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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Debbo trovare il modo di raccontarlo così da non sembrare una stalker, perchè effettivamente potrebbe sembrare, me ne rendo conto. In realtà non è vero, non è così, giuro sul mio onore. E’ che sono stata rapita da un moto improvviso, un misto di curiosità e quasi di gratitudine, come se dovessi dare qualcosa in cambio senza che nessuno me l’avesse chiesto, e senza che in realtà mi sia stato dato alcunché.

Inutile che io ricordi per l’ennesima volta del mio soggetto fotografico preferito: le suore. Chi bazzica spesso e volentieri (ma anche poco volentieri e saltuariamente) su questo blog lo sa bene.

Roma, l’ultimo giorno di aprile, tanto per ribadire quanto è ospitale verso i turisti che hanno malauguratamente deciso di passare qui il ponte del primo maggio, ha deciso di permettere che l’Atac facesse un ennesimo sciopero. Sono delle merde, questo è assodato. Ma fare sciopero proprio al ponte..! E’ niente meno che spregievole.

Ma arriviamo a noi, cioè, a quello che m’è successo. Esco da lavoro, in ufficio siamo forse in 4 e ho mal di testa da solitudine. Salto sul primo mezzo che trovo, anche se questo mi costerà un cambio di bus e chissà se passa, con lo sciopero in corso. Rischio, monto su e viaggio. Sul mio stesso bus c’è ovviamente una suora. Doveva cambiare esattamente dove cambiavo io, per andare nella stessa direzione. Lo so perchè ad un certo punto ha chiesto informazioni all’autista.

Così siamo scese nello stesso momento. Mi sono resa conto che prima di 30 minuti non sarebbe passato alcun bus utile. Così le ho detto che andavo nella stessa direzione sua, in pratica mi sono autoinvitata a fare un pezzo di strada insieme, che conveniva andare a piedi, tanto il bus non sarebbe passato. La vedevo un po’ dubbiosa, tra sè e sè probabilmente pensava: ma chi è questa? che vorrà? Poi abbiamo iniziato a parlare delle solite cose, la crisi, il costo della benzina, lo sciopero. Mi ha detto che era preoccupata perchè doveva andare all’ospedale a visitare una malata e che però questa non le stava rispondendo al cellulare; ciò la preoccupava un po’, anche se in fondo poteva essere perchè la malata non era molto pratica con il telefono. Per tutto il tempo (non più di 5 minuti in fin dei conti) mi sono sentita quasi in colpa per quella suorina, struccata, con una borsetta semplice senza alcuna connotazione di genere, di fattura cinese (lo so che era cinese, perchè ho riconosciuto la marca, tipica delle bancarelle cinesi intorno alla stazione Termini). Mi sono sempre chiesta cosa sente dentro una donna quando decide di farsi suora. Voi direte, vabè che c’entra, allora i preti? Non te lo chiedi dei preti? Sì, ma per un uomo è diverso. Gli uomini sono generalmente sciatti, tipo chi se ne frega se metto le stesse mutande per tre giorni. Le donne generalmente no. Le donne si truccano, si depilano, amano guardare le vetrine, i vestiti, i costumi della stagione nuova, amano sapere quale colore va di moda quest’anno. E le mamme? Per le mamme una figlia femmina vuol dire matrimonio, cerimonia commovente, fiori a profusione, allattamenti e nipotini scorrazzanti. Ci vuole coraggio per andare dalla mamma e dirle, mamma, io mi faccio suora. Niente bomboniere per me. Anzi, mi contento di questa borsetta bruttina. Niente rimmel o calzette ricamate. Il corredo non mi serve, dallo via, che lo so che hai iniziato a metterlo da parte da quando ero bambina. Ma io l’ho sempre saputo che non mi sarebbe servito.

Al primo semaforo rosso ho deciso che non dovevo infastidirla oltre, l’ho salutata e lei mi ha fatto tanti auguri. Staccarla è stato facile, perchè non era proprio giovanissima, diciamo sulla sessantina, forse anche di più, e io ho ancora un passo veloce, nonostante il mio corpo sia non certo tra i più atletici del centro Italia.

Inutile dirvi che ho una sua foto. Ce l’ho. Però stavolta non la pubblico. Non so perchè ma non mi va proprio…lei si è fidata di me, e pubblicare la sua foto rubata mi fa sentire in colpa. E poi, non renderebbe. Vorrei farvela immaginare, vorrei che immaginaste la sua storia, che oggi ho deciso che è più importante della tunichetta grigia e triste che portava.

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