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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: dicembre 2011

Bene, ho visitato un museo, famoso nel mondo. Non ci andavo dai tempi delle scuole medie e mi è sembrato giusto andarci. E’ stata mia grande soddisfazione saltare tutta la fila perchè avevo prenotato on line. Un gusto incredibile, irripetibile, che consiglio a chiunque.

Sono una persona previdente e onesta. Avevo prenotato on line. Un biglietto intero e uno ridotto, perchè io non ho diritto a riduzioni. Arrivo alla biglietteria.

Bigliettaio: (guarda accigliato la mia prenotazione, alza la testa di scatto) Chi è l’intero?
Io: …io
Bigliettaio: E perchè?
Io: Eh..non sono studente
Bigliettaio: Ah, ma quanti anni hai?
Io: 28..
Bigliettaio: 25!
Io: Eh, famo 25, ma tanto ormai ho pagato
Bigliettaio: Avevi pagato!

Mi allunga 5 euro.

Bigliettaio: Ciao ragà auguri!

Accade anche di questo.

La sera mi concedo un ristorante. Tavolo per tre. Mangiamo molto bene e di gusto. Soddisfatta, vado alla cassa.

Io: Il conto per favore.
Cassiera: Sì, tutto bene?
Io: Benissimo, come sempre.
Cassiera: Eh mi sembrava di averla già vista infatti.
Io: Sì, veniamo qualche volta.

Mi fa 10 euro di sconto.

E’ una grande giornata questa.

Ho risparmiato un  totale di 15 euro.
Cazzo si deve festeggiare. Sputtaniamoceli al cinema!

Le Idi di Marzo non è stata una grande scelta. Effettivamente non avevamo bisogno di un ennesimo film per sapere che: la politica è corrotta; tutto gira intorno al danaro sonante;  alla gente comune non cambia niente se vince questo o quel candidato.
Per me, la riconferma che George Clooney deve baciare il culo al Nespresso, che usa la stessa espressione per la pubblicità e per ogni suo singolo film e che la sua migliore performance l’ha messa a segno in Burn After Reading.

Eccolo, con una faccia almeno un po’ diversa dal normale:

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Lo ammetto, erano giorni che cercavo di infilare una canzone in particolare in un posto dove avesse senso, dove acquistasse immediatamente un significato al di là della canzone e basta. Bisognava che ci stesse bene.

Insomma, ogni tanto anche un’ignorante come me va a leggersi qualche giornale. E  leggendo uno si accorge di una cosa molto banale, e cioè che muore un sacco di gente anche a Natale, che invece è la celebrazione della vita, della luce e della rinascita. Prendila come ti pare, da cristiano, da pagano, da affiliato a scientology. Prendila come ti pare, ma morire sotto Natale è sempre peggio che morire, che ne so, sotto Ferragosto.

Beh sul giornale ho letto che è morto un uomo, un signore. Grande. Uno di quelli che avrebbero dovuto aver trovato la loro strada da tanto tempo. Invece è morto da solo, pure in un posto bruttino, lontano da tutti, al buio. E visto che quando uno muore solo e in quel modo, nove volte su dieci la causa è sempre una, questa cosa mi fa rabbia e tristezza allo stesso tempo.

Cercavo un poraccio al quale dedicare una canzone di Natale e sfortunatamente l’ho pure trovato.

 

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Dopo tre giorni di passione, è giusto tornare in ufficio. Ci siamo riposati, no? Abbiamo passato tutto il tempo sul divano. Beh sì.. in stato comatoso, tra tv e cuscino, però belli distesi! E che ci sia stata la costante presenza di THE malattia è del tutto trascurabile.

Fresca come una rosa, arrivo a casa Belbmann il 26 dicembre all’ora di cena…il 26 dicembre…Santo Stefano O_O Il più brutto della mia vita, decisamente. In casa c’è una temperatura umido-polare. Per un attimo penso di chiedere ospitalità ai barboni sotto casa, poi penso che forse è meglio accendere i termosifoni e i condizionatori. Nel giro di sole 6 ore la casa assume una temepratura semi-favorevole per lo stanziamento di una società organizzata di gruppi di ominidi.

Mangio qualche morso degli avanzi del pranzo che io non ho potuto mangiare perchè in coma. Mamma me li ha messi da parte. C’è anche roba fritta in contenitori argentati, che però metto in frigo. Se ne parlerà quando il mio stomaco sarà del tutto guarito.

