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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Non so se avete mai avuto questa sensazione, io sì. E cioè quella che le istituzioni contano sulla tua solitudine di fronte al loro apparato mastodontico ed elefantiaco. Tu sei uno. Loro sono tanta roba. Indovina chi vince?

Come ormai di tradizione, mi arriva il solito palo nel culo mensile, che questo mese è giunto nella forma di una multa per transito in corsia preferenziale. Indagando qua e là scopro che la cosa potrebbe essere contestabile. Così mi accingo a contestare. Dopo infinite chiamate agli uffici competenti, scopro che devo prima ottenere le foto che mi hanno fatto e anche i dati del dispositivo rilevatore del mio grave errore.

Ma non sarebbe più pratico se mi inviassero TUTTO quando mi inviano la sanzione? No, contano sul fatto che tu sei talmente oberato, stressato e affranto che non ti andrà minimamente di perdere tempo così. Non farai la richiesta, pagherai e vaffanculo. Se per caso vuoi invece opporti, o tentare di farlo, hai due possibilità. Uno: puoi fare richiesta tramite le Poste, pagando anche una piccola quota che serve, udite udite, alla RICERCA della foto in questione (???).

Mi chiedo, con cosa li fanno i rilevamenti? Con la Polaroid? Mah.

Oppure, due: puoi recarti di persona, ‘velocizzando’ la cosa.

Bene, penso, mi reco di persona. Preparo una sacca con i viveri necessari, saluto i miei cari, metto in tasca una foto della mia famiglia e la targhetta metallica militare che mi sono fatta incidere a Houston il 4 luglio del 2007, con inciso il mio nome, il mio cognome, la mia data di nascita e la mia religione. Inforco i Ray Ban e aspetto il convoglio Atac alla fermata.

Andare da una parte all’altra, e ancora all’altra, e ancora all’altra di questa città. Roma. Roma negli anni è come straripata, esondata, sputacchiando qua e là detriti di cemento e asfalto. Quando ci viaggi in mezzo, la sensazione guardandoti intorno è che la tua faccia si trasformi di volta in volta in un punto interrogativo o, all’occorrenza, esclamativo. E’ la faccia che fai se trovi uno scarpone da sci in un frigo pieno zeppo di roba, un mazzo di fiori al posto dello scovolino, un carciofo sotto il letto.

Dopo circa un’ora e mezza arrivo sulla Colombo. Un luogo molto ospitale. Tra le insegne di Roberto Carlino, che circondano un desolato, cubico ufficio vendite di nuovi stabili anonimi, costruiti su un cucuzzolo semidesertico, scovo il luogo adibito allo scopo della mia missione suicida. Ovviamente, gli uffici sono chiusi. Ci sono tre signori appoggiati a scrivanie e banconi d’accoglienza.

Oso chiedere: Ma non c’è un modo più veloce? Metti che uno di Firenze viene a Roma e prende una multa, come fa?

Uno di loro mi risponde con uno sguardo profondo, recitando una formula magica, una sorta di indovinello: Sai, una vorta a ggente veniva a Roma e buttava ‘na monetina.

Lo guardo e sorrido. Come se avessi capito. Invece non ho capito un cazzo di quello che voleva dire. Pensava di avermi detto una saggezza forse.

Me ne vado con un foglietto su cui il gentile custode mi ha scritto gli orari d’apertura degli uffici, che lavorano davvero come matti, tanto che a volte chiudono alle 13.

Ora mi aspetta il viaggio di ritorno a casa. Stringo nel pugno la mia targhetta metallica, dico una preghiera e mi rimetto alla fermata aspettando il prossimo convoglio.

Giunta a casa all’imbrunire, mi getto sotto la doccia senza neanche assicurarmi di essermi tolta tutti i vestiti. Ad un certo punto temo di avere ancora addosso le scarpe ma è solo una sensazione.

Al mattino seguente suona la sveglia e mi sembra di aver dormito in tutto 30 minuti. Ho un aspetto da terremotata. Mi vesto di corsa e esco con mio fratello. E poi…un’illuminazione.

Alla fermata trovo questo piccolo cartello:

Il saggio Sri Chimnoy mi propone un corso gratuito di meditazione. Forse è la via…

Così mi confronto con mio fratello:

IO: Perchè uno dovrebbe meditare?

EGLI: Boh, magari serve. Hai mai meditato?

IO: Non credo. Però penso molto. A volte penso così intensamente che forse medito.

EGLI: No, non basta pensare. Devi meditare.

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