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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Una persona è una storia, è un romanzo, un intreccio avventuroso. E a volte dovresti solo lasciare che si racconti per sognare mille peripezie, per capire dov’è che sbagli tu, dov’è che sbagliano tutti.

Esco con la Contessa a braccetto dal cancelletto che affaccia sulla strada. Mi stringe il braccio sinistro e mi dice: Eccolo, arriva il Professore. Mi volto e vedo un vecchietto curvo sotto il peso di tutta la sua storia. Lo conosco bene, tutti lo conoscono. E’ il Professore. Nonostante tutto, cammina ancora veloce, anche se si vede che non è più ‘l giaguaro de ‘na vorta. Buongiorno Professore! Dove va? Risponde: Signora! Che piacere! Non parla più benissimo, è vecchio. Mi guarda e dice: e lei? Mi presenta come la nipote, il Professore mi chiede come mi chiamo. Mi mette un po’ in soggezione, è il famoso Professore. Quando mi chiede cosa significa il mio nome io rispondo prontamente: Pace. Sono felice di aver risposto bene alla sua prima domanda, ma sento di aver barato, io non ho mai studiato il greco. Ero assessore nel ’56. Sai quanto prendevo? 0,00. Ma il bilancio l’avevamo in pareggio.

Di colpo mi fa una domanda alla quale proprio non so rispondere: Parli l’ungherese? Eeh, no Professore, non lo parlo proprio. Sembra deluso. Ho studiato un mese in ungheria, ho preso delle lezioni, andavo a pranzo e a cena con gli ungheresi. Quel poco che sapevo lo pronunciavo come loro. La Contessa è ammirata e gli dice che io parlo inglese. Aaah l’inglese, non l’ho mai imparato. Ha uno sguardo un po’ triste. Sai perchè? Quando vennero gli americani dopo la guerra tutti si prostravano. Non che mi piacessero i tedeschi eh! Io feci la Resistenza! (chissà perchè ad un certo punto tutti i vecchi con cui parli hanno fatto la resistenza…) Ma tutti si prostravano senza dignità, quando ci davano le caramelle…le sigarette… Io ero nell’Aviazione. Quando firmarono l’Armistizio stavo in Piemonte, sopra Venaria.  E qui me la gioco: dove c’è la Reggia! Esatto – mi dice contento – proprio lì. Aspettai un anno prima di tornare a Casa, ero solo. Stetti in un terreno, una campagna, dove aiutavo a fare i lavori, aiutavo i proprietari. Dopo un anno decisi di partire, le acque sembrava che si fossero calmate. Presi il treno a Torino, alla Stazione di Porta Nuova. A Pisa cambiai e ne presi uno per Firenze. A Firenze scesi proprio mentre partiva il treno che sarebbe arrivato a Orte. Lo presi al volo, già si muoveva. Poco prima di Orte, il treno si fermò, avevano bombardato la stazione di Orte.

Gli dico: E’ rimasta bombardata, glielo assicuro, e ride. Il treno dopo un paio d’ore ripartì ma arrivato a Orte, un gruppo di tedeschi prese me e altre 7 persone. La Contessa e io siamo rapite dal racconto. Non so neanche se se lo sta inventando, è del tutto possibile ma è affascinante. Io stavo lì fermo tra la stazione e la strada. Sai cosa diceva Erodoto? Disse una cosa in greco e poi disse: L’uomo è tutto caso. Vidi un camion che veniva giù dalla discesa che arrivava alla stazione. Era un camion dei pompieri di Viterbo. Era uno di quelli venuti per il bombardamento. Descrive una dinamica di salvataggio che non saprei descrivere più. Mi dice che quella notte dormì alla centrale dei pompieri. Se non avessi preso quel treno al volo a Firenze, forse sarei arrivato dopo, forse i pompieri non sarebbero arrivati e non mi avrebbero salvato. L’uomo è tutto caso.

Mi teneva il braccio destro stretto.

Hai studiato un po’ di psicologia? Mi chiede. Sai cos’è la rimozione? Lo sapevo. Per qualche anno non riuscii a ricordare nulla, tanto avevo avuto paura. Poi nel ’44 mi laureai in Lettere Antiche. 6 anni dopo mi laureai in Legge. Feci il concorso per entrare a scuola, ma mi ammalai di un’influenza fortissima e non potei andare a sostenere la prova scritta. Quell’anno fu difficilissima. Così dovetti andare l’anno dopo e.. indovina? Era una prova su Erodoto, e io avevo scritto su Erodoto. Lo sapevo bene.

L’uomo è tutto caso.

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