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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Bisogna andare al parco di domenica. E’ al parco che va il fuligginoso abitante della città la domenica quando c’è il sole e il mare è troppo lontano o la temperatura ancora non lo permette.

Bisogna andare al parco e possibilmente che sia un parco periferico, di quelle periferie rivalutate, dove i cani di proprietà non hanno ancora scagazzato in ogni centimetro disponibile. Un parco con troppe famiglie perchè ci siano gli spacciatori. Troppe famiglie perchè ci siano fidanzati che si accoppiano nel cono d’ombra di un alberello, e quindi troppe famiglie perchè ci siano i guardoni che apprezzano lo spettacolo. Ma anche troppe famiglie perchè non ci sia il pedofilo del quartiere. E stai pur certo che ce sta sempre. Tu non lo vedi, ma c’è. Ed è il fatto che non lo vedi che lo rende pericoloso.

Bisogna recarsi ad un parco periferico e pieno di famiglie e pischelli post-pubertà per capire cosa c’è oltre l’eccezione, oltre quello che non fa statistica. Lì ci sta tutto quello che fa media nazionale. Papà stanchi che corricchiano svogliatamente dietro a un pallone, fondamentalmente perchè hanno letto che devono passare del quality time con i figli, altrimenti finisce che si drogano o che non vanno bene a scuola. Papà che hanno portato a giocare al parco la figlia e le tirano il pallone con i piedi, mentre lei vorrebbe giocare a pallavolo, che è un gioco da femmina, e guardano con una punta di invidia i papà che hanno i figli maschi vestiti da calciatori, con le costose maglie del merchandising originale della squadra del cuore.

Le mamme stanno solitamente stravaccate per terra sull’erba, sfiancate da una settimana nella quale hanno lavorato, fatto la spesa, cucinato, pulito casa, forse un paio di volte il cesso, stirato, messo in ordine quella fogna di camera che hanno lasciato i figli, raccolto i calzini che il marito ha lasciato marcire sotto il letto, messo a lavare il suo pigiama infradiciato che fosse per lui non cambierebbe mai. Non hanno trovato il tempo di farsi la tinta, nè le unghie, forse neanche i peli. Non hanno il fisico per la tuta da ginnastica. Guardano il cielo e pensano che tra un’oretta si ricomincia. Poi guardano il marito e i figli tirarsi il pallone e pensano che forse ne vale la pena. Ma che santa fatica…

Ci sono quei borghesi che non sono ricchi ma se la cavano. Hanno portato i figli a giocare con le racchette da tennis, perchè il tennis è uno sport da ricchi. Li hanno vestiti con le polo, perchè la t-shirt fa popolare, e gli hanno detto di legarsi la felpa sulle spalle, perchè i ragazzetti dabbene fanno così, perchè legare la felpa alla vita è da sfigati.

E gli adolescenti, improbabili, vestiti in modi allucinanti. In branco, per non sentirsi meno di qualcuno, perchè più caratteri smozzicati forse ne fanno uno quasi intero, quasi definito. Uno ha messo quei calzoni corti variopinti che si mettono in spiaggia; un’altra ha una fascia tigrata intorno ai fianchi, roba da haute couture; una è vestita come si vestirebbe una prostituta sulla Salaria, stivali bianchi per ogni stagione, finezza intrinseca, l’unica fidanzata, ovviamente. Un pezzo del gruppo sta sotto un alberello spelacchiato, a tirarci sopra le scarpe e la borsa di un’altra che si fidanzerà presto. Ci faccio caso solo ora, non mi era mai venuto in mente prima e questo vuol dire che veramente sto crescendo, porca paletta: ai maschi sbarbatelli piace far correre una femmina implume, farsi inseguire, ma è solo per il gusto di farla stancare, perchè non possono ancora farlo in altri modi e sublimano in questo modo tutto quello che vorrebbero e non riescono.

Penso che è una bruttissima età, pessima. Penso che non tornerei adolescente per niente al mondo, che essere adolescente mi ha sempre fatto schifo e che non vedevo l’ora di crescere per uscire da quel limbo infernale. Certo, mo è un po’ troppo! Mi stava bene anche fermarmi ai … che ne so … 19-20 anni!

Insomma le tirano la roba sull’albero, a questa che si fidanzerà presto. La sua amica se ne sta in disparte. Inizialmente penso che è perchè non vuole che tirino anche le sue cose sull’albero, ma poi mi accorgo che anche se la tipa presa di mira non è certamente una Venere, l’altra è molto peggio. Nessuno dei ragazzi avrebbe voglia di vederla ansimare facendosi correre dietro. E quella sta là, che un po’ invidia l’amica, un po’ si sente incagata e incagabile. Mi immagino che quando tornerà a casa probabilmente risponderà di merda ai genitori che le chiederanno normalmente se si è divertita, probabilmente piangerà pure e i genitori penseranno che sta attraversando un’età difficile. La mamma le andrà a parlare, lei le dirà che non la capisce e litigheranno. Bella domenica di merda!

E ci sono gli anziani che prendono aria. Uno ha le scarpe bucate e si vede chiaramente che ha i calzini rossi. Questa era una zona operaia, questa gente ha fatto studiare i figli ma ha pensioni da fame. E adesso non è manco più padrona di gestire quei due soldi come gli pare. Magari si sono pure comprati la casa in cui vivono e sulla quale non hanno mai smesso di pagare tasse, tasse e ancora tasse.

Fortuna che poi c’è anche chi non ha pensieri particolari o che almeno li mette da parte, perchè se ci affoghi poi la vita col cazzo che la riprendi; chi ha fatto cadere la palla nel laghetto e mo col cazzo che la riprende; chi spinge il passeggino e, nonostante la gravidanza, ha mantenuto una linea non male, e aveva pensato che col cazzo che l’avrebbe ripresa; chi si rotola per terra con i figli e ne è francamente felice, che se gli scappa questo momento poi crescono, e col cazzo che li riprendi; chi si è tolto le scarpe e legge un libro che aveva in programma da tanto tempo, anche se prima o poi lo colpiranno con un pallone volante, e la palla te la vieni a riprendere, col cazzo che te la rilancio; chi è andato al parco giusto per fare due passi e chiacchierare al sole, con questa bella giornata, e adesso torna verso la macchina tenendosi accanto il suo futuro, che oggi ha dei bellissimi capelli, e speriamo che non ti scappi mai, sennò…

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