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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Da quando è uscito il trailer, un solo obbiettivo: vederlo il giorno dell’uscita nelle sale italiane. Ce l’ho fatta.
Prima di arrivare al cinema faccio una tappa a casa, tanto per accendere il riscaldamento e trovarla calda al mio ritorno. La caldaia ha dei problemi, me ne accorgo subito. Non capisco bene di cosa si tratta ma qui c’è qualche problemino da risolvere.
Ma il film inizia tra poco, non ho tempo da perdere dietro alle caldaie. L’appuntamento con la Prof è fissato per le 8, devo sbrigarmi.

Arrivo al botteghino e acquisto due biglietti. La Prof tarda e non voglio rischiare di rimanere senza film. La aspetto accanto alla gente che fa la fila. Nessuno riesce a pronunciare bene il nome del film:
Due biglietti per… quello di Istwud, non mi ricordo come si chiama“.
‘Sera, due biglietti per … Joe Edgar…quello là“.

E’ evidente che nessuno sa di cosa parla. Ci vanno solo perchè è di Eastwood e forse anche perchè c’è Di Caprio, che è bravo.

Finalmente la Prof arriva. Entriamo in sala 4 che la pellicola è iniziata da qualche minuto. Non fa niente. Non ci siamo perse molto.

E beh la storia è proprio interessante, non c’è nulla da dire.

Però c’è qualcosa che mi disturba.
Forse penso alla caldaia. Però no, sul momento non riesco ad immaginare che al mio ritorno a casa troverò la sala allagata…e invece…
Ecco, forse è il fatto che Di Caprio strilla troppo. Forse è il fatto che la sua voce da anziano non assomiglia alla voce di un anziano, bensì a quella di un adolescente che recita a teatro la parte di un vecchio re senza averne la portata vocale giusta, può darsi che debba ancora concludere la fase dello sviluppo.
O magari forse mi disturba il fatto che la tecnica del flashback mi ha veramente rotto le palle, specialmente quando non è fatta in modo degno. Ad esempio, vuoi mettere il flashback del buon Pedro nel suo ultimo La Pelle che Abito? Senza paragone, non regge proprio. I flashback di J. Edgar non mi sono piaciuti. Sconnessi, su tre livelli a mio parere innecessari.
E poi dai, ma veramente? Ancora la vecchia storia dell’anziano che racconta la sua vita gloriosa a sprovveduti giovinetti non all’altezza? E poco importa che i giovinetti siano agenti e che stiano scrivendo la sua biografia, è un’idea vecchia almeno quanto la tecnica del flashback.

Probabilmente la cosa che mi dà più urto in assoluto è il fatto che il personaggio di J. Edgar sia estremamente irritante. Chissà quanto c’è di vero nelle sue vicende personali per come vengono raccontate. Io conosco solo quelle storiche, che poi sono quelle che mi hanno interessato di meno. A me pare che a Eastwood non sia fregato molto della Storia. Era al più uno sfondo ingombrante. A Eastwood interessava di più raccontare che persona era lui. In questo, tutto sommato, è riuscito. Per tutto il film non me ne poteva fregare di meno di sapere cosa succedeva ai radicali, ai comunisti, ai rapiti, ai gangster..all’America. Io non vedevo l’ora che lui mollasse tutto e si ritirasse a vita privata, vivendosi la sua storia d’amore su misura, finalmente fregandosene un po’ dopo tanto, troppo tempo dedicato ad una sola causa.

Che abbia o  meno avuto la possibilità di viversela, questa storia, non è concesso sapere. Fatto sta che sembra che quest’uomo geniale e terribile, intelligente e solo, potente e tuttavia attaccato alla gonnella di mammà (Dio!!! Che ansia!), tanto duro e deciso sul posto di lavoro quanto debole e volubile nella vita privata, mi ha dato sui nervi. Non posso sapere se sia vero, ma questo J. Edgar, che s’è inventato tanta parte degli Stati Uniti per come li conosciamo oggi, e senza il quale probabilmente C.S.I. non sarebbe mai esistito, ha voluto infliggersi l’infelicità.

E per cosa?

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