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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Alla fine sono riuscita ad andarci anche io. Dopo una cena con ottimo cibo ed egregia compagnia, ci rechiamo al piccolo cinema sotto casa a vedere The Iron Lady.

Di recensioni di esperti, appassionati o improvvisati cinecritici ne avevo lette parecchie. Come sempre accade per i film che si annunciano mostri da botteghino o capolavori o semplicemente sono molto attesi, si è scritto di tutto. Alcuni hanno pure scritto che la Streep non è niente di eccezionale. Altri hanno scritto che è poco politico, poco storico, poco vertiero, poco celebrativo, poco onesto e via dicendo.

Una cosa è incontestabile e non sento ragioni: non mi toccate la Streep. Mai. Giù le mani. E’ mia.

E ora passiamo oltre.

Devo dire che mi ha lasciato perplessa. Premetto col dire che l’idea era buona in sè. Alcuni momenti del film non erano male. L’ingresso in politica di questa giovane donna determinata, in un contesto dominato dagli uomini, difficile da affrontare, mi ha anche emozionato. Certo che io Thatcher non l’ho conosciuta. Non ci ho mai parlato e adesso non sarebbe molto utile farlo. Conosco la storia della quale è stata protagonista indiscussa ma non conosco la sua vita privata. Ho sempre l’impressione che questi film storici contemporanei, pur di evitare a tutti i costi di sembrare noiosi e rivisti documentari, debbano necessariamente scavare, inventare, analizzare, andare un po’ troppo oltre il personaggio storico, entrando eccessivamente nell’intimo della persona. E’ successo con J. Edgar Hoover, succede ora con Maggie Thatcher.

Thatcher appare come una donna forte (me cojoni…lo sapevamo già) ma che ha mantenuto la sua forza ad un prezzo, uno scotto personale di non poco conto. Viene raccontata come una brillante donna che forse non avrebbe potuto farcela senza un aiuto dall’interno del partito conservatore ma soprattutto senza l’appoggio e l’amore incondizionato del marito.

The Iron Lady è soprattutto una storia d’amore, nella quale i figli sono in assoluto secondo piano, dal momento che Thatcher, aspirando più di ogni altra cosa al ruolo di politica perfetta, ha avuto figli ma sembra aver di fatto rinunciato al ruolo di mamma perfetta. Non sarebbe neanche stata una moglie perfetta, ma l’aver avuto accanto un marito che sembra essere stato effettivamente perfetto ha compensato le sue imperfezioni.

E’ soprattutto la storia di un amore, quindi, che va oltre la malattia della vecchia lady di ferro. E’ vero, infatti, che ha le visioni,  è quasi totalmente rincoglionita, a volte convinta di essere ancora Primo Ministro, ma è perfettamente consapevole che ciò che vede del defunto marito non è reale. Forse lei vuole avere quelle visioni, per non lasciare andare del tutto quell’uomo che era stata la sua forza segreta di una vita.

E’ anche un film sulla futilità di ciò che facciamo e questo mi fa un po’ incazzare. In una delle prime scene del film, una giovane Thatcher accetta di sposare il giovane che la ama solo a patto che lui possa a sua volta accettare che lei non finirà la sua vita a lavare tazzine. Dopo essere andata a braccetto con Reagan e aver fatto un’infinità di altre cose, Thatcher nell’ultima scena del film, lava rassegnata una tazza da tè. Tutti laviamo tazze da tè in qualche momento della nostra vita, solo che alcuni di noi poi, nel tempo libero, cambiano la storia.

Gli enormi fatti storici dei quali Thatcher è stata protagonista sembrano essere raccontati leggermente a margine, a parte forse la vicenda delle Falkland. Spesso lei sembra essere testarda più che decisa e questo è abbastanza irritante.

Tuttavia non è qui che si trova il neo più grosso del film.

Il neo sta in una domanda che inevitabilmente ti poni, anzi ti devi porre, se sei intellettualmente onesto. Per raccontare la storia di una donna così, bisognava necessariamente partire dalla sua demenza senile? Non avrebbe avuto più senso che i flashback partissero, che ne so, dal momento in cui Thatcher si è dovuta dimettere? Che senso ha indagare nell’arteriosclerosi di una vecchina sola e delirante? Se quello era il senso del film, bastava raccontare la storia di un’anziana vedova qualunque, che aveva avuto un buon marito e ne sentiva molto la mancanza.

Ma se mi volevi raccontare chi è Margaret Thatcher, l’unica cosa buona che hai fatto è stata chiamare quel gigante di Maryl Streep e dirle: “Recita”. Mi dovevi dare di più.

Meno trucco e più parrucco, Phyllida. Appuntatelo per la prossima volta.

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