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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Babbà, caffè, o sole, o mare, o Vesuvio, Pulecenella, shfojatelle…è tutto vero.

Era tempo che ne volevo testare l’effettiva veridicità e finalmente ieri ci sono riuscita. Non dite ai napoletani che Napoli m’è piaciuta. Già che ci siete, non ditelo a nessuno, ne va della mia reputazione. Resti una cosa tra me e il web.

E’ che quando vai a sud, te ne rendi conto prima di arrivarci davvero. E’ proprio nell’aria, non puoi non accorgertene.

Appena passi il casello uscendo da Roma, entri sull’A1 direzione Napoli. Per un po’ trovi punti di riferimento, poi… il deserto. Non un autogrill o un distributore per circa …mille chilometri. Ti scappa? Semplice, basta fermarsi sulla corsia d’emergenza. Se sorpassi sulla sinistra ti suonano.

Inizia a fare caldo, si alza la temperatura di circa 5/6 gradi. E mentre la temperatura si alza, la lancetta del carburante si abbassa, e tu inizi a sudare sia per il caldo sia perchè hai paura di dover chiamare il soccorso stradale rimanendo a secco.

Pian piano ti abbandonano le radio di casa. Addio Radio Roma Caput Music, ti abbandona anche Radio Incontro. Inizi a prendere Radio Cassino, e capisci che non c’è un modo per tornare indietro. Devi solo guidare, pigiare non troppo sul pedale, non accelerare bruscamente per non sprecare prezioso carburante. Chissà per quanto ti dovrà bastare…

Le indicazioni per le stazioni di servizio segnano 44 km, 40 km, 35 km. Non ce la farai così a lungo. Ma al sud tutto è possibile. Ce la fai! Arrivi alla stazione di servizio! Evvai! Appena parcheggi capisci di essere in terra straniera: un negozio vende solo gadget del Napoli. Ti senti solo e anche un po’ spaesato. E poi sei l’unico con il cappotto e la sciarpa.

Fai benzina e ti accorgi che il governo Monti ti ha già fregato. 1 litro sta a oltre 1,70euro. Più della vodka, della birra e di alcuni tipi di vino scadente. Ma sempre meno del Prosecco della Valdobbiadene.

Il benzinaio ti chiede: uvulìsciagtndyavke? Cioè: Una controllatina all’olio?

Sì grazie, che effettivamente è un po’ che ci penso. Dalla faccia del benzinaio capisco che l’olio sta una pezza, fa schifo, va cambiato. Ecco qui, manco so entrata a Napoli che già mi vendono cose che non voglio. E io accetto.

Cambiamo l’olio, via. Chiedo: ma quando devo farlo ricoltrollare poi? Io me lo scordo di sicuro… Il benzinaio mi rassicura e dice: “unsproccp sjihgineinvojpnen bienonwv”. Cioè: “Ma no signorina, stia tranquilla. Per aiutarla appongo una targhetta adesiva al motore, così potrà ricordarsi di quando ha effettuato l’ultimo controllo”. Sono molto brava in napoletano.

Ottimo.

Si riparte verso Napoli. Dopo un’interminabile fila al casello, la destinazione indicata dal navigatore Gremlin è Via Alessandro Volta, al parcheggio Brin. Non vorrei sbagliare strada. Accosto e chiedo ad un signore: mi scusi, per il Brin? Gentilissimo mi dice: “nnnavottrfades”. Cioè: “Deve proseguire per circa 500 metri, è proprio sulla sua destra”.

Finalmente all’arrivo. Grazie alla guida preziosa dell’amica Gambi e del suo papà, scopriamo le meraviglia di Napoli il giorno dell’Immacolata, ma soprattutto il giorno dopo che il Napoli ha vinto in Champions League contro il Villareal. La città è in festa. Il sole splende. Alcuni fanno il bagno al mare, in costume. Tu sei sempre quello con la sciarpa e il cappotto.

Passeggiando per Napoli sembra che la crisi non esista. Il Gambrinus è stracolmo di gente, i negozi vendono, i ristoranti sono affollati. Eppure la gente cammina per strada e senti che parla della borsa, dell’economia, della crisi…

Dopo un babbà e un caffè in Piazza del Plebiscito, un pranzo sul mare a Posillipo, una rissa in San Gregorio Armeno e uno struscio per le viette dietro l’Orientale, te ne torni a Roma con un peso nel cuore. Rimettiti sciarpa e cappotto.

L’ultima immagine di Napoli che ti rimane, passando per Corso Umberto, è un negozio che vende solo taglie forti.

L’insegna recita: SI ‘NA COSA GRANDE

Questa è un’altra, più famosa:

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