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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Anche io credevo di non riuscire a varcare di nuovo i confini patri, invece sono tornata dalla locomotiva d’Europa, e per giunta con qualcosa da raccontare.

Però, first things first.

L’inizio delle cose inizia dall’inizio.

Inizia dalla sudata per prendere il Leonardo Express. Il povero Leonardo Da Vinci si rivolterebbe nella tomba se sapesse che hanno chiamato col suo nome uno zozzo regionale, lento, scomodo e carissimo, alla cui fermata c’è puzza di cesso e sporcizia a palate. Mi chiedo un povero turista straniero cosa mai ne penserà di questo servizio reso da Trenitalia. Io ne ho pensato che quando è passato il controllore avrei voluto mozzicargli la mano, staccarla e obliterarla.

Tra rischi indicibili e traversie innumerevoli, sono giunta all’aeroporto di Fiumicino, dove al check-in mi aspettava un piacione addetto al check-in. Malauguratamente, gli ho domandato se per caso egli sapesse se avrei potuto portare lo Zerinol sull’aereo, visto che mi sentivo un po’ di influenza. Questo, ad ogni modo, ci tengo a precisare, non era da parte mia un tentativo di approccio ma, evidentemente, è stato così interpretato. Me tapina, me misera. Mi sono trovata a parlare con l’addetto di quanto il traffico sulla Via del Mare sia peggiore e più pericoloso di quello sul GRA.

Potrei dilungarmi con l’inizio dell’inizio, e dire che sono stata ovviamente perquisita all’imbarco. Non prima di essere stata forzata a levarmi gli stivali e non certo per colpa dello Zerinol. E questo è imbarazzante, perchè io metto i calzini sotto le calze, perchè soffro il freddo.

Potrei dilungarmi su quanto io trovi buffa la cosa che le hostess di terra passano almeno 20 minuti al telefono con non si sa chi prima di controllarti per la trecentesima volta il titolo di viaggio, confrontandolo con il tuo documento di identità, con un campione del tuo sangue e verificando anche se hai l’alito abbastanza fresco per salire a bordo.

Potrei dilungarmi sulla lite intercorsa dietro di me tra un uomo e una donna che si contendevano la posizione lungo la fila all’imbarco.

Potrei dilungarmi ma non lo farò. Mi limiterò alla cosa più importante.

Al check-in c’era anche l’immancabile suora.

Eccone un profilo posteriore:

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