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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Domenica arrivo a Roma in macchina. Per la cronaca, casa Belbmann non esiste più. I Selbmann sono sparpagliati in giro per Roma, nomadi, personaggi in cerca d’autore. E anche in cerca di parcheggio. Infatti, la mia nuova residenza nomade, si trova in una zona in cui chi trova parcheggio ci lasca la macchina per almeno un mese, fa voto di castità e offre da bere agli amici. Tranquilla tranquilla, mi aggiro per il quartiere in cerca di un posticino dove mettere il mio bolide ammaccato. Giungo nella piazzetta dove spesso parcheggio la sera, dove c’è un piccolo mercato coperto. La sera è piuttosto facile trovarci posto. Ma oggi è domenica pomeriggio… chissà se lo trovo.

Meraviglia!

C’è posto. Sono molto sospettosa…posto così…gratis…a Roma…in questa zona. Non mi convince. Esco quatta quatta dalla vettura e mi guardo intorno con fare indagatore. Cerco un cartello, un avviso, una minaccia che mi induca a pensare che qui non ci si può sostare, manco pel cazzo che ci si può sostare. Invece niente. Nessun segnale evidente. Così chiudo, metto l’antifurto e mi dirigo verso la mia nuova residenza nomade.

Passo giorni di stress, ma di strss sereno: ho la macchina al sicuro. Gratis. Posso lavorare e studiare in tranquillità. Sempre stressata ma in tranquillità. Ogni tanto penso: magari dovrei dare un’occhiata al mio bolide. Magari dovrei vedere se qualcuno me l’ha rubato, o rigato, o ulteriormente ammaccato… che ne so. Anche solo passare a salutarlo. Ma è un periodo particolarmente impegnato per me. Non ho un attimo di respiro. Se non lavoro studio e se non studio lavoro. Insomma…non ho un cazzo di tempo.

Poi l’orrida notizia. Venerdì è previsto un megascioperonegenerale. Strano…sempre di venerdì, sti pezzi demmerda. Penso. Ma non ho scelta. Se voglio passare il finesettimana a casa mia, bisogna che vada a lavoro con la macchina. Così esco di casa venerdì mattina presto, munita di valigia, busta di cianfrusaglie e borsa. Giro l’angolo che porta alla piazzetta del mercato…

…e ho un sussulto.

Vedo frutta. Vedo verdura. Vedo cassette di frutta e vedo cassette di verdura.

Vedo gente con buste piene di frutta e buste piene di verdura.

E inizio a cagarmi addosso.

Vedi un po’ che il mercato non è solo coperto? Vedi un po’ che mettono bancarelle lungo tutto il perimetro della piazza?

Mi prefiguro scene apocalittiche. Io costretta a pagare una multa astronomica, a ritirare la macchina che mi è stata portata via con violenza e disprezzo. Io costretta a fare trafile infinite, bollettini, documenti, litigate con le forze dell’ordine.

Arrivo alla piazzetta. E’ gremita di bancarelle. Penso: magari il mercato è solo il venerdì.

La mia macchina è totalmente circondata da bancarelle. Mi vergogno come una ladra, come una che ha cagato in mezzo alla processione del Corpus Domini. Mi avvicino a piccoli passi guardandomi in giro come per dire: scusate, scusate tutti, sono una merda. Ma non lo sapevo. Nel giro di tre secondi i commercianti (che immagino non facciano alcuno scontrino, by the way) iniziano la scena: eh, ma signorì, e cche no o sa cche cc’è il mercato!? E’ na settimana che sta qqua! Noi emo chiamato ‘r carrattrezzi ma nun è mmai venuto! Je annata bbene!

Cazzo, allora c’è tutti i giorni… penso tra me e me.

Mi prodigo in scuse sincere e sentite. Prometto che non lo farò più e che non ne avevo la minima idea. Giuro che sono nuova nel quartiere. Alcuni mi perdonano, altri mi condannano crudelmente. Le vecchiette che comprano sono le più cattivissime. Posso solo immaginare come possono essersi sentite le streghe di Salem.

Alla fine mi faccio strada tra le cassette di frutta e tra le cassette di verdura. Faccio per imboccare la strada più libera per uscire dalla piazzetta ma trovo due camioncini che mi bloccano la strada.

Faustooooooooooooooooooo! Er camioooooooooooooooo!

Fausto se ne frega, poraccio lo capisco pure, se sarà svejato ale 4 stamattina. Alla fine un altro dei miei detrattori sposta magnanimo il suo camion e io posso passare.

Mi allontano velocemente, certa di aver avuto, in fondo, una gran botta di culo. Sono stanca come un mulo sudato.

E la mia giornata è appena iniziata…

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