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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Noi probabilmente conosciamo solo ABC 123, e forse neanche quella. In realtà i Broder Daniel in Svezia sono praticamente un’istituzione e di canzoni ne hanno scritte tante. E adesso sono anche un po’ leggenda, visto che il chitarrista, che si chiamava Anders, si è ammazzato a Stoccolma nel 2008, a soli 33 anni. Ai loro concerti i giovani si mettevano due stelline luccicanti sotto gli occhi, e queste brillavano come se ci fosse una luce che si rifletteva su due lacrime. Una cosa da ragazzi, insomma. I Broder Daniel sono stati scelti per la colonna sonora di un film che ormai ha più di 10 anni, che non so quanta gente abbia avuto il piacere di vedere. Un filmetto costato probabilmente due lire. Quando studiavo a Firenze ricordo di aver visto un volantino che diceva che lo proiettavano a queste cose culturali studentesche alle quali mi sono sempre ben guardata dal partecipare. Forse ho fatto male, perché poi alla fine il film me lo sono visto e mi è piaciuto.

Iniziamo con dire che Elin non è felice. E vabè, non è una novità. Ha 14 anni, vive in un paesino sperduto, dove tutti si conoscono, sono in pochi, hanno il destino quasi già segnato. E’ un posto dove i giovani si vestono tutti uguali, dove il massimo passatempo è fare le feste a casa dei compagni di scuola, sballarsi pur di divertirsi un po’, perché se rimani sobrio sai che palle. Obbiettivamente non è bella, ma forse nella media della sua scuola non è poi così male. Ma è la ragazza più popolare della scuola, perché a quell’età per essere popolare basta andare con tanti ragazzi. Ti dà un certo potere, le altre ragazze ti si fanno amica per non temerti. Tutti credono che Elin l’abbia data via come il merluzzo fresco, in realtà non ne ha mai avuto nessuna voglia. Sembra che le giornate non le passino mai. Qualsiasi cosa la annoia e la deprime. Non sopporta stare a casa e non sopporta uscire, non trova la sua dimensione da nessuna parte. Il che, tutto sommato, alla sua età è più che normale. Però tutte le persone che conosce sguazzano più o meno tranquillamente in quella realtà isolata, dove le mode arrivano quando altrove sono già out, dove i giovani escono in tuta da ginnastica, dove i maschi si intendono di tecnologia e le femmine di look.

Chi ha viaggiato per la Scandinavia lo sa che le case non sono certo fitte. Sa che la densità di popolazione è bassa. Sa che se vivi a Stoccolma è un conto. Stoccolma è una figata. Ma se ti allontani dai grandi centri trovi posti meravigliosi ma pieni di un grande silenzio. Alcuni direbbero che è pace. Ma la pace te la godi se ce l’hai dentro. E Elin non ce l’ha. E quella pace la sente come una prigione, come una quiete che deve necessariamente trasformare in tempesta, per avere l’impressione di sentire qualcosa, di provare qualcosa.

E la prima cosa che riesce a provare, a sentire fortemente, è l’amore. E ti pare poco! E’ la prima cotta vera, quella che non mangi, non dormi, sembra quasi che soffri! Solo che non se lo aspettava. Cioè, non si aspettava che potesse provare questo sentimento per qualcuno che …insomma che non aveva decisamente previsto.

Perché, vi spiego, ci sono due persone che sono innamorate di Elin. Uno è un ragazzo di 17 anni che si chiama Johan. E’ un bravo ragazzo, carino, buono, direi adorabile. Oddio, non è un’aquila, ma almeno non è uno sbruffone come gli altri, ed è tanto dolce, somiglia tanto al mondo di Elin, è vicino alla sua realtà. L’altra persona invece è una ragazza, che si chiama Agnes e ha 16 anni. Si è trasferita da un anno e mezzo in quel buco di culo che si chiama Amal, che si pronuncia omol,  e non si è fatta neanche un amico, un po’ perché è molto timida, un po’ perché si sente questa cosa dentro che non la fa stare a suo agio. Insomma a lei piacciono le ragazze e questo l’ha capito da un pezzo. E non è una cosa con la quale convive serenamente. E poi… le piace tanto Elin, che sembra irraggiungibile, e soprattutto non sembra interessarsi minimamente a lei.

A questo punto si capisce no? Di chi si innamorerà Elin? Troppo facile? Sì, certo, si innamora di Agnes.

Ma che ti credi? Mica è così, pam, automatico. All’inizio è tanto per…per scherzo! Le ruba un bacio per 4 corone, per scommessa. E poi torna, e la bacia per davvero, e allora non è più per scommessa.

E poi scappa, ma a questa ragazza ci pensa e ci ripensa, e ci ripensa ancora, e la cosa la preoccupa sempre di più. Così cerca di cacciare via questa cosa complicata, perché sa benissimo che le renderà la vita in salita, che le farà mettere in discussione una serie di cose che dava per scontate. E poi che vai a dire a tua mamma? E a tua sorella Jessica? E agli amici?  E a scuola? Naaah, troppo difficile, è impossibile, che Agnes si fotta. Così Elin si mette con Johan. Ci va persino a letto,  perché almeno è fatta, ha passato il confine e non si torna indietro. Eh vabè, ma quanto può durare? Dura un cazzo, perché alla fine tanto pensa sempre a Agnes, che di lei a questo punto non ne vuole più sapere, per quanto l’ha ferita.

Finché un giorno Elin raccoglie il coraggio e la convince a farsi ascoltare. E così noi siamo lì, seduti sul divano o dov’è che siamo, e assistiamo con il fiato sospeso ad un coming out un po’ particolare, non dall’arcinoto closet ma dal cesso di una scuola:

E adesso? Adesso che succede? Rivoluzione? Fuoco e fiamme? Esplosioni? No no… niente di tutto questo. Succede che Elin non si annoia più delle cose semplici, succede che capisce che sono favolose, se solo sai con chi condividerle, con chi goderne. E non deve più scappare, o sballarsi, o fuggire dalla quotidianità, perché la quotidianità è quello che desidera. Non c’è il solito bacio languido che chiude il film. C’è invece una scena…banale. Sono solo due ragazze, sedute lì, dentro casa, che bevono un bicchiere di latte al cioccolato e parlano di cose ordinarie. Fuori c’è sempre la merdosissima Amal, ma dentro ci stanno loro. E quindi è tutto diverso.

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