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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Ho fatto la giovane. Ho fatto proprio la giovane. Sono andata a divertirmi, perchè quando uno lavora si dimentica facilmente di cosa voglia dire divertirsi la sera. Quindi ogni tanto ci vuole. Va fatto.

Così sono andata ad un evento che programmavo da un po’: il concerto dei Placebo, dei grandissimi, degli immensi, dei fighissimi Placebo. Sono riuscita a sfondare la folla e a godermi l’ingresso del mio Brian, a pogare e sudare per circa 3 pezzi. Poi mi sono resa conto che non potevo farmi tutti il concerto così, che nè io nè il mio caro amico Tegola abbiamo più l’età. Così ci siamo ritirati a fare i giovani nelle retrovie.

Il mattino dopo non è facile svegliarsi, alzarsi dal letto, carburare. Proviamo con un’endovena di caffè, acqua fresca sulla faccia, testa nel frigo…niente da fare. Sono a cocci. E ho anche un dolore alla gamba sinistra che non saprei proprio giustificare. In qualche modo mi metto in sesto, mi lavo persino i denti. Sono pronta, chi lo avrebbe mai detto.

Faccio per uscire. Devo girare la chiave 4 volte, e la porta sarà aperta. 1, … 1…. beh? Non gira? O_O

Chissà forse tirando la porta verso di me…

1! …. no

O forse spingendola!

1!…. nada

Che cazzo significa!? Non posso uscire da casa mia!? Questo è inaccettabile. Faccio un veloce giro di chiamate alle mie coinquiline, che al momento neanche sono in casa. Niente, a quest’ora dormono ancora.

Sono nella merda. Manco a dire: esco dalla finestra. Nossignore, le finestre hanno sbarre e fitte zanzariere. Sono inevitabilmente prigioniera. Penso che ho provviste sufficienti per sopravvivere un bel numero di giorni, e forse qualcuno si ricorderà di me. Decido di chiamare mio fratello Pino, che non sa cosa fare. Così mi dico che chiamerò un fabbro, ma a quest’ora non mi risponde.
Inizio ad esaminare le finestre di casa per individuare una falla, un punto debole, un passaggio segreto. Sai… in queste vecchie case al piano terra non si sa mai, magari c’è un tunnel che mi porta diretto a casa di Ratzinger. Ma andrei da una prigione all’altra! Sarebbe inutile!

Durante la mia meticolosa ispezione mi accorgo che sotto una delle zanzariere c’è uno spazio che la separa dal davanzale, abbastanza ampio da poterci infilare… una chiave! Già ma a chi la passo sta chiave? Mi serve qualcuno, un passante occasionale, un vicino, un ladro, l’amante della signora di sopra…! Ma sono in un affaccio interno, chiuso con cancello, è agosto cazzo! Anche le lucertole sono in vacanza, non c’è nessuno. Sono prigioniera.

Inizio così a lanciare appelli. Dopo tutto ho pur sempre il mio fido BlackBerry. Tra messaggi di dolore a tutte le persone che conosco (che sono circa 3) e un grido di aiuto su Twitter, qualcuno risponde al mio appello.

Alla fine riesco a convincere il Pino della bontà del mio piano di fuga, che infatti funziona alla perfezione.

Orgogliosa e salva, ricevo anche un gradito encomio di apprezzamento per la potenza indiscussa dei miei agganci, grazie ai quali, ora, non sono più prigioniera.

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