Skip to content

theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.


Ci sono quelli che, ogni volta che parli di qualcosa che hai visto in televisione, ti guardano come se fossi lo spettatore medio di Uomini e Donne o dei talk show che ospitano i politici. Ti guardano così e poi dicono: Mah, sai, io non guardo mai la televisione. Bene, sciuri e sciure, io la televisione non ce l’ho. Pertanto sono diventata una di quelle persone odiose che dicono che non guardano la televisione. Con la differenza che io mi cruccio molto per questa mancanza. Però me la procuro in altro modo. Guardo i film su internet oppure cerco lo streaming della Rai. In effetti, ho scoperto da poco lo streaming della Rai. Lo utilizzo da quando ci sono stati gli europei di calcio. Ma negli ultimi giorni ho utilizzato un servizio che ritengo fantastico.

Infatti la Rai ti permette di guardare in streaming anche le fiction vecchie o meno vecchie. E così ho approfittato di qualche serata per vedermene una che mi era rimasta proprio qui. Io non sono una consumatrice di fiction, ma quando avevo ancora la televisione mi capitò di vedere qualche spezzone di questa in particolare e ne rimasi molto incuriosita. Sentivo che era una figata ma poi non ho avuto più modo di vederne le puntate per intero.

Sto parlando di Una Grande Famiglia. Non mi interessa sapere quanto share ha avuto, perchè secondo me meritava comunque di più di qualsiasi share abbia registrato. Mi sento di consigliarla assolutamente. E vorrei descrivere brevemente quello che di questa fiction mi ha colpito più di ogni altra cosa.

Una Grande Famiglia parla proprio di questo, cioè di una grande famiglia. Di solito, per tradizione e per stereotipo, siamo abituati a pensare che la famiglia grossa, affollata, chiassosa, piena di figli, nipoti e nuore dappertutto, sia una roba del sud, una cosa terrona. Invece no, questa è una grande famiglia del nord. Grande un po’ in tutti i sensi. Si chiamano Rengoni e sono imprenditori da quattro generazioni. Il loro cognome è una garanzia di serietà, rispetto, lavoro. Sono brava gente. Eleonora ed Ernesto hanno fatto 5 figli, che a loro volta hanno le loro vite, i loro casini, i loro segreti e i loro pregi e difetti. Ad un certo punto, succede che Ernesto non sta bene e passa il testimone al figlio maggiore, Edoardo. Noi non sappiamo perchè, ma Edoardo ad un certo punto scompare, forse muore, insomma non c’è più. Si capisce che è tutta una cosa incasinatissima, legata a problemi apparentemente economici nei quali versa la fabbrica di mobili Rengoni.

Questa scomparsa mette insieme tutta la famiglia, che gravita intorno ad una bellissima villa in un’altrettanto bellissima tenuta verdeggiante. E qui ne succedono di tutti i colori. Ma soprattutto, la famiglia gravita intorno a Eleonora, la nonna, la mamma, la moglie. E anche la dimostrazione che la Sandrelli, in tanti anni, ha pure imparato a recitare.

La trama è avvincente, lo ammetto. E tanto per dire, Edoardo non è morto davvero, ma per scoprire che fine ha fatto e perchè ha messo in scena la sua morte bisogna aspettare la seconda stagione.

Però la trama non è la cosa che mi ha colpito di più, non è questo che voglio dire. Quello che di importante c’è in questa fiction è il contorno, l’ambientazione, il messaggio. A me ha dato speranza.

Mi ha fatto pensare, forse scioccamente, che esiste ancora un’Italia di imprenditori seri, ai quali non frega un cazzo di andare al Billionaire o farsi le fighette della televisione, e i cui nonni avevano iniziato con uno  due aiutanti e che ora sono grandi e grossi. Esiste un’Italia ancora verde, di campagna, di natura e paesaggi bellissimi, che non vale assolutamente la pena rovinare. Esiste un’Italia di gente che dà lavoro ad altra gente, e non solo a gente italiana, e se la fabbrica è in pericolo, piuttosto che licenziare, si ipoteca la casa, litiga con la moglie, rischia l’infarto. Questa Italia fa a cazzotti con le banche, con il costo del lavoro, con la concorrenza estera di bassa qualità. E’ un’Italia convinta che il made in Italy debba essere fatto in Italia, per dare lavoro a gente che sta qui, italiani o stranieri che siano.

I Rengoni sono ricchi senza essere spocchiosi, sono uniti senza essere morbosi, sono orgogliosamente italiani senza essere sciovinisti, hanno fede senza essere bigotti. Ed era ora che una famiglia di piezz’e core venisse rappresentata anche al nord.

Oh intendiamoci, non è che sono santi! Solo che sono una famiglia unita, che ai propri figli e parenti perdona tutto. Tradimenti, cose che si nascondono, deviazioni di percorso non programmate. La figlia più giovane dei Rengoni se la fa con il professore, poi smette. Ma nessuno si sogna di giudicarla. Il nipote più grande è gay, non è facile ammetterlo ma neanche la madre timorata di Dio di sogna di giudicarlo. La nuora tanto odiata, moglie dello scomparso Edoardo, prima se la faceva con il figlio mediano, Raoul. E tanto per la cronaca… se la fa ancora con lui, la vedova allegra. Il figlio più piccolo ha guidato in stato di alterazione ammazzando il suo migliore amico. Non che sia una storia facile, ma nessuno si sogna di giudicarlo, semmai di proteggerlo.

I Rengoni sono tradizionalisti nel senso più attualmente necessario del termine. Perchè oggi, nel 2012, non ha senso esserlo in nessun altra veste.

I Rengoni sono conservatori liberali. Se un Rengoni si candidasse, io lo voterei.

Tag:, , , , , , , , , ,

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 390 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: