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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Vaffanculo.

E scusate il linguaggio non proprio da signorina dabbene, ma lo sanno tutti che sono volgare.

Dai, è impossibile. E’ del tutto impossibile che io benedica tutti i giorni di festa a letto con qualche incurabile malanno. Ero partita piena di buoni propositi. Giovedì sera ero anche andata a visitare un Sepolcro, da brava cristiana. Avevo avuto alcune illuminazioni importanti, mi ero riproposta di scendere in garage, di fare un po’ di attività fisica, di ridere di più e alcune altre cosette che avevo in programma.

Ma lasciamo stare. Andiamo al sodo. La verità è che me la sono tirata. Sai come Renato Pozzetto che in quel film dice: voglio diventare grande e diventa grande. Ecco, uguale.

Qualche giorno fa scrissi su Facebook che la cosa che mi infastidiva di più della rinascita è che prima bisognava morire o comunque passarsela parecchio male. Insomma diciamo che forse gli dei hanno letto il mio status e hanno ora in mente per me una megarinascita. Deve essere così perchè mi hanno fracassato i maroni che Giobbe in confronto a me era un bisbetico e un collerico.

Dopo aver passato Pasqua e Pasquetta costretta tra letto, divano e cesso, è venuto a casa il dottore, che voleva darmi qualcosa tipo….un mese di malattia. Ho insistito per avere solo qualche giorno. Grazie alla novella, snellita burocrazia, oggi un malato deve recarsi fisicamente dal dottore per richiedere il certificato medico elettronico da trasmettere direttamente alla previdenza, così che il tuo datore di lavoro saprà che non lo stai facendo fesso.

Mi chiedo, però, se uno è così malato… come fa ad andare dal medico? Sembra quasi un invito a fregare il prossimo tuo come egli frega te stesso. Ma ve lo dico io come fa il malato: si mette le budella in borsa e parte. Sono le regole, caro cittadino. E tu non sei nessuno.

Così metto le budella nella tracolla, prendo la macchina e vado al Corso proprio nell’ora in cui finisce la ztl, in modo da parcheggiare esattamente sotto lo studio medico. Ovviamente tira vento e piove, perchè dall’altra parte del mondo c’è terremoto e tzunami. E io me l’aspettavo con sto tempo strano qui da noi, ma questi sono dettagli.

Lascio la macchina con le 4 frecce accese, salgo le scale, entro nella sala d’aspetto: chi è l’ultimo? Una signora con il cappotto rosso. Sono un po’ debole, non mi reggo bene in piedi. Penso che quando andrò a casa prenderò il Polase. Però non voglio sedermi, credo di avere le piaghe da decupito e vorrei sgranchirmi le gambe.

Ho qualche personaggione davanti a me in fila. Alla parete di sinistra, i soliti due quadri anni 80 con forme geometriche colorate su fondo grigio; a quella di destra, un dipinto che ritrae un dragone, un’aquila, un cavallo e … boh… spade, roba medievale di bassissima lega. Più avanti, verso la porta dello studio, la parete del bagno dei malati ospita un quadro di ispirazione chiaramente impressionista, uno sconosciuto lo dipinse nel 1998 ispirandosi credo a Monet. Davanti al quadro, la vecchia panca di legno. E’ li da anni. Nessuno ci si siede mai perchè sopra c’è da anni e anni un cartello scritto a mano: non sedersi sulla panca, è rotta.

E’ quasi il mio turno. Man mano che la fila scorre il prossimo malato si alza e si avvicina furtivamente alla porta dello studio, un po’ per guadagnare tempo e un po’ per timore che qualche malato più furbo di lui sgattaioli nello studio prima di lui arraffandosi il turno immeritatamente. Le signore leggono i giornali scandalistici per invidiare le donne fighe che ci stanno sopra. I signori li sfogliano con fare indifferente, perchè si sa che è roba da donne, ma intanto è una buona scusa per guardare due tette e invidiare il giovane calciatore che se le fa tutte.

Una donna piuttosto brutta avrà poco più della mia età ma dimostra almeno 40 anni. Racconta le mirabolanti ed eccitanti novità della sua vita ad un conoscente incontrato per caso, mentre un ragazzo vicino a lei (forse il fidanzato) neanche lo guarda e gioca con il telefonino: Aah io ormai mi sono trasferita a Trento, tutto un altro mondo, un’altra cosa. Si vive totalmente diverso, la città pulitissima, non trovi una cartaccia per terra! E lui: Embè si c’hanno tutta n’antra ideologgia..e che fai lassù?.

Non ho ancora trovato lavoro, vabe’ piano piano lo troverò.

Dopo una trentina di minuti ottengo il mio certificato e scendo per tornare alla macchina. Piove parecchio, monto su, metto in moto e sento MOWMOWMOWMOW

MOW?

E che cazzo è?

E’ il mio motore che spira e si accascia morto, defunto. E ma idiota, le 4 frecce accese! Sono nel panico, sono stanca. Non mi resta che chiamare un uomo che accorra in mio aiuto. Cag!

Cag che stai a magnà?

No, cioè sì sto a magnà ma dimme tutto nenì.

Sto in mezzo al Corso co la macchina ferma vie qui co la tua che la famo ripartì.

C’hai tempo de piatte un gelato?

Un gelato.. sotto la pioggia.. dopo che ho avuto la gastrointerite per 3 giorni, non è il caso.

Sì sì c’ho tempo t’aspetto. Conta che tra un’ora ridiventa ztl.

Eh mo me magno sti du pommodorini e arrivo.

Grande Cag.

Dopo essermi legata da sola con i cavetti per l’accensione e dopo aver ringraziato Cag per avermi liberata dai cavetti e aver fatto partire la mia macchina, torno a casa. Sono sconsolata e stanca, e ho pure paura che sia passata la visita legale mentre ero come ‘na stronza sotto la pioggia co la macchina ferma immobile.

Risultato: 90 euro di batteria. E pensare che avevo paura di prendere la multa… molto meglio la multa allora.

O qualcuno porta sfiga, o gli dei vogliono mettermi alla prova. Comunque sia, io sono quasi guarita. Domani starò meglio, certo adesso ho una gran brutta cera. Sarà che devo rinascere e prima me la devo passà nera come l’onto. Sarà che se proprio devo fa sta rinascita, co sto colorito che mi ritrovo, mejo che prima me do ‘na botta de trucco.

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