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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: dicembre 2011

Svegliarsi prima delle 7 del mattino è immorale.
Svegliarsi prima delle 6 è addirittura turpe.
Farlo per prendere un aereo e andare in vacanza è appena giustificabile, ma farlo per recarsi ad una visita medica obbligatoria per il lavoro è …niente meno che spregievole.

Esco di casa che brillano ancora le stelle nel cielo. Decido che non me ne frega niente dell’eleganza. Mi vesto come Kevin McCallister ma leggermente più indifesa e molto meno simpatica:

Vedo a pochi metri da me il tram che devo prendere, accelero il passo ma il macchinista evidentemente non ha rapporti sessuali da un imprecisato numero di mesi e decide di chiudermi le porte in faccia e ripartire.

Mentre attendo sconsolata l’arrivo del mezzo successivo, consulto il mio fido blackberry e con la coda dell’occhio scorgo dei passi. Qualcuno si avvicina a me. La prima cosa che penso è: Ecco uno sprovveduto che vuole fregarmi il blackberry. Non sai con chi hai a che fare, amico. Questo aggeggino è metà della mia vita. Ho ucciso per molto meno.

I passi si fermano a pochi centimetri da me, qualche lungo secondo di silenzio. Aspetto la prima mossa del malvivente per atterrarlo con una mossa di karate. La figura nera mi parla.

Figura nera: Buon uomo, c’ha mica na sigaretta?

-_-

Premesso che buon uomo non me lo aveva ancora detto nessuno, mi rendo conto che la nera figura è in realtà una nera signora con una folta barba. Decido di non farle notare che sono una femmina. Le rispondo: Mi spiace, non fumo. Sorrido.

Non è entusiasta del fatto che io non fumi, si lancia in una lunga disquisizione con se stessa, della quale riesco a carpire il seguente estratto: No je lo devi dì ai carabbigneri, sennò se fregano pure il tè co le bbustine, mica le mutande a righe. Poi se sbajano pure a cascà per terra.

O_O

Capisco di essere di fronte ad un insolito caso di MPA (vedi nota). Annuisco con serietà e un po’ di sconforto per la brutta situazione nella quale versano i carabbigneri.

La mia empatia appaga la nera signora, che se ne va.

Chissà se poi i carabbigneri le hanno fregato il tè.

nota  –  MPA: mega pazzerellina allucinante

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Ora che il clima è tornato quasi normale (nel senso che fa freddo), ci si può dedicare agli acquisti natalizi. Mentre mi aggiro per negozi e centri commerciali mi vengono in mente i versi di una grande canzone:

Provo a non ridurmi all’ultimissimo momento
Ventiquattro sera diciannove e ventinove negoziante,
stai chiudendo
Mi accontento di qualunque puttanata
una maniglia colorata, un portaspilli,
un portafogli, un portafigli, una cagata,
qualcosa…

Facendo i regali ho realizzato quattro verità sulla società italiana.

Per prima cosa, è falsissimo che gli italiani non comprano libri. Forse gli italiani comprano SOLO libri! Detro la Feltrinelli non si cammina. 5 le casse aperte, manco all’Auchan.

Poi, non è vero che gli italiani non fanno figli! In giro è pieno di bambini fino ai 6/7 anni, passeggini, biberon, pupazzetti. Insomma gli italiani si riproducono.

Terza verità, collegata alla prima: non è vero che la tecnologia sta ammazzando la carta stampata. Non solo si comprano libri, ci si rimpie anche di agendine! Il mercato delle agendine è fiorente e particolarmente lucrativo. Un’agendina di merda può venirti a costare anche 20 euro, 22 euro, e parlo del formato tascabile!

In ultimo, agli italiani piace comunque farsi prendere per il naso. Se il mercato delle agendine è fiorente, quello dei saponi artigianali è addirittura florido, rigoglioso e in crescita esponenziale. Un etto di sapone in una nota catena di saponi artigianali può costarti anche 18 euro e oltre. Una composizione con tre pezzetti di sapone dai nomi improbabili ti viene sui 30 euro, se ti va bene. Roba da matti, direte voi. Chi vuoi che si faccia fregare in questo modo? Eppure sti negozi sono stracolmi di gente e secondo me seguono una precisa strategia di mercato. Sono piccolissimi! Quindi è facile che si riempiano, bastano … che ne so … 9 persone! Tu passi davanti, vedi un negozio colorato pieno di gente e come un fesso entri, perchè ti sembra che se non entri ti stai perdendo il regalo del secolo, e non vuoi certo farlo. Devi avere il regalo del secolo.

Così come devi avere la tv in offerta al sottocosto di Mediaworld. Intorno a te vedi decine di carrelli con il Samsung 32” a 299 euro. C’è chi ne ha presi due. Gli avventori si incontrano, si scambiano muti sguardi di intesa: “L’hai preso pure tu eh? E che te lo fai scappà???” Alcuni si parlano, sorridono e dicono: “Dice che no l’ha comprato nessuno sto televisore! HAHAHHAHAHAHA”.

La cosa bella di queste giornate di acquisti è che ti riservano sempre delle sorprese. Può capitarti che vai a posare il carrello e ti trovi a non poterlo posare perchè ci sono delle persone affollate davanti ai gancetti posacarrelli. Che stanno facendo? Stanno realizzando un’intervista a due ragazzi. Li hanno fatti sedere sui posacarrelli e li intervistano lì in mezzo al parcheggio coperto di Porta di Roma.

Non poserai il tuo carrello, questo Natale.

Dopo il paninaro allergico agli scontrini, la Tiburtina zona San Lorenzo ci regala altre perle orrorifiche. Stavolta a sfondo razziale.

Con alcuni amici, tra i quali anche Luca Acquafan Agenzia, decidiamo di comprare una pizza da asporto da mangiarci in tutta tranquillità a Casa Belbmann. I fattori vicinanza e comodità ci spingono a fare una passeggata verso una nota e affollata pizzeria sulla Tiburtina.

Appena fuori dalla pizzeria, notiamo la presenza del solito immigrato ricoperto di oggetti luminosi da vendere agli avventori.

Ora, è ben noto a tutti i frequentatori di San Lorenzo che la sera si viene assaliti da questi venditori di inutili gadget. A volte sono insistenti, a volte sono pedanti, è vero. Ma solitamente con una certa decisione riesci a far loro capire che non ti interessa comprare una palla luminosa, un grattatesta o un accendino gigante. E posso anche capire che per i ristoratori sia un po’ una seccatura, anche perchè a volte questi ragazzi entrano nel locale e possono disturbare i clienti paganti che vogliono solo mangiare in pace tra amici o parenti.

Questo qui, se ne stava ben fuori dal locale. Ad un tratto, esce un signore sulla sessantina vestito da pizzaiolo, il che mi ha lasciato presumere che fosse THE pizzaiolo. Inizia ad inveire verbalmente verso questo ragazzo, un po’ timido e un po’ intimidito: “La gente vogliono mangiare in pace! No come voi che venite, sporcate! Mica stamo a pascolà le pecore come voi!”

Mi sono sentita talmente in imbarazzo che ho chiesto scusa al ragazzo… io!

Ora, vuoi cacciarlo? Caccialo pure. Tutto sommato ne hai il diritto e anche il dovere, per salvaguardare i tuoi affari, la tua clientela. Però, caro THE pizzaiolo, non hai alcun diritto di usare un linguaggio razzista e xenofobo. Pertanto, non avrai i miei soldi, nè quelli dei miei amici. Non te ne fregherà niente, ma non li avrai. Non c’ero mai venuta nella tua pizzeria, e non ci verrò mai.

Il nome della pizzeria? Non posso dirlo, ma sappiate che è formato da un articolo determinativo maschile singolare e un sostantivo maschile singolare.

Ecco un’immagine del sostantivo:

A buon intenditor, poche parole.

Spegni il riscaldamento

falalala falallalà

Apri tutte le finestre

falalala falallalà

Il cappotto nell’armadio

fala falala lalallà

Butta via la sciarpa e i guanti

falalalaaaa

falallalààààààààààà!!!!!

Goditi il bel tempo e le temperature miti: è arrivato il Natale a Roma!

Mi sono sempre chiesta come nel presepe potevano convivere cime innevate e palme tropicali, mendicanti infreddoliti e pescatori in bermuda, zampognari e cammelli. Tutto questo è ora realtà quotidiana.

Guardi le luci di natale vestito come in aprile, non ti viene neanche voglia di farti una cioccolata calda. Vampate di calore ti colgono sui mezzi pubblici.

Tutto questo porta conseguenze disastrose sul Natale, specialmente su quello spirito natalizio dicembrino che ti fa venire voglia di comprare panettoni, torroni e pandori in eccedenza, perchè non si sa mai chi ti viene a trovare a casa, perchè si sa che non bastano mai… Niente di tutto questo. Io ho voglia di gelato, frutta tropicale e roba leggera. Esagerata? Prova a berti un vin brulé con 18 gradi all’ombra, poi ne riparliamo.

L’atmosfera natalizia risulta gravemente danneggiata dal cambiamento climatico. E la cosa peggiore è che le celebri, tradizionali carole di Natale sono ormai obsolete. Nessuno si getta più con la slitta dai pendii innevati, semmai cavalca una megaonda con una tavola da surf;  nessun bambinello nasce più al freddo e al gelo, ma con una piacevole temperatura mediterranea; niente fiocchi di neve ad imbiancare gli abeti, ma noci di cocco e spicchi d’ananas a volontà.

Le possibilità sono due: o adattiamo le carole al clima africano o le adattiamo al clima californiano. Tanto ci avviamo in una delle due direzioni. Per desiderio di fighetteria, proporrei di avvicinarci alla California.  Anche perchè è difficile trovare carole natalizie composte in Africa. Più semplice trovarle in territorio statunitense.

E alla fine, ho trovato la carola perfetta. Tradizionale, natalizia all’ennesima potenza, con un sapore a metà tra l’europeo e l’americano, una cover made in Britain, ma che mi ricorda la California.

L’ho messa come suoneria del cellulare e la canto in ogni momento, per ricordarmi che è Natale, anche se non sembra.

Ve ne lascio una testimonianza audio/video:

Babbà, caffè, o sole, o mare, o Vesuvio, Pulecenella, shfojatelle…è tutto vero.

Era tempo che ne volevo testare l’effettiva veridicità e finalmente ieri ci sono riuscita. Non dite ai napoletani che Napoli m’è piaciuta. Già che ci siete, non ditelo a nessuno, ne va della mia reputazione. Resti una cosa tra me e il web.

E’ che quando vai a sud, te ne rendi conto prima di arrivarci davvero. E’ proprio nell’aria, non puoi non accorgertene.

Appena passi il casello uscendo da Roma, entri sull’A1 direzione Napoli. Per un po’ trovi punti di riferimento, poi… il deserto. Non un autogrill o un distributore per circa …mille chilometri. Ti scappa? Semplice, basta fermarsi sulla corsia d’emergenza. Se sorpassi sulla sinistra ti suonano.

Inizia a fare caldo, si alza la temperatura di circa 5/6 gradi. E mentre la temperatura si alza, la lancetta del carburante si abbassa, e tu inizi a sudare sia per il caldo sia perchè hai paura di dover chiamare il soccorso stradale rimanendo a secco.

Pian piano ti abbandonano le radio di casa. Addio Radio Roma Caput Music, ti abbandona anche Radio Incontro. Inizi a prendere Radio Cassino, e capisci che non c’è un modo per tornare indietro. Devi solo guidare, pigiare non troppo sul pedale, non accelerare bruscamente per non sprecare prezioso carburante. Chissà per quanto ti dovrà bastare…

Le indicazioni per le stazioni di servizio segnano 44 km, 40 km, 35 km. Non ce la farai così a lungo. Ma al sud tutto è possibile. Ce la fai! Arrivi alla stazione di servizio! Evvai! Appena parcheggi capisci di essere in terra straniera: un negozio vende solo gadget del Napoli. Ti senti solo e anche un po’ spaesato. E poi sei l’unico con il cappotto e la sciarpa.

Fai benzina e ti accorgi che il governo Monti ti ha già fregato. 1 litro sta a oltre 1,70euro. Più della vodka, della birra e di alcuni tipi di vino scadente. Ma sempre meno del Prosecco della Valdobbiadene.

Il benzinaio ti chiede: uvulìsciagtndyavke? Cioè: Una controllatina all’olio?

Sì grazie, che effettivamente è un po’ che ci penso. Dalla faccia del benzinaio capisco che l’olio sta una pezza, fa schifo, va cambiato. Ecco qui, manco so entrata a Napoli che già mi vendono cose che non voglio. E io accetto.

