..famo 15 anni? 16 anni? Due sviluppini, insomma. Peccato che dalla mia posizione io riesca a vedere solo uno di loro: Wannabe Thor.
Io pensavo che gli adolescenti parlassero più o meno delle stesse cose, ma Atac Roma mi fa ricredere. Una volta beccai un gruppetto di sviluppini che si insultavano in rima, ma non per cattiveria…per sfida! Erano sviluppini rap. Dicevano cose tipo: le tue rime fanno pena, peggio pe chi non te mena. Ovviamente non sono brava come loro…
Ma questi due, questi due mi hanno veramente colpito. Perchè, in un modo tutto particolare, c’era una qualche logica in quello che dicevano! Una logica terribile, per carità, che però fa capire un sacco dei maschi che attraversano quell’età in cui sono desiderabili come un’anta dell’armadio. Ascoltandoli riesci quasi a capire che disagio pazzesco devono provare. Ma anche quale sia la dimensione della sfiga che portano sulle gracili spalle!
Riporto il loro dialogo. Il dialogo tra Wannabe Thor e l’Amico un po’ più Saggio.
WT: Ma allora sta statua se po vvedè ssolo o sse po’ ppure comprà?
AS: Nonnò se po comprà…
WT: Ah allora se la compramo. Anche se io cercavo un mantello, sai, proprio come ‘r suo.
AS: Eh ma poi ala fine che cce fai?
WT: Boh, ce vai pure in giro ala fine.
AS: Eh ma mica poi annà in giro cor mantello…
WT: Ala fine che tte frega, ce sta tanta varietà…che tte frega!
AS: Beh ma è na cosa da bbambini!
WT: Ma devi sempre raggionà ccome ‘n bambino!
AS: Eh… ma la sorca poi…
Io trovo che siano due geni.
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