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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Io non credo negli ombrelli. Brutti, fragili, tutti uguali, io posso al massimo credere nell’ombrello definitivo. Questo mi ha spinto a farmi regalare un bellissimo ombrello di Moschino. Bello, elegante e originale, non puoi dimenticarlo, non puoi confonderlo.

Avevo passato un ottimo weekend, ero anche stata a mangiare al ristorante di Piero Chiambretti, che alla fine mi era pure piaciuto. Solo che poi torni a Roma, e Roma t’ammazza.

Ti svegli e senti che fuori piove, ti affacci e vedi che effettivamente fuori piove. Ti prepari alla bruttissima possibilità che i mezzi pubblici siano più schifosi del solito, perchè oltre ai fiati speziati e alcolici, alle ascelle pezzate e alle scaglie di forfora, sai che ci sarà quella zozza umidità romana, i vetri appannati, gli ombrelli grondanti, i rallentamenti dovuti al traffico. Perchè già Roma da sola è una calamità naturale, poi con una goccia d’acqua diventa la capitale del fastidio supremo. The Fastidio.

Il viaggio fino all’ufficio mi riserva la pessima sorpresa del ritrovamento di un’astina del mio prezioso ombrello di Moschino …rotta. Ed è tutta colpa dei romani, dei romani che spingono e strattonano e mi hanno rovinato questo oggetto meraviglioso, del quale andavo tanto fiera.

Sono inconsolabile e sinceramente incazzata. Devo trovare un ombrellaio, un angelo degli ombrelli, un eroe della pioggia. Un ombrellaio.

Sarà una settimana di merda? Penso di sì, ma non vorrei rischiare di passare per la solita pessimista.

Per ora, l’unica cosa che mi consola è la nuova iniziativa della mia collega: le posate pieghevoli che non inquinano l’ambiente. Ne ho un paio personale.

Ve le voglio mostare:

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