Cambiamo l’olio, via. Chiedo: ma quando devo farlo ricoltrollare poi? Io me lo scordo di sicuro… Il benzinaio mi rassicura e dice: “unsproccp sjihgineinvojpnen bienonwv”. Cioè: “Ma no signorina, stia tranquilla. Per aiutarla appongo una targhetta adesiva al motore, così potrà ricordarsi di quando ha effettuato l’ultimo controllo”. Sono molto brava in napoletano.

Ottimo.

Si riparte verso Napoli. Dopo un’interminabile fila al casello, la destinazione indicata dal navigatore Gremlin è Via Alessandro Volta, al parcheggio Brin. Non vorrei sbagliare strada. Accosto e chiedo ad un signore: mi scusi, per il Brin? Gentilissimo mi dice: “nnnavottrfades”. Cioè: “Deve proseguire per circa 500 metri, è proprio sulla sua destra”.

Finalmente all’arrivo. Grazie alla guida preziosa dell’amica Gambi e del suo papà, scopriamo le meraviglia di Napoli il giorno dell’Immacolata, ma soprattutto il giorno dopo che il Napoli ha vinto in Champions League contro il Villareal. La città è in festa. Il sole splende. Alcuni fanno il bagno al mare, in costume. Tu sei sempre quello con la sciarpa e il cappotto.

Passeggiando per Napoli sembra che la crisi non esista. Il Gambrinus è stracolmo di gente, i negozi vendono, i ristoranti sono affollati. Eppure la gente cammina per strada e senti che parla della borsa, dell’economia, della crisi…

Dopo un babbà e un caffè in Piazza del Plebiscito, un pranzo sul mare a Posillipo, una rissa in San Gregorio Armeno e uno struscio per le viette dietro l’Orientale, te ne torni a Roma con un peso nel cuore. Rimettiti sciarpa e cappotto.

L’ultima immagine di Napoli che ti rimane, passando per Corso Umberto, è un negozio che vende solo taglie forti.

L’insegna recita: SI ‘NA COSA GRANDE

Questa è un’altra, più famosa:

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Mi dicevano che aveva aperto un paninano sulla Tiburtina, propro attacato a San Lorenzo. Dicevano che ti faceva i panini come volevi, con roba buona. 4 eurini e te passa la paura, se non hai voglia di cucinare…stai a cavallo.

Io c’ho creduto, che dovevo fare? Almeno provare! No? Io critico tutto, sempre, però prima provo. Perciò ho provato.

Scelgo un panino con la salsiccia, cavolfiore e peperoni,’ na cosetta leggera.

Salsiccia poco cotta, verdure poco saporite. Proprietario meridionale, con tanto di anello d’oro al mignolo, segno inconfondibile di cafoneria italica radicata e impunita.

Non sono soddisfatta della faccia del panino, ma vabè, ormai lo voglio assaggiare. Vado alla cassa per pagare. Arriva gente di continuo.

Quando pago non ricevo lo scontrino. L’ometto sta lì a testa bassa, di proposito. Apre la cassa digitando il codice col suo bell’anellino d’oro massiccio, cafone, basso e brutto.

E io mi sono vergognata. Perchè non gli ho chiesto lo scontrino. Volevo farlo, giuro, e poi non ce l’ho fatta. Sono una merda. Lo so. Ne sono consapevole.

Me ne sono andata incazzata nera, perchè l’infame cafoncello se ne sbatte della crisi, se ne sbatte delle tasse, se ne sbatte di tutto. Evade, e non gliele frega niente. E io! Proprio io che mi ci incazzo così tanto…non sono stata capace di dirgli niente…

…sai che c’è? Sono più merda io.

Magnatevelo voi il panino del paninaro evasore. A me non me vede più.

E poi fa schifo.

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Se è vero che l’Italia ha perso il suo smalto e deve recuperare appeal e slancio, occorre cambiare profondamente.

E per fare cambiamenti profondi ci vuole tanto coraggio.

I coraggiosi per definizione sono gli eroi, e da sempre, da che mondo è mondo, gli eroi sono dei fighi.

All’Italia serviva un figo.

È abbastanza evidente che non l’ha trovato.

Ma è anche vero che non lo cercava.

Fossi stato figo, professore, avresti colpito chi ti avrebbe ostacolato sul serio…

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