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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

In realtà non lo volevo scrivere un post sull’8 marzo. Non c’è un motivo in particolare, è che sentivo di non avere niente da dire. Quando non si ha niente da dire meglio stare zitti. Alla fine non ce l’ho fatta, mi sono sentita di dire una cagata qualsiasi, ed è stato merito di una particolare categoria di romane: le coatte.

Non sono un’esperta di coatte, premetto. Le incontro spesso però, perchè quando si prendono i mezzi e si gira parecchio in lungo e in largo per la capitale, capita di incontrare qualsiasi tipologia umana possibile immaginabile.

Oggi me ne stavo per i fatti miei, seduta sul bus. Qualche posto più avanti a me c’erano queste due ragazze sedute vicine. Una, la bionda, indossava un raffinato paio di fusò leopardati e si lamentava a gran voce e in modo alquanto petulante del fatto che il fidanzato non se la cagava molto. L’altra, la mora, abbrustolita dalle troppe lampade abbronzanti, era visibilmente più soddisfatta. Aveva una mimosa in mano e uno spazio enorme tra gli incisivi. La bionda assillava l’amica con domande alle quali nessuno al mondo ha una risposta:

Che fo je manno un messaggio? Secondo te me chiama oggi o sabbato/domenica? Ma se je scrivo tipo…ciao io ce so sabbato?

La mora ogni volta faticava parecchio per trovare risposte sensate, limitandosi a dire:

Amo cioè devi vede tte che vvoi fa, cioè secondo me nu lo devi chiamà, nu lo devi messaggià. Aspetta, daje tempo.

E la bionda:

Ma perchè non me chiama?

Figlia mia… che domanda…

La mora:

Amo, se vede che c’ha a vita sua!

La bionda a questo punto assume un’espressione terrorizzata: Dici che sta co n’antra?

La mora è esasperata: Amò, non poi dà la vita tua pe ‘n omo! Te devi fa a vita tua! E poi allora pure io lo potrei dì! Che ne so co cchi sta adesso?! Solo che nun ce penso, nummelo chiedo! Non te devi fa ste domande sennò (e qui la guarda e la fa segno di ‘no’ non il dito) vedi tutto nero!

Buffe erano buffe, lo ammetto. E sinceramente ho fatto fatica a rimanere seria. Però poi ho pensato che una volta una ragazza non avrebbe mai sognato di dire ad un’amica non poi dà la vita tua pe ‘n omo oppure Te devi fa a vita tua. Due ragazze non avrebbero parlato in modo disinvolto delle loro vite sentimentali su un mezzo pubblico. Ho immaginato che la sera magari sarebbero uscite. Una volta le ragazze non uscivano da sole dopo cena, non si andavano a divertire e non andavano a rimorchiare. Se non si sposavano venivano considerate meno di niente, le mandavano in convento per farle mantenere da mamma Chiesa e non tenersele sul groppone. Se non facevano figli erano carne inutile. Cucinare, lavare, rammendare e sfornare bebè. Fine. Hanno subito ridicoli e umilianti trattamenti per l’isteria. Hanno subito il delitto d’onore. Hanno subito silenziosamente i tradimenti, i maltrattamenti, le ardite teorie lombrosiane che facevano di loro delle sante o delle diavole tentatrici, l’insulto di non essere considerate intelligenti, di non poter accedere all’educazione, di non poter votare.

E’ ovvio che ad un certo punto si siano rotte le palle! A tutte quelle donne che oggi e in altri giorni hanno tanto da criticare il femminismo estremizzato che viene dal 68 e che ancora oggi sopravvive, vorrei dire una cosa: fateve una ragione. E’ così, e non potete farci niente. Chi vive oggi porta nelle ossa ciò che ha vissuto chi è venuto prima. Ne porta dentro le sofferenze, gli abusi, le ingiustizie. Gli esseri umani hanno questa cosa che non si tocca, non si vede e della quale io non so provare l’esistenza. Ma so che ce l’ho anch’io. Questa cosa si chiama memoria ancestrale. Mi fa vigilare, mi fa tenere gli occhi aperti, mi fa diffidare di chi pensa che ad un certo punto basta, ci si può accontentare, non esageriamo. Se le donne venute prima di me si fossero semplicemente accontentate, la mia vita sarebbe una merda. Perciò io non mi accontento, resto dalla parte di chi ha qualcosa da rivendicare, perchè è così che si progredisce, che si cambia e che la società si evolve.

Ad ogni donna che non si è accontentata e non si accontenterà, vorrei dire grazie. Anche se un giorno dovesse indossare dei fusò ingiustificabili.

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