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14/05/2013 Topolino 3000
Ci siamo, manca pochissimo e uscirà il numero 3000 di Topolino. Mi ricordo perfettamente quando uscì il numero 2000. Ero piccola, il Topo lo compravamo solo di domenica perché era la giornata in cui mi veniva concesso di spendere dal giornalaio. Era la giornata delle figurine, a volte delle orribili buste giochi…
Insomma, Topolino 3000. Ho ricominciato a leggere il Topo dopo anni che lo avevo messo da parte. L’ho ripreso e ci ho trovato un mondo, un mondo che mi interessa ora più di quando ero piccola.
Ci ho trovato spunti di riflessione sull’imprenditoria, sulla disobbedienza fiscale e civile, sulla crisi economica europea. Ultimamente ci ho trovato anche spunti sull’ambientalismo, come questo sketch:

Se Charlie Brown è la mia scuola filosofica, Topolino è il mio settimanale di libera informazione.
Perciò aspetto con un certo entusiasmo il numero 3000. Spero solo che prima o poi si smuova la situazione tra Topolino e Minnie, che ormai giocano ai fidanzatini pudichi da veramente troppo tempo:

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26/03/2013 Topolino e la solitudine degli imprenditori
Mentre i partiti continuano una guerra di posizione trinceata sulle alleanze o non alleanze di governo, in un momento in cui il popolo italiano è spaccato in 4 parti praticamente uguali, tra chi ha votato centrosinistra, centrodestra, grillini e astenuti, tutto va avanti come se non stesse succedendo nulla.
Le tasse sono sempre quelle, le difficoltà pure. La gente senza lavoro affronta gli stessi problemi di ieri, al massimo è più numerosa e più incazzata. Insomma, anche se sembra che il massimo problema sia con chi fare o non fare il governo, il tempo continua a scorrere, per lo più uguale a se stesso.
Anche zio Paperone affronta gli stessi problemi di sempre, più o meno come i nostri imprenditori. A modo suo, ovviamente.
Nel numero 2985 di Topolino, zio Paperone è vittima di un complotto ideato dai suoi nemici di sempre: Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, Amelia e la Banda Bassotti. L’idea è quella di distruggere Paperone, in modo che ognuno dei perfidi cattivoni possa ottenere ciò che ha ha lungo desiderato. La Banda Bassotti, i soldi di Paperone; Amelia, la sua Numero Uno; Famedoro e Rockerduck, il primato di miliardari più ricchi del mondo.
Per fare questo, è necessario innanzitutto mandare in tilt le difese del suo deposito. Come sappiamo, Paperone è uno che ama difendersi nello stesso modo in cui si è fatto: da solo. Con un piccolo aiuto dal suo fucile spara sale. E come sappiamo, Paperone non tiene i suoi soldi in banca. Crede nella liquidità. I soldi li terrebbe sotto il materasso, ma essendo troppi si è costruito un deposito, perché non c’è nessun miglior custode della sua fortuna se non egli stesso.
Il primo pericolo che gli viene in mente al momento dell’attacco al deposito, guarda caso, non è nessuno dei suoi acerrimi nemici, ma un nemico in giacca e cravatta molto più insidioso, contro il quale Paperone è solito usare deterrenti di sicura efficacia: il fisco.

In realtà non sono gli agenti del fisco venuti a riscuotere, ma un doppio attacco di Amelia e la banda Bassotti.
Paperone perde tutto. Ora non resta che sgretolare in borsa il suo impero finanziario.

Capito bene? E’ una follia, dice Rockerduck.
Certo che lo è. Paperone è sul lastrico ma non è per via della sua incapacità di imprenditore o perché i suoi prodotti non vanno. Nessuno ha saputo difenderlo. Nessuno ha potuto impedire che i frutti del suo lavoro gli venissero sottratti. La finanza è lontana dall’economia reale? Beh, se si vuole leggere la vicenda in modo forse fazioso, ma magari veritiero, sì. E fa un sacco di casini.
Come finirà la storia? Non ve lo racconto. Scopritelo. Fatevi prestare Topolino dai vostri cugini più piccoli.
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01/03/2013 Tuttalpiù Muoio
Ma non era frogio? Si chiedono i parenti il giorno del suo matrimonio. Frogio si dice in dialetto umbro. E alcuni rispondono che nooooo, è estroso!
Non che abbia mai smesso di essere estroso, tanto che le bomboniere che sceglie per gli inviati sono ovetti kinder, e i bambini impazziscono. Tutto sommato che ci fai con le bomboniere? Le tieni lì a fare polvere. Sua nonna per esempio le tiene tutte, di alcune si mangia di nascosto i confetti anche se ha il diabete. E quando la sgridano si lamenta perché dopo una vita di sacrifici uno non può manco mangiarsi tutti i dolci che vuole, ed è proprio ingiusto.
Estroso, dunque, e amante del pattinaggio. Passato attraverso tutte le tappe tipiche della pubertà e dell’adolescenza, vissuta nei confini un po’ claustrofobici e un po’ rassicuranti del paesello sperduto. Tra la parrocchia e i costumi di scena degli spettacoli, tra i chili di troppo e le rivincite edonistiche. L’amore mai consumato per quella che aveva individuato arbitrariamente come sua futura moglie sin da piccolo, anche se non era la più bella di tutte, anzi. Però aveva grazia nella danza, e lui un po’ voleva somigliarle. Sposare quella ragazzina sarebbe stato come dare continuità alla storia, inserirsi in un rassicurante ciclo di vita, proprio come hanno fatto prima di lui suo nonno, suo padre, i suoi amici, tutto il paese. Seppellire la sua parte autodistruttiva e … estrosa!
Però niente, il progetto non riesce. Così Filo passa dall’atelier di Armani alle vetrine di Amsterdam; dal più infimo cruising ai lavoretti in discoteca; dal teatro d’autore ai locali malfamati. E la fuga dal paesello, i pellegrinaggi malati in giro per le grandi città, pensando di trovare l’oro, la casa a Roma della quale non puoi assolutamente permetterti l’affitto. E poi gente sconosciuta nel letto la mattina, cose che vorresti, rapporti gestiti male, errori stupidi, paure e solitudine. E fame, che puoi saziare solo quando torni al paesello con la coda tra le gambe e la mamma ti cucina qualcosa.
Ti sembra un gran casino, no? Dà l’impressione di essere un gran casino. In effetti lo è. Eppure è un casino non troppo diverso dai casini di un sacco di gente. Senza lavoro, senza una lira, senza l’amore, senza prospettiva.
Quella di Filo è la vita di un figliol prodigo degli anni 80, segnato da Candy Candy e Pollyanna, dallo Swatch Scuba, dalle canzoni di Ramazzotti. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che sia la vita di uno strano. Certo, è la vita di uno che casca in basso, ma in fondo Filo attraversa tutti i cliché della disperazione e dello squallore. Nessuna novità, niente di strano. Non avete mai visto un ragazzo disperato? E ogni cazzata si fa perché tanto… cosa mai potrà succedere? Tuttalpiù muoio. Che vuoi che sia la morte, per uno che non è felice e che pensa che non lo sarà mai?
Alla fine la grande città a Filo se lo rivomita fuori, come uno scarto totalmente unfit. Non sappiamo quale sia il percorso che lo porta al giorno del suo matrimonio. Non sappiamo neanche chi è la sposa, a parte il fatto che non è quella che aveva previsto da bambino. Sappiamo solo che ci è arrivato, che così si è salvato. Ognuno si salva a modo suo, come può. Lui si salva così, ritornando nel grembo materno, nella calda sicurezza del suo dialetto umbro, nei confini della terra natale, piccola e immutabile, perché fuori di lì non ci sa proprio stare.
E io scommetto che troverà un modo per essere… non dico felice, ma sai, come si dice? … sereno.
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