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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

La mia operazione di delazione on line degli esercizi commerciali che non rilasciano lo scontrino si è guadagnata lo scherno dei miei amici. Ma si è anche inconsapevolmente inserita in un fenomeno di delazione web collettiva, alla quale si contrappone una rivendicazione di onestà da parte di chi, invece, lo scontrino te lo fa anche per una caramella.

Benone, si vede che qualcosa si muove. Ma in realtà il discorso è un pochino più complicato del semplice essere o non essere integerrimi acquirenti e/o esercenti.

Un po’ di tempo fa, un uomo disse che pagare le tasse era una figata pazzesca. Non gliela abbiamo mai perdonata. Gli italiani odiano le tasse, forse più di ogni altro popolo al mondo. E’ anche vero che le tasse sono troppe, sono vecchie, sono alte, sono ovunque.

Io non capisco molto di economia, ma credo che qualche concetto di base mi sia ormai chiaro. Ad esempio, mi pare di aver compreso che le tasse servono allo stato per mettere in moto una seri di servizi per i cittadini, che vanno dalle scuole, agli ospedali, alle pensioni, ecc. Lo trovo francamente giusto. Mi piace.

Ma la gente non ama pagare per un servizio non soddisfacente. Per esempio, non acquisto un paio di calzini bucati, non prenoto un hotel che non mi garantisce una stanza e non compro un chilo di pane dell’altroieri.

Ecco, il punto è che nonostante tutte le tasse che pago, lo stato mi lascia spesso con i calzini bucati. E magari paga milioni di euro per costruire centri sportivi mai aperti o scuole mai battezzate.

Pago per la scuola pubblica. Solo che non mi garantisce manco la carta igienica, nè i pc e manco l’intonaco sui muri. Pago per gli ospedali. Solo che arrivo al pronto soccorso con una gamba rotta e mi ingessano quella sana. Pago per la pensione (se ho abbastanza culo da lavorare) ma quando sarò vecchia (sperando di arrivare ad essere moooolto vecchia, persino più di ora) la pensione la percepirò forse verso i 70 anni, quando spero di essere almeno in grado di sputtanarmela in pastarelle della domenica. E non sarà comunque una pensione da ricca, sarà una pensione di sussistenza. I miei figli, qualora ne avessi, lavoreranno e non avranno tempo di occuparsi di me. Se non sarò in grado di provvedere da sola alle mie cose, toglietevi dalla testa che io accetti di rinchiudermi in un cronicario! Immagino che sarò costretta a bruciare i soldi che mi rimangono per pagare una badante, che mi auterà a farmi la doccia fino a che non stirerò le zampe in modo definitivo. A quel punto, scavateme ‘na buca, perchè i soldi per una graziosa cappella in marmo non ce li avrò.

In quest’ottica, e solo questa, un po’ riesco persino a capire gli evasori! Siamo un baraccone che funziona male. La troppa presenza dello stato in ogni singola scartoffia che firmi rende tutto più lento e farraginoso. Pochi controlli, poche punizioni per chi sgarra. E poi, secondo inutili studi (sicuramente americani) la burocrazia rende infelici.  Le tasse ci rendono infelici! Così come i bolli, i documenti, i codici, le sigle, i pin, le scadenze.. E ci rendono infelici perchè, oltre ad essere roba complicata, si ha come la sensazione di prendere un pezzo da 500 euro e buttarlo in un altoforno.

Io le voglio pagare le tasse, davvero. Certo, ne vorrei un po’ di meno! Sono troppe! Ma le voglio pagare. Però voglio che il gioco valga la candela! Voglio che chi sbaglia, paghi. Voglio che i servizi siano efficenti! Se pago voglio garanzie. Altrimenti meglio cambiare sistema.
Io ci credo ancora che il sistema possa essere snellito, migliorato, reso più efficente. E a voi, a voi che non mi fate lo scontrino o la ricevuta, io vi metto in rete, perchè tutti possano vedere. Un po’ perchè mi fate proprio rabbia.

Un po’ perchè sono una famosa cagacazzi.

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