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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: settembre 2012

PINO: me fa male ‘l collo.

CONTESSA: eh a me quanno me faceva male ‘braccio piavo ll’aspirina e mme passava.

PINO: no a tte tt’è ccominciata a ppassà quanno hai fatto sto movimento, pia dala tasca e dda’ la mancia a l’ nipoti, pia dala tasca e dda’ la mancia a li nipoti…

CONTESSA: hahaha no io ‘no la mancia a nnessuno

PINO: eh vvedrai che a mme ‘l mal de collo passerà quanno inizierò a fa sto movimento, pia la mancia e mettila ‘n tasca, pia la mancia e mettila ‘n tasca…

CONTESSA: hahaha

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Mi sono sbarazzata dei calzini con Braccio di Ferro. Tempo fa.

Ma i cassetti non finiscono mai di riservarti sorprese. Nove volte su dieci, se hai relegato un paio di calzini in fondo al cassetto e non lo hai messo per anni, significa qualcosa. Il motivo per il quale non l’hai frullato nel secchio non è sempre semplice da comprendere. Credo abbia a che fare con una leggera forma di sindrome da accumulo compulsivo di calzini. Perché buttarli? Possono tornare utili. In quell’unico giorno nel quale ti troverai con tutti i calzini a lavare, avrai sempre quel paio, quel vecchio paio che non hai buttato.

Così, frugando tra gli accumuli di intimo e calzini in disuso in fondo al cassetto, ho trovato