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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Dubito che chi bazzica questo blog ricordi di quando raccontai delle vicende di un film italiano passato a miglior vita senza aver avuto la minima possibilità di lasciarsi guardare. Si tratta di I più grandi di tutti. Ebbene, uno degli attori del film, un ragazzo molto simpatico, ebbe la pazienza di leggere quello che scrissi allora e mi promise che in qualche modo avrei avuto la possibilità di vedere quel film. Se guardate in alto, è quello seduto sulla tecnologica sedia a rotelle, che parla con una certa passione in una scena del film.

A distanza di mesi, pensavo che se lo fosse dimenticato, sarebbe stato comprensibile. Invece no. Si è ricordato. E mi ha avvisato che il 10 luglio lo avrebbero proiettato al cinema all’aperto in Piazza Vittorio Emanuele II, a Roma. E sebbene quella zona di Roma mi crei un prurito insopportabile e puzzi davvero tanto… ma tanto tanto… non potevo mancare.

E quindi alla fine ce l’ho fatta, io sono una di quegli italiani che ha visto I più grandi di tutti. Il film è stato inserito in una piccola rassegna fatta in collaborazione con Radio Rock. Ed effettivamente mai rassegna fu più adeguata. La cosa che ritengo meravigliosa è che una serie di film sul rock venga proiettata nella sala d’essay. Magnifico.

Io vorrei raccontarvi qualcosa di questo film. Innanzitutto, la sala (se così si può chiamare uno spazio all’aperto) era piena. Alla gente il film è piaciuto: rideva, sorrideva, ascoltava, commentava anche. Perchè il film è proprio carino, si vede che è un piacere, ha dei dialoghi intelligenti, è una storia originale.E devo dire che gli attori sono parecchio bravi, sembrano proprio … veri, come dire, è la parte loro. E la fanno bene.

La storia? In pratica, c’è questo ragazzo, Ludovico, che vuole a tutti i costi preparare un servizio per una rivista musicle, uno speciale sul rock italiano. Vuole assolutamente farlo inserendoci anche una band della quale probabilmente il resto del mondo non ricorda affatto. Si tratta dei Pluto, che a suo tempo erano quattro giovani rockstar toscane. Cioè, precisiamo, quattro giovani che si credevano rockstar, e forse lo erano pure a loro modo. Erano un po’ come tanti giovani di un qualsiasi decennio post Beatles, che potrebbe tranquillamente essere anche il presente. Sai, quei giovani che ogni giorno provano ore e ore, sognano, si divertono e magari si esibiscono pure, davanti ad un pubblico che si conta sul palmo della mano. Manco li parenti! Si direbbe.

Sono passati 10 anni e i Pluto non ricordano più neanche perchè si sono sciolti:

Questi Pluto oggi sono atomi solitari, vagano per i paesaggi urbani e semi urbani della Toscana. Hanno una vita che definire squallida è il minimo possibile. Senza prospettive, senza slancio, senza passione. Sopravvivono. Uno è un marito fallito, mantenuto dalla moglie, ed ha un figlio piccolo di nome Alessio, che neanche lo considera. Un altro è un operaio che vive con il babbo anziano. L’ex voce della band è uno scapestrato senza arte nè parte e la bassista (sua ex ragazza) è una che nella vita non sa effettivamente fare altro eccetto suonare il basso, inadeguata per qualsiasi ruolo, che vive con un fidanzato che non ama ma che almeno la mantiene e le vuole bene. Insomma, un disatro totale.

Però Ludovico li vuole assolutamente. Il motivo per il quale li vuole…è un po’ la sorpresa del film, il lato forse un po’ triste, e magari ve lo scoprite da soli, semmai avrete la voglia di cercarvelo e guardarvelo. Fatto sta che li insegue testardamente, gli offre dei soldi per partecipare a questo speciale, per farli tornare a suonare insieme dal vivo anche solo per una volta. Inizialmente i quattro accettano perchè non hanno il becco di un quattrino. E per due soldi sono disposti a sopportarsi, nonostante si incolpino vicendevolmente per le loro vite di merda. Anche Ludovico, che pure è il loro solo e unico fan di sempre, si accorge di cosa sono diventati, o forse capisce quello che sono sempre stati: umani ed estremamente, irrimediabilmente fragili.

Ma poi scatta qualcosa, sia per lui che per loro. I vecchi Pluto si trovano di nuovo a suonare. L’adrenalina che passa in corpo all’idea di salire su un palco e di impegnarsi dopo tanto tempo in qualcosa che li appassiona rimette in circolo tutto, li spinge ad essere un po’ migliori, a muoversi, a prendere delle decisioni. Ludovico lo sa che non c’è mercato per questi quattri sfigati, alla fine lo capisce. Ma capisce anche che ormai lui per loro è diventato una spinta, la chiave di volta. Vederli respirare di nuovo, riemergere dalle loro vite boccheggianti, spinge pure lui a muoversi, ad andare avanti e lasciarsi alle spalle il passato che lo legava a loro a filo doppio, in un modo che non voglio assolutamente raccontare. Perchè se lo facessi, sarei una vera stronza.

Forse non si salveranno tutti. Anzi, forse non si salverà nessuno, magari neanche Ludovico. Ma almeno tutti si sono ricordati chi sono, cosa possono essere e come si può riuscire a vivere sereni negli ordinari percorsi della vita. Se non per se stessi, almeno per Alessio, che ha iniziato a suonare la batteria, e finalmente ha qualcosa da imparare dal padre, ad esempio, cosa vuol dire esattamente rock.

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