Almeno in tv danno la Sirenetta. Non la vedevo da quando avevo 8 anni credo. Rivedere i cartoni a distanza di tempo non fa mai bene. Mio fratello sostiene che la Sirenetta inciti alla pedofilia, dato che la bella Ariel ha solo 16 anni. Io sostengo invece che il principe sia un deficente e che l’unico con un po’ di sale in zucca sia il suo cane Max.
Però il gabbiano mi fa sempre ridere, specialmente quando prende il piede del principe coglione, ci poggia l’orecchio e afferma sconsolato: “Non gli sento battere il cuore”.

E comunque, nonostante gli acciacchi e una vocina da baritono con la sinusite, la mattina del 27 potrei cantare e danzare per tutto l’ufficio intonando il mio verso preferito della famosa canzone di Ariel:

Che paghereeei per stare un poooo’ sdraiata al soleeeeeee

Appena torno a casa mi sdraio sulla terrazza. Con una fetta di pandoro.

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Eh sì, non c’è altra spiegazione.

Ricordate il post di Vigilia? oooh… Ero tutta felice, era quasi Natale, mi aspettavano tante cose belle e tante cose buone da mangiare. Se lo rileggo adesso mi viene la nausea.

D’altronde un po’ me lo aspettavo. E’ quasi una tradizione ormai. A Natale, e durante qualsiasi giorno di festa che Dio concede, io mi ammalo. Non un semplice malessere, ma proprio THE malattia. Vomito, febbre, brividi, dolori, tanto per rovinarsi Vigilia, Natale e Santo Stefano in un colpo solo.

Non ho avuto nessuna delle belle cose che dicevo di amare del Natale. Ora odio tutti. Non ho fatto tombola, non sono manco stata a Messa, non ho vinto al mercante in fiera dimostrando a tutti che i fiori vincono. E i dolci di Natale? Scordateli! Niente colazione con il pandoro. Niente panettoni strafarciti. Niente torroni tutti i gusti più uno.

Tra l’altro, ciliegina sulla torta, stasera mi reco a Roma, perchè domani lavoro. Con la flebo…ma lavoro.

Che qualcuno mi faccia ritrovare lo spirito del Natale prima che io diventi il Grinch.

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Bisogna mangiare leggero, il 24 dicembre. Evitare una colazione pesante e fare un pranzo che anche i ricoverati lo schiferebbero.

Si potebbe pensare che è facile, invece è tremendamente complicato. Casa tua non è mai così piena di insidie durante il resto dell’anno. Il 24 dicembre, in ogni stanza c’è qualcosa che ti mette alla prova.

Ore 9:00
Ti svegli e ti rendi conto che è Natale. Fico. Trovi panettoni e pandori a darti il buongiorno. Sono a tutti i gusti e a tutte le farciture. Il primo istinto sarebbe inzupparli in un catino di latte intero e strafogartici senza dignità. Invece ti sorseggi un caffè e senti lo stomaco brontolare.

Ore 11:00
A metà mattinata, trovi un vassoio pieno di nociata di Ugo. Una dozzina di pezzetti dovrebbero bastare a placare la tua fame. Ma non puoi toccarli. Ricorda, stasera è Vigilia.

Ore 12:00
Chissà che c’è in questa busta appesa ad una sedia in cucina…ora la apro…..

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH

il capitone che si sta scongelando O_O
che impressione…

Ore 13:00
No vabè, qualcosa devo mangiare. Un cacio e pepe? Una amatriciana affogata al pecorino? Un anticipo del cenone?
Ricorda, stasera è Vigilia.
Brodino! Una bella vellutata legumi e piselli Findus e un’arancia. Bagna tutto con un buon bicchier d’acqua. Al Belcolle magnano mejo.

Ore 14:00
ZZZZZZZ suona il citofono.
Evvai! Se abbiamo ospiti è nostro dovere offrire qualcosa, quindi vuol dire che se magna! E infatti una graditissima ospite ci porta dei cortesi omaggi natalizi. Su mia idea, tiriamo fuori il vassoio di nociata, che adocchio da ore. Timidamente allungo la mano e ne prendo un pezzetto anche io. E’ la cosa più buona della giornata. Grazie, Ugo!

Ore 15:00
Ti aspettano almeno 5 ore di digiuno. Organizzati.

Ore 20:00

Vigilia

Poi ve dico che ho magnato.

Intanto Babbo Natale is coming to town, scortato dalle sue renne. Eccone un’immagine che mi hanno appena mandato alcuni testimoni che lo hanno visto passare:

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Dite quello che ve pare. A me il Natale piace.

Certo, era meglio quando ero piccola e fino a quando facevo l’università. Perchè sì, perchè c’è più spensieratezza, hai una prolungata pausa da lezioni, compiti e doveri. Invece quando cresci i doveri aumentano, le responsabilità pure e le pause sono sempre più sporadiche e di breve durata. Tante cose che ti vivevi da piccolo non te le vivi più o non allo stesso modo.

