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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Questa è la cronaca di una giornata di politica italiana. Questo è il racconto della manifestazione di quelli che volevano il voto subito, di quelli che oggi, domenica 13 novembre 2011, si sono mossi tra il Quirinale e Palazzo Grazioli per dare il loro sostegno a Silvio Berlusconi e alla democrazia partecipativa.

È la cronaca di quella manifestazione come nessuno ve l’ha raccontata. La cronaca della manifestazione vista dagli occhi di chi non l’ha vista, di chi è andata fuori tempo.

Ma andiamo per ordine.

È una domenica mattina amara. Mi sveglio fresca di dimissioni. Sono francamente affranta, confusa e anche sinceramente incazzata. Dormo un po’ più del solito, e a me la mattina non piace dormire. Mi alzo, faccio colazione, mi vesto ed esco. Compro Il Giornale, in allegato c’è Il Tempo. Mi intristisco ancora di più. Prendo un caffè macchiato con due care amiche che non capiscono il dramma che sto vivendo. Mi sento molto incompresa.

Sconsolata, metto i quotidiani sotto braccio e mi incammino verso casa. Niente macchina oggi, voglio godermi gli alberi che hanno preso i colori caldi dell’autunno. Scatto una foto al viale alberato tutto giallo e arancione e la pubblico subito su Facebook perchè è troppo bello questo viale e voglio che tutti vedano quanto fico è l’autunno quando ci si mette d’impegno. E dalle mie parti ci si mette di grande impegno.

Ecco la foto che ho scattato:

Ricevo sul BlackBerry lanci d’agenzie stampa che mi informano in tempo reale dell’insolita domenica politica che si consuma velocemente distante da me. Arrivo a casa e cucino il pollo. Accendo SkyTg24 e mi inalbero ogni 5/6 minuti per la faziosità e l’antipatia degli intervistati. Il pollo mi è venuto benissimo, in compenso.

Mentre mastico il mio buon pollo, ricevo un invito su FB: alle 16 davanti al Quirinale.

Ma io sto a magnà! Ho iniziato adesso!

Decido comunque di andare. Sono troppo incazzata e ho bisogno di stare tra gente che mi dia ragione. Devo raggiungere i miei amici. Devo esserci! Devo dare il mio sostegno! Fare numero! Decido di partire, anche se so che ormai è tardi.Tra l’altro, scostando la tenda della finestra del bagno, trovo un cavallo sul davanzale del balcone. Lo considero un segno propizio. Gli dei sono dalla mia parte.

Ecco il cavallo:


Preparo tutto, sto per scendere in garage, ho pure già fatto benzina. Ma mentre mi infilo il cappotto…mia mamma mi chiede di prepararle un decaffeinato. Non so dire di no, glielo preparo. Sono troppo buona.

Poi mi accorgo di dover caricare in macchina 742 buste e una cassa di vino novello. Passano minuti preziosi. Il BlackBerry incalza, le agenzie si susseguono. Finalmente mi metto in marcia che sono già le 16:00 passate.

La Cimina è bellissima in autunno. Ma non posso mica stare qui a temporeggiare. Avanti tutta! Al Quirinale! Magari arriverò un po’ tardi.. ma arriverò. Giunta all’ingresso della Cassia/bis, una fila chilometrica mi fa perdere almeno 25 minuti. Ma porc…

Eccone la prova:

Sono ormai le 17:30 quando arrivo a Roma. Devo scaricare la roba dalla macchina ma per fare presto scarico solo lo zaino e un paio di buste. Attraverso un piazzale alberato completamente buio sperando di non acciaccare una merda.

Arrivo alla fermata del bus. Completamente buia anche quella. Alemanno ha deciso di tagliare i fondi per l’illuminazione delle fermate, evidentemente. Aspetto qualche minuto. Consulto freneticamente AtacMobile. Finalmente arriva il mio bus e trovo anche posto a sedere. Il mio viaggio è tormentato da una puzza indicibile. Ha! Soliti barboni! Penso io. Invece scopro di aver acciaccato una merda. Ma porc….

Intanto mi tengo in contatto telefonico con i miei amici, che nel frattempo si sono mossi dal Quirinale a Palazzo Grazioli. Scendo a Largo Chigi. Davanto a Palazzo Chigi c’è tanta gente dietro le transenne e moltissimi carramba. Imbocco il Corso fino a Piazza Venezia. A trenta metri da Piazza Venezia …odo parecchie sirene della polizia, e mi insospettisco. Arrivano a tutta velocità, scortano due berline. Vuoi vedere che è Silvio?! Ma porc…

Viro per Via del Plebiscito e la gente è appena iniziata a defluire da Palazzo Grazioli. Incontro tutti, tutti, tutti gli amici che hanno manifestato e vedo ancora tante bandiere. Tutto questo mi deprime moltissimo.

Resto ancora un po’ davanti a Palazzo Grazioli. Ci sono due o tre giornalisti orientali, forse cinesi. Consultano alcuni appunti e secondo me non ce stanno a capì niente. Sono quasi tentata di farci due chiacchiere, così, per sentirmi utile. Poi mi ricordo che i cinesi hanno un inglese orrendo. Non sono pronta a questo. Sono troppo provata.

Me ne torno a casa. Dove una sola cosa mi consola: ho una nuova macchinetta per i popcorn:

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