Skip to content

theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Questo è un post che parla di vivisezione.

Innanzitutto, questo è un post scritto da una che di vivisezione non se ne intende. In verità non mi ero mai neanche posta il problema fino a che una mia amica non mi regalò un docciaschiuma che riportava una scritta in neretto, la quale informava l’acquirente del fatto che il prodotto non era stato testato sugli animali. In quel momento mi immaginai un criceto che veniva amabilmente lavato con numerosi prototipi di docciaschiuma finchè non si trovata quello ottimale. Ovviamente la mia immaginazione scherzava e sognava ad occhi aperti. Sapevo che non era proprio così.

Ma gli animali noi li usiamo per un svariata quantità di cose. Non è che possiamo farne a meno da un giorno all’altro. Senza gli animali staremmo molto peggio. I nostri piedi respirerebbero meno, non potremmo mangiare gustose fiorentine grondanti di sangue, né azzannare succosi cosci di pollo. Il KFC  non avrebbe mai visto la luce e Amadori starebbe a giocare a carte al bar del paese. Tornei su tornei di briscola, fino allo svenimento, fino alla nausea. Senza animali non avremmo deliziose e costosissime giacchette di renna, nè illegali posaceneri in avorio. Non avremmo svariate quantità di medicine e di prodotti cosmetici che ci rendono un po’ più attraenti. Un sacco di donne, senza gli animali, non avrebbero mai abbindolato i fessi che le hanno sposate e che poi, sempre per via degli animali, gli hanno pure comprato la pelliccia per farsi perdonare un tradimento.

Intendiamoci. Io sono cresciuta tra città e campagna. So cosa vuol dire ammazzare gli animali. So cosa vuol dire vederli morire. E’ una brutta cosa. E poi mandano un puzzo che non puoi immaginare. Non puoi. Non provarci neanche. E’ una cosa che fa schifo ed è anche molto triste. Certo che però quando poi te li magni… so bboni!

Non crediate. Mi rendo conto che soltanto un mostro senza cuore può non dispiacersi almeno un po’ per quegli animaletti che devono provare sulla loro pelle di mammiferini robe strane come vaccini, medicine, prodotti cosmetici e svariata altra roba. Se un ombretto irrita persino me, posso solo immaginare quanto può irritare un povero topo. Non si può non sentire un minimo di dispiacere per gli animali. Se non senti nulla, sei un mostro. Ma ciò non vuol dire per niente che possiamo farne a meno.

Non possiamo, almeno non al momento. Non senza sostituirli con cavie umane, il che mi pare molto peggio. Hitler lo faceva, e questo basta a far capire che è una cosa che non va tanto bene.

Non resta che guardare almeno il lato divertente della cosa. Riderci su. Come per la morte. Se sulla morte  non ci ridi su, il pensiero che ti toccherà è insopportabile. Quindi meglio farcisi due risate.

Ad esempio, mi hanno raccontato negli ultimi giorni di una cosa piuttosto particolare, che mi ha fatto scoprire per la prima volta che una delle bestie più preziose che il regno animale ha da offrirci è certamente il salmone. Sì, certo, è anche perchè è molto buono. Ma non è solo questo. Pare che la cosa più preziosa del salmone sia il suo liquido seminale. Sembra infatti che, oltre a rendere i LED più luminosi, abbia inaspettati poteri antirughe. Tanto che, mi si racconta, una signora in un’elegante profumeria era disposta a spendere una cifra al di sopra dei 300 euro per accaparrarsi una linea di cremine miracolose fatte proprio con liquido seminale di salmone come componente determinante per la buona riuscita del prodotto.

Coraggio, chi di voi non si sta chiedendo se effettivamente c’è qualcuno pagato per andare lì dal signor salmone per ottenere il suo prezioso sburacchio con metodi tradizionali? Temo invece che il povero salmone debba attraversare un percorso leggermente meno divertente. Quindi a me piace pensare che il salmone sia il pesce più fortunato dell’idrosfera.  Mi piace pensarlo un pesce superdotato, che gira soddisfatto, spocchioso e incolume per i fiumi più freschi e briosi; che può permettersi di urtare passando gli altri pesci, che non valgono niente per l’industria cosmetica, e che quindi sono giustamente vittime del bullismo dei salmoni; che gli vengono promesse salmonesse a volontà in cambio della sua ittica virilità. Mi piace pensare che, pur di difenderlo dagli attacchi di un orso affamato che fa solo il suo lavoro di orso, i grandi marchi della cosmesi prendano in prestito dalla John West decine di operai specializzati, pagati per fargli da bodyguard:

Annunci

Tag:, , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: