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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

In pratica, alla fine Google ha dovuto in parte cedere alle richieste dell’industria discografica, che già da tempo spingeva perché gli utenti del motore di ricerca più famoso del mondo non potessero accedere facilmente ai siti contenenti materiale protetto dal diritto d’autore.

Google terrà conto di un nuovo valore per stabilire l’ordine dei risultati di ogni ricerca. Si tratta del numero di segnalazioni di violazione di copyright che uno specifico sito avrà ricevuto fino a quel momento. Più segnalazioni il sito avrà ricevuto, più basso risulterà nei risultati ottenuti dalla ricerca.

Rimane oscuro il criterio con il quale le stesse segnalazioni avvengono. L’algoritmo ideato dagli ingegneri informatici del motore di ricerca è strutturato in modo che ad un maggior numero di segnalazioni corrisponda una posizione più bassa nel ranking dei risultati. Ma questo succede a prescindere dall’effettivo contenuto delle pagine web. Ciò significa che potrebbe accadere che siti web dal contenuto perfettamente legittimo ricevano molte segnalazioni e vengano degradati al pari di siti che violano effettivamente il copyright…

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