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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Mi capita abbastanza spesso di prendere gli aerei. A me piace prendere gli aerei. Gli aerei sono veloci e comodi.

Prendere l’aereo, specialmente se hai con te solo il bagaglio a mano, può farti sentire un piccolo manager. Sei svelto, moderno, agile. Sei un figo. L’aereo è un mezzo per cosmopoliti indipendenti.

Ma c’è qualcosa che ti rovina il portamento, che in un attimo ti fa sentire l’ultimo degli sciatti. E questa cosa è il controllo del bagaglio, il passaggio allo scanner. Un momento che ho sempre odiato e che mi perplime enormemente. Soprattutto per le anomalie che riscontro e per il modo in cui vengono effettuati i controlli. Non da sottovalutare anche la scortesia e antipatia manifesta di alcuni di coloro che fanno il noioso lavoro di barbosi controllatori dei passeggeri.

Un paio di volte mi è capitata la sventura di prendere l’aereo con la gonna e gli stivali. In inverno fa freddo e io sono solita fare una cosa molto antisesso, cioè indossare i calzini sopra o sotto i collant. Sai, per tenere caldi i piedi, per riattivare la microcircolazione, un grave problema del terzo millennio. Insomma giunta ai controlli, per quelle due volte di fila mi si chiede di togliere gli stivali, per ragioni di sicurezza. Evidentemente credono che io nasconda delle lame rotanti taglientissime dietro il polpaccio. Lo faccio molto a malincuore. Mi dicono che se non voglio poggiare i collant a terra posso sempre indossare delle graziose bustine di plastica intorno ai piedi.

Mi sembra l’umiliazione definitiva, piuttosto cammino scalza fino al gate.

Così l’ultima volta che ho preso l’aereo ero preoccupatissima, perchè non solo avevo gli stivali, ma avevo i jeans sopra di essi, a coprirli fino alla base, e avevo i calzini talmente lunghi che la loro parte superiore era rimboccata fino a coprire il bordo della calzatura. Una roba da oscar. Ero la regina delle nevi. Tremavo all’idea che qualcuno potesse scoprire che avevo gli stivali e me li facesse togliere davanti a tutti i passeggeri in fila, con mio grande imbarazzo.

Ero pronta a consegnarmi alle autorità. Arrestatemi piuttosto che farmi fare sta figura di merda. Interrogatemi pure, perchè la lampo dei miei stivali farà suonare l’allarme, e non c’è niente che io possa fare per evitarlo.

Ripongo il bagaglio a mano sul rullo, piego il cappotto e la sciarpa nelle luride vaschette dove gente prima di me deve aver messo le scarpe da scavo archeologico, mi dirigo con passo impavido allo scanner, faccio per attraversarlo e…

BBBEEEP

…sono fottuta.

La signorina in divisa mi fa notare che ho il cellulare in mano.

Aaah…. mi scusi… che sciocca…” Non me lo faccio ripetere due volte. Ripongo il fido BlackBerry nella lurida vaschetta insieme al cappotto e alla sciarpa. Mi incammino atterrita e passo lo scanner senza che il maledetto emetta alcun suono.

Fiu…è andata.

Mi fiondo a riprendere i miei averi, sbatacchiandoli penzoloni su spalle, braccia, testa, qualcosa la tengo per la bocca. La mia eleganza è svanita. Non sono più una cittadina cosmopolita.

Subito dietro di me passano due passeggeri uno dopo l’altro. Si ode un BBBEEEP.

E uno degli ufficiali gentiluomini commenta seccato: “E mo chi cazzo è che ha sonato….

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