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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Prendo tutti i giorni gli stessi mezzi, più o meno. E più o meno alla stessa ora. Pertanto, è probabile che io incontri più o meno le stesse facce ogni giorno. Alcune magari ancora non le ho inquadrate, altre sì. A metà percorso salgono sempre, e sempre alla stessa fermata, 4 o 5 signore. Presumo si rechino a lavoro. Sono un gruppetto di signore sulla cinquantina, middle-class, che è diventata lower middle-class per via della crisi.

Sono organizzate come una gang. Per capirci: c’è il capo, il boss, quella con la personalità più forte, e poi ci sono i gregari. Ogni tanto qualche new entry, che viene sottoposta sempre alla stessa prova di iniziazione.

L’autobus è sempre molto affollato, ma questo è più che normale, siamo a Roma, la capitale del caos. Le persone sono munite di borse, bustine, zainetti, cartelle, pranzi al sacco, cellulari, passeggini e bambini. Per di più è inverno, perciò il volume complessivo della gente aumenta a causa di maglioni, giacconi, sciarpe, cappelli, guanti e ombrelli quando piove. Non è che sali e puoi sperare di essere comodo… no. Ma è normale, io lo so, tu lo sai. Tutti lo sappiamo.

Ora, le signore annunciano sempre il loro arrivo. Entrano sempre dalla porta davanti, perchè loro possono. Si annunciano grazie alla sgraziata voce del boss, che con studiata petulanza chiede: “Che vi spostate più in avanti? Così c’entriamo tutti. Signora, guardi che c’è spazio più indietro!” Il più delle volte… non c’è affatto spazio più indietro. E’ solo questione di ammassarsi ulteriormente. E una volta che ci si è ammassati ulteriormente il boss afferma: “Eh! O vedi che o spazio c’è?

Dopo pochi secondi iniziano ad infastidire le persone: “Signora, può spostare la borsa? Può abbassare l’ombrello? Può togliere il cappello?

La prova per le neofite consiste nell’ascoltare i racconti del boss e acconsentire con il capo con aria grave, scuotere la testa in segno di profondo dissenso e talvolta accompagnare la gestualità con espressioni come: “Ma pensa te..” o “Non esiste più l’educazione” o “Non c’è più rispetto“.

La carta vincente del boss è il racconto di un episodio al quale ho avuto l’enorme fortuna di assistere personalmente. Ogni volta che lo racconta riesco a stento a trattenere le risate. Il racconto di un eroe che osò sfidare il boss a viso aperto. Successe che un bel giorno il boss salì sull’autobus con i suoi gregari. C’era un signore pressato tra altre 60-70 persone, tra cui il boss e i suoi gregari. Il signore aveva uno zaino. Il boss tirò fuori tutta la sua petulanza e chiese: “Scusi, che si può togliere lo zaino?
L’eroe rispose: “No.

Qualche secondo di silenzio. Il boss replica: “Grazie! Molto gentile!” E l’eroe: “Prego, come faccio a toglierlo?? Sono bloccato! Tanto ala prossima devo scende!”

Il boss racconta questo episodio ogni qualvolta deve dimostrare quanto si possa essere sfacciati nell’avversare il suo potere. I gregari, per poter entrare nella gang, devono mostrarsi sconvolti.

Storie di Atac.

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