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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Dopo tre giorni di passione, è giusto tornare in ufficio. Ci siamo riposati, no? Abbiamo passato tutto il tempo sul divano. Beh sì.. in stato comatoso, tra tv e cuscino, però belli distesi! E che ci sia stata la costante presenza di THE malattia è del tutto trascurabile.

Fresca come una rosa, arrivo a casa Belbmann il 26 dicembre all’ora di cena…il 26 dicembre…Santo Stefano O_O Il più brutto della mia vita, decisamente. In casa c’è una temperatura umido-polare. Per un attimo penso di chiedere ospitalità ai barboni sotto casa, poi penso che forse è meglio accendere i termosifoni e i condizionatori. Nel giro di sole 6 ore la casa assume una temepratura semi-favorevole per lo stanziamento di una società organizzata di gruppi di ominidi.

Mangio qualche morso degli avanzi del pranzo che io non ho potuto mangiare perchè in coma. Mamma me li ha messi da parte. C’è anche roba fritta in contenitori argentati, che però metto in frigo. Se ne parlerà quando il mio stomaco sarà del tutto guarito.

Almeno in tv danno la Sirenetta. Non la vedevo da quando avevo 8 anni credo. Rivedere i cartoni a distanza di tempo non fa mai bene. Mio fratello sostiene che la Sirenetta inciti alla pedofilia, dato che la bella Ariel ha solo 16 anni. Io sostengo invece che il principe sia un deficente e che l’unico con un po’ di sale in zucca sia il suo cane Max.
Però il gabbiano mi fa sempre ridere, specialmente quando prende il piede del principe coglione, ci poggia l’orecchio e afferma sconsolato: “Non gli sento battere il cuore”.

E comunque, nonostante gli acciacchi e una vocina da baritono con la sinusite, la mattina del 27 potrei cantare e danzare per tutto l’ufficio intonando il mio verso preferito della famosa canzone di Ariel:

Che paghereeei per stare un poooo’ sdraiata al soleeeeeee

Appena torno a casa mi sdraio sulla terrazza. Con una fetta di pandoro.

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