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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

 

Gusto dell’orrido? Noia mortale? Istinto omicida? Quella difficile età dell’adolescenza?

Sono nate le holmies, termine con il quale si auto identificano le groupies di James Holmes. Le ragazze in questione postano materiale da fan accanite, messaggi di sostegno, dichiarazioni d’amore. Si scattano e mettono in rete fotografie nelle quali indossano camicie di flanella, solo perché pare che Holmes sia stato arrestato mentre ne indossava una.

Si chiama ibristofilia, ed è anche detta sindrome di Bonnie and Clyde. È una parola che deriva dal termine greco hybridzein, sta ad indicare l’agire oltraggioso verso qualcuno e si riferisce all’attrazione morbosa verso chi ha commesso tali azioni. Da un lato qualcuno direbbe che è tutta colpa di questo benedetto web, che dà la possibilità a persone deboli e facilmente impressionabili di trovare un trait d’union, una bandiera sotto la quale identificarsi per sfuggire alla banalità del quotidiano. Colpa del web, che fomenta sentimento negativi e li nutre, lasciandoli fiorire.

Eppure, in realtà, potrebbe essere esattamente il contrario. Il web mette in luce una realtà che esiste e che è sempre esistita, riunisce i fenomeni e in certa misura li isola, li rende noti, invitando implicitamente chi incappa in queste storie a formulare dentro di sé un’opinione ben precisa. Non solo, funge anche da mezzo catartico per dar sfogo verbale e virtuale a chi magari lascerebbe crescere dentro di sé un germe pericoloso, mentre invece, navigando la rete, potrà presto trovare rifugio in un’altra moda.

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