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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Pensi di sapertela cavare. Pensi di aver acquisito delle competenze, di potertela bene o male cavare, anche alle brutte.

E poi, un giorno come tanti, sei in ufficio, hai tutto quello che ti serve. Hai il tuo bollitore, la tua tazza, i tuoi infusi, il cappello da ufficio, la sciarpa da ufficio. E arriva lei: l’interruzione di rete.

Scopri di non poter accedere ai file in rete, al web, alla posta, alla vita. Per un attimo pensi ad un calo momentaneo, riprenderà al più presto, ne sei certo. Poi passano più di 10 secondi. Troppo, troppo tempo per un calo momentaneo. E’ la fine.

Prima cosa, pensi: “Ma sarò solo io..? Sarò l’unica persona a cui è toccata questa iattura?” Alzi lo sguardo, la tua collega ha il tuo stesso sguardo terrorizzato: “Sarà toccata solo a noi?

E poi dalle tue spalle si leva una voce: “Ragà ma la rete?!

Fiu… è toccata a tutti. Passi frenetici da una parte all’altra dell’edificio, mani nei capelli, unghie tra i denti, urla di panico. Alcuni svengono, altri se ne vanno a casa, ormai è tutto perduto.

Non posso più fare nulla senza pc. E anche se so che la rete non va, automaticamente mi viene da aggiornare le pagine di explorer che ho ancora aperte, mi viene da salvare cose a caso, da pigiare l’invia-ricevi di outlook, da controllare … che ne so… l’Ansa!
La mia unica salvezza è il blackberry, che mi garantisce ancora un flebile ma effettivo contatto con il mondo. Non posso lavorarci ma posso drogarmici. E’ abbastanza.

Sono workaholic, webaholic, emailaholic, facebook fanatic, twitter addicted, blackberry obsessed.

Save me.

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