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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

E’ andata come è andata. Abbiamo perso la finale del campionato europeo di giuoco calcio. In pratica, abbiamo perso al pallone. Agli italiani piace il pallone. Ricordo quando vincemmo contro la Francia ai rigori. Dopo quell’esperienza, mi sono ripromessa che non avrei mai più guardato la partita in piazza. Almeno non da Firenze in giù. Ma chissà magari anche da Firenze in su rompono le palle.

La verità è che non sopporto l’euforia orgiastica collettiva, le facce indemoniate e deformate dalla gioia scomposta, i gavettoni da chi non ti conosce, le urla devastanti, le fastidiose trombette, la gente che ti tocca senza motivo, ed è sudata. Insomma io odio i caroselli post-vittoria. Odio quelli che li fanno, non li sopporto. Infatti mi sarei apprestata a sentir festeggiare dalla finestra, comodamente seduta a casa mia. Odiando, anche se felice per il risultato. Ma odiando.

In fondo era tutto a posto. Avevamo avuto un gran culo, fino a ieri. E poi c’erano nell’aria i segni della vittoria.

Nel pomeriggio prima della partita, vidi infatti due suore davanti ad un parchimetro,che si apprestavano a pagare. Vennero da me con una cartina del paese, per chiedermi dove si trova piazza del Duomo. Glielo ho spiegato. Si sono incamminate. Eccole:

 

L’ho interpretato come un segno del destino. La vittoria era a portata di mano. Bastava spingerla con un po’ di venticello leggero, con uno strumento apposito, un rimedio per la calura estiva paesana mitigata dalla vicinanza del mare.

Ma niente potè. Giocammo di merda. Il culo non ci assisteva più. Nessuna consolazione per i miei…fatemi contare quanti eravamo nel palazzo…18 parenti (più un cane). La Contessa si pentì di aver comprato la bandiera, dilapidando gran parte della mia futura eredità. Mia zia, per non pensare, si mise a pulire il cesso. Le cugine in processione dichiararono di aver cambiato canale. Una iniziò a tifare per gli avversari. L’altra zia voleve annullare la vacanza alle Baleari. Mia mamma sviluppò un aspro razzismo per gli iberici. Charlie, il cane di mio zio, al piano di sopra taceva.

Il mattino dopo mi sveglio alle 6. Un unico pensiero, mentre sono in coda sull’Aurelia, mi consola: ho un nuovo spazzolino a forma di ippopotamo. Ha le ventosa ai piedi, e si attacca allo specchio.

 

PAPPAPPERO

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