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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

I passanti più affezionati forse si ricorderanno che sono recentemente stata a Barcellona. E poi sono tornata a Roma. Quello che forse non sanno, è che una mattina, mentre mi aggiravo da sola per le vie del centro, davanti alla bellissima cattedrale, mi è sembrato di vedere una faccia che conoscevo. Impossibile – mi sono detta. Figurati! Però no, era proprio lei. La chiamo: F! Mi risponde: Oooooh….! Che ci fai qui!? Cavolo io ero in vacanza! Che ci fai tu qui!?

Beh isomma, incontri una ragazza italiana a Barcellona. Incontri una ragazza italiana, giovane, laureata e che ha voglia di fare, a Barcellona. Sta facendo il Leonardo. Dopo la laurea ha fatto diverse altre cose, anche un tirocinio a Bruxelles. E poi domande, colloqui, curriculum compilati su tutti i siti possibili, e poi ogni sito ti chiede di compilare il suo form per il CV, che per te è sempre la stessa pippa che odi, ma ti obbligano a riscrivere tutto da capo. E poi concorsi…sai i concorsi? Quelli che sai già che non li passi, perchè no, perchè lo sanno tutti che se non sei nessuno non li passi, ma paghi lo stesso la quota richiesta per la partecipazione. Così, per provare. Perchè metti che quello che c’ha la raccomandazione quel giorno si rompe una gamba e non arriva, forse hai una chance in più. Sì, ha fatto anche quei concorsi.

Dicono che i giovani italiani non sono umili. Dicono che non hanno voglia di fare lavori che prevedono mansioni al di sotto delle loro qualifiche. Beh, questa storia ormai non se la beve più nessuno. Anzi, è pure un po’ stantia. Dicono che uno se non trova lavoro deve avere spirito imprenditoriale e crearselo. Peccato che non tutti nascano imprenditori. Anche perchè se lo fossimo tutti, nessuno vorrebbe lavorare per nessuno, perchè tutti scriverebbero su Facebook sono il datore di lavoro di me stesso, una cosa che mi ha sempre fatto molto ridere.

La ragazza che ho incontrato è una normale ragazza italiana. Mi ha raccontato di aver fatto parecchi colloqui e test per posizioni al di sotto della sua qualifica, dove la laurea non era neanche rischiesta tra i requisiti necessari per i candidati, dove nemmeno l’esperienza era richiesta. Ha fatto anche la prova per entrare a lavorare per la nuova compagnia di trasporti su rotaia, dal buffo nome. Ha passato la prima selezione, poi al colloquio una signora le ha detto che prenderla era un rischio, perchè aveva la laurea e se avesse trovato di meglio avrebbe lasciato il lavoro e loro avrebbero investito su un cavallo perdente, in soldoni. Ma chi te l’ha detto? Che ne sai che io non mi trovo bene, guadagno, sono soddisfatta e rimango lì magari per tutta la vita!? Mi ha detto F. Nessuno, infatti. Nessuno lo dice. E poi ache se fosse? Tanto a parlare di flessibilità per fare gli europei e poi…chiacchiere al vento. Tutte chiacchiere al vento.

Insomma dice che bisogna essere poco qualificati. Sennò nisba, niente lavoro.

E allora vediamo.

Torno a Roma. Salgo sul bus. C’è una ragazza che non conosco che parla con l’autista. Evidentemente si conoscono. E’ una ragazza diversa dalla mia amica F. La ascolto, parla con un forte accento romano. Dice che è perito turistico. Niente laurea, quindi. Lavoro assicurato. Dice che sia le agenzie che gli hotel ti sbattono la porta in faccia. Dice che ha sempre lavorato pure quando a scuola c’erano le vacanze estive, per fare due soldi. Dice che l’unica cosa ormai è lavorare nei bar, che però con 800 euro al mese (se ti va bene)  non ci fai niente e ti spacchi il culo lo stesso. Il fatto è che non te danno ‘n’opportunità. Dice. Capito? Non è che non ti danno l’opportunità, non ti danno un’opportunità. Il che vuol dire che non cerca più l’opportunità della vita, ma ne cerca una, una qualunque, per mettersi alla prova. No, niente. E dice che a sto punto non le resta altro.

Poi guarda uno che accanto a lei che ascolta a tutto volume una musica sincopata nelle cuffie, si sente fino al centro del bus.

Stamo a fa ‘a discoteca, stamattina. Ride, poi saluta e scende.

Poi dice uno s’incazza.

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