Skip to content

theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Io non voglio stare sul pezzo. Sai che me ne frega di stare sul pezzo. Però certe cose sono un segnale che ti dà l’ispirazione, unisci i tasselli e dici: no vabè qualcosa ci devo scrivere.

Così, late dinner sul terrazzo di casa Belbmann, la mia (ancora per poco) residenza romana. Davanti a un bel piatto di tortiglioni con pomodoro, basilico e pecorino, mi viene da chiedere: Oh, visto che è morto Ray Bradbury?

Mi si guarda come se avessi chiesto: Ablalu lunutrutri?

Così entro del dettaglio, certa di essere compresa: Ma sì, quello di Fahrenheit 451!

Perchè effettivamente chi è, tra quelli che lo hanno sentito nominare, che lo conosce per altro? Nessuno, mi ci scommetto le preziose bottigliette di costoso succo di frutta Yoga delle quali vado molto gelosa. Il 99% delle persone che lo hanno sentito nominare, lo hanno sentito nominare per via di Fahrenheit 451.

Quando nomino quell’opera lì, vedo una piccola lampadina che si accende.

Aaah, ma chi è? Quello lì? Quello polemico?

…beh insomma, polemico… mi pare un aggettivo abbastanza adeguato, tutto sommato. Ma qualcosa non mi torna.

Ma certo! Il mio interlocutore ha capito male. Ha capito Fahrenheit 9/11 e pensava fosse morto Michael Moore. No, non è lui. E’ lo scrittore. Era vecchio. A quell’età, alla fine, che vuoi…si muore.

Io ho letto Fahrenheit 451 circa mille anni fa. Talmente mille che non ricordo se l’ho letto alle scuole medie o al liceo. Ricordo solo vagamente la cosa dei cani meccanici e che mi rimase piuttosto impressa la questione della moglie, che aveva tentato il suicidio. Così, per rinfrescarmi la memoria, sono andata a rileggermi la trama. Mi sono ricordata il nome del protagonista, questa cosa che lui inizia a leggere in un mondo dove i libri sono una cosa proibita. Poi però, rileggendo la trama, mi sono resa conto che qualcosa mi sfuggiva davvero. Sentite qui:

Montag fugge verso la periferia della città. Si ripara poi lungo il fiume, sulle cui rive incontra un gruppo di uomini fuggiti dalla società che, insieme ad altri loro compagni sparsi per tutta la nazione, costituiscono la memoria letteraria dell’umanità, in quanto conoscono a memoria numerosi testi letterari andati ormai perduti. Sulla città viene sganciato un ordigno nucleare e Montag, con i suoi nuovi compagni, si avvia verso di essa per prestare soccorso ai sopravvissuti.

Ecco perchè non mi ricordavo la fine! Che fine di merda! L’avevo rimossa. Senza offesa, Ray, ma davvero una brutta soluzione narrativa. Gli anni dei totalitarismi ci hanno veramente distrutto, anche proprio a livello di fantasia… Tutto insieme: roghi dei libri, bomba nucleare, televisione, ritorno alla natura, i classici della letteratura. Un guazzabuglio. Ci siamo veramente cagati sotto. Abbiamo davvero avuto paura che potesse riaccadere. Caspita.

Ma a parte questo. A me il libro era abbastanza piaciuto. Non da morire ma abbastanza. Molti oggi hanno un po’ questa adorazione per Ray per via della sua difesa del libro in quanto strumento di conoscenza e quindi di libertà. O almeno di libertà di giudizio. Diamo un’occhiata alla citazione più famosa tratta dal romanzo:

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.

Capisco cosa vuol dire. Capisco cosa significa. Immagino sia molto più facile accontentarsi della realtà parziale e rassicurante che vediamo nella pubblicità di Banderas vestito da mugnaio del Mulino Bianco. Mica sono così cretina, a questo riesco ad arrivarci.

Eppure questa frase mi dà una strana, spiacevole sensazione. Mi fa pensare ad un libro come a camminare con le ginocchia sui ceci: ‘na sofferenza. Oppure mi fa pensare a quando la gente dice: ah no, io non guardo la televisione. Come per dire, cretini voi che la guardate e vi fate rintontire. E furbo te, allora!

Leggevo giusto ieri che Ray aveva una certa avversione per la tecnologia. Di internet e diavolerie del genere non voleva neanche sentir parlare. Ma nonostante questo aveva una faccia simpatica.

Però strano, no? Chi l’ha detto che la realtà che descrive un libro non sia essa stessa parziale? E chi l’ha detto che alla tv non possa esserci qualcosa di interessante? E questa gerarchia tra mezzi culturali…non la capisco proprio. Ho letto diversi libri orrendi e inutili nella vita.

E l’avversione per la rete…nemmeno questa la capisco.

E’ che non riesco proprio a sopportare quelli che vorrebbero che tutto rimanesse fermo per motivi ideologici. Posso concepire che uno non voglia che le cose cambino per motivi estetici, o per questioni legate al piacere. Ad esempio, in una cosa io e Ray concordiamo: non ci piacciono i libri digitali. A me non piacciono i romanzi digitali, precisiamo. I racconti sono una cosa diversa. Non mi piacciono i romanzi digitali perchè mi dà un certo piacere il libro in quanto oggetto. Mi piace fare le orecchie alle pagine con le mani, e l’odore della carta, che cambia a seconda della casa editrice. Mi piace avere una libreria con tutte strisce colorate, che sono il profilo dei libri che ci stanno sopra.

Poi alla fine Bradbury ha accettato che Fahrenheit 451 diventasse un libro digitale. Boh, forse me lo comprerò pure io un e-reader…e vaffanculo.

Annunci

Tag:, , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: