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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

   No, non scrivo per confessare qualcosa in particolare. Scrivo perchè vorrei parlare del sacramento della Confessione. Sarà che ieri il ricordo del Catechismo mi ha fatto tornare alla memoria un sacco di cose di quegli anni, durante i quali mi preparavo alla Comunione e poi alla Cresima. Come tutti sanno, prima di fare la prima Comunione i bambini vengono introdotti a quella strana cosa che si chiama Confessione, durante la quale tu vai da un signore, cioè il prete, e gli racconti tutte le cose delle quali pensi sia giusto pentirsi. Lui di solito ti ascolta, ti rimprovera un po’ bonariamente e poi ti dà da dire qualche preghiera.

Capisci che quando sei adulto hai un sacco di peccati da raccontare, ne fai di cose! E solitamente ne racconti la metà, quella che ti imbarazza di meno, perchè comunque hai pur sempre davanti a te un altro uomo, una persona, e dai…è imbarazzante. Ma quando sei piccolo, che razza di peccati puoi commettere?

E fu così che per prepararci alla prima Comunione ci fecero fare la prima Confessione.

Devo fare una premessa, un ricordo del prete con il quale ho fatto la prima Confessione, e che anche altre volte mi ha confessato. Era particolarissimo, un prete da romito montano, da monastero medievale. Mi spiego: era piccolo piccolo, era l’organista della parrocchia, era cieco e aveva anche un alito impegnativo. Con il tempo diventò pure un po’ sordo. Non ti confessava mai nel confessionale ma seduto su di una panca di legno vicino all’altare. Tu gli dicevi i tuoi peccati e lui ti diceva: EEEHHHH???? Eh cazzo non è che posso urlare! Come se in chiesa non ci fosse l’eco! Eddaje!

Però quando feci la prima Confessione ci sentiva ancora abbastanza bene. Mi sedetti sulla panca della sagrestia, dietro di me la fila degli altri bambini che avrebbero fatto la stessa cosa dopo il mio turno. Gli raccontai che ogni tanto litigavo con mamma e papà. Al tempo era il massimo peccato che potevo commettere. Mi chiese se era tutto lì, e io mi ricordai che ogni tanto dicevo anche qualche bugia, specialmente a scuola, tipo quando non avevo fatto i compiti. Per pararmi il culo inventavo qualche cosa che potesse salvarmi. Questo lo scandalizzò molto, mi disse che non dovevo dire bugie. Ma a me ‘sta cosa non convinceva per niente. Gli risposi che secondo me qualche piccola bugia a fin di bene andava giustificata. Questo lo gettò nel panico e nell’orrore e mi disse che non si dovevano mai e poi mai dire bugie, che non esistevano le bugie a fin di bene. Mah, io dissi che avevo capito ma non gli ho mai creduto. Non ho mai capito perchè uno per essere buono deve necessariamente anche essere coglione. Il mio rapporto con la Confessione partì subito male.

Per molto tempo continuai a confessarmi e a confessare sempre gli stessi peccati, mica era colpa mia se non ne facevo altri e se reiteravo le stesse malefatte. Iniziai anche a confessarmi nel confessionale, di quelli che avevano due postazioni per il peccatore, una a destra e una a sinistra. Lì iniziò il mio rapporto più tormentato con la Confessione. Il prete confessore che sedeva lì dentro era veramente qualcosa di fantastico. Un vecchio bacchettone bisbetico e brontolone.

Io volevo essere una brava cristiana, così tentai di perfezionare la pratica della Confessione.

Mentre facevo la fila per confessarmi mi chiedevo come cazzo faceva la gente a stare lì dentro così tanto tempo. E che peccati avranno mai commesso!? Mi chiedevo. Io ci mettevo sempre un nanosecondo a confessarmi! Così mi venne un’idea. Avevo finalmente capito perchè stavano così tanto lì dentro! Evidentemente dicevano nel confessionale le preghiere di espiazione che venivano loro assegnate… non c’era altra spiegazione.

Così, un giorno decisi che lo avrei fatto anch’io.  Entrai, il prete mi chiese: da quanto tempo? Intendeva dire da quanto tempo non mi confessavo. La mia Confessione durò come sempre quei 10 secondi netti. Mi diede da dire qualche preghiera, recitai l’atto di dolore, mi diede l’assoluzione, chiuse la finestrella bucherellata che nascondeva i nostri volti e si girò a confessare il peccatore dall’altra parte del confessionale. Io rimasi lì dentro a recitare la mia punizione. Solo che successe una cosa che non avevo previsto! L’altro peccatore finì la Confessione, il prete si girò di nuovo verso la mia parte. Cazzo! Sono fottuta! Dove ho sbagliato?!?! Mi chiese: da quanto tempo? Porca miseria! Ehm…. veramente sono sempre io.

Vattene.

Molto educato. Ancora rido se ci penso. Disse solo Vattene. E io me ne andai.

Avevo ormai capito che la punizione non andava affatto recitata all’interno del confessionale. La mia prima idea per diventare una cristiana migliore era andata a buca ma avevo imparato. Ok. Restava un’altra cosa da perfezionare: ogni volta che dovevo dire l’atto di dolore, il prete recitava la formula di assoluzione ad alta voce, distraendomi dalla recitazione della preghiera di pentimento. Questo era fastidioso. Così pensai ad una soluzione: avrei detto l’atto di dolore tra me e me.

Fiduciosa, entrai per l’ennesima volta nel confessionale. Da quanto tempo? Ed eccoci qui. Mi chiese di recitare l’atto di dolore e io iniziai a dirlo a voce bassa bassa, quasi impercettibile. Lui iniziò la sua formula di assoluzione. Dopo due secondi si fermò. Una pausa silenziosa e tesa ci divise. Evidentemente voleva verificare che io stessi effettivamente dicendo l’atto di dolore. Non udendo nulla si infervorò e mi incalzò: Non sai l’atto di dolore!  Vergogna! Gli spiegai che lo stavo dicendo a bassa voce e alla fine lo convinsi, ma ero molto incazzata. Nessuna delle mie idee per diventare una cristiana migliore aveva veramente funzionato.

Basta, era ora di finirla. Per lungo tempo non mi confessai.

Un giorno, quando ero già grande, decisi che avevo finalmente un po’ di roba da confessare. La mia parrocchia aveva messo dei bei confessionali nuovi, in legno chiaro. Diamo alla Confessione un’altra chance, pensai. Mi misi a fare la fila, cercando di trovare un modo per far sembrare meno gravi i numerosi peccati che avevo da raccontare. Proprio come i grandi! Perchè ormai ero grande anch’io!

Spavalda, al mio turno entrai e …

…panico

… sai quella bella finestrella bucherellata che mi nascondeva dal prete? Sparita. C’era un grande spazio vuoto tra me e un prete giovane e sorridente. Guardai intorno come per verificare la solidità dei confini legnosi del mio imbarazzo; in alto, per accertarmi che non ci fosse anche un tettino apribile, un dispenser, una webcam…altro pubblico. Mi feci coraggio, ormai non è che potessi uscire. Sciorinai i miei peccati e il giovane prete fu molto comprensivo. Diceva cose tipo: Ma sì, sono cose normali. Ma certo, lo capisco.

Ero finalmente riconciliata con la Confessione. Magnifico. Non poteva durare a lungo. Qualche tempo dopo decisi di riprovare, ma quel bravo prete non c’era più. C’era un puzzone musone, gli confessai cose a caso in modo molto sbrigativo, non vedevo l’ora di andarmene.

Non ci tornai più.

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