Prima scrivevi la letterina a Babbo Natale e aspettavi comodamente che ti arrivassero i regali. Adesso sei te che giri in lungo e in largo per trovare regali per tutti.

Prima a colazione ti mangiavi 4 fette di panettone farcito al cacao grasso grasso grasso. Adesso mangi un biscottino dietetico, perchè poi c’è il pranzo e non vuoi rischiare di prendere 6 chili in una settimana.

Prima copiavi i compiti per le vacanze l’ultimo giorno a disposizione o finivi tutto di corsa il primo giorno di vacanza. Adesso ti porti il lavoro a casa e se non guardi le email tre volte al giorno sudi freddo.

Prima ti esaltavi a fare il presepe e l’albero, adesso non hai tempo di fare nessuna delle due cose e questo è tristissimo, è un delitto a sangue freddo.

Meno male che alcune certezze rimangono sempre fisse, almeno per me.

Ho il mio cappello da Babbo Natale. Posso indossarlo fino all’Epifania. E’ caldo e mi fa venire bene in foto. Quando lo indosso regredisco mentalmente ai 4 anni di età.

Ho i miei regali e nessuno mi può togliere il brivido di scartarli, anche se al 90% so già cosa c’è dentro perchè l’ho chiesto io. In quel momento regredisco mentalmente a massimo 11 anni di età.

Ho le mie luci di Natale. Sono bellissime quest’anno. Ve ne mostro un esempio:

Ho i miei presepi da vedere nelle chiese. Seeeeh sono una tradizionalista di merda! Mi piace vedere i presepi nelle chiese! Per sfregio potrei pure accendere una candela e lasciare un’offerta, ovviamente in proporzione alla crisi, perciò di non più di qualche decina di centesimi di euro.

Ho i miei pantagruelici pasti di Natale. 9 antipasti, 4 primi, 5 secondi, decine di contorni, dozzine di dolci e alcol selezionato dal zio Gryno.

Ho la mia Messa di Natale, sempre per essere tradizionalisti. Un euro di offerta al massimo.

E poi ho il mio Mercante in Fiera, con la mia carta preferita (notoriamente, i Fiori), ho il mio Sette e Mezzo…ma soprattutto ho la mia Tombola, e aspetto sempre con ansia quello che dopo l’estrazione del primo numero dirà:

AMBO!

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Del doman non v’è certezza…

In fondo, scusami, non hai alcun diritto di mettere le tue manacce su niente. Non esiste più questa cosa, non te ne sei accorto? Cioè, ti spiego: non puoi visualizzare un obbiettivo, guardarlo, desiderarlo, conquistarlo e alla fine dire ‘MIO’. Così ti togli il piacere della conquista, sciocchino. Non è più tempo di possedere…

Vuoi un lavoro sicuro?
Bamboccione infamone zozzone puzzolente che non sei altro! Avido! Fannullone! Ormai si vive così! Lo sanno tutti! Oggi sei facchino, domani imprenditore. Oggi pizzaiolo, domani avvocato. Aggiornati! Perchè desiderare un lavoro sicuro? Per poterti accomodare e non fare nulla? HA! Maiale furbacchione profittatore! Ama il brivido dell’insicurezza! Ama il non saper mai cosa ti aspetta domani! Ama la precarietà, la sorpresa, il dubbio!

Vuoi la casa?
Sei proprio antico…ma non lo sai che il lavoro mobilita l’uomo? Vai dove ti porta il lavoro. Non sei un cittadino europeo? Non sei un uomo di mondo? Non sei dinamico proattivo intraprendente? Suvvia, che te ne fai della casa? Sii semovibile! Sii nomade! Che te frega della casa? In fondo quanto ci starai mai dentro? Non lavori dalle 9 di mattina all’ora di cena? Embè? Che ce devi fa’ co’ la casa? Al massimo ce dormi! A ‘sto punto quasi ti conviene un hotel!

E dammi retta!
Non affezionarti ai luoghi! Nessuno di loro ti appartiene.
Non desiderare si essere parte della memoria di un posto o di una persona! Punta al massimo ad una RAM.

Come dici? …la famiglia?
Non ti facevo così tradizionalista pisciasotto e piagnone… La famiglia, sì… va bene. Però sii comunque pronto a non metterla al primo posto. I vecchi nonni, i genitori, la tua storia, la tua terra…cazzate. Non è roba da cittadino contemporaneo! Da giovane!

Perchè vuoi mettere le radici? Per restare imprigionato in un posto per sempre? Per chiamare il fornaio per nome e farti salutare dal giornalaio tutte le mattine! Che desideri borghesi i tuoi…

…sei proprio senza speranza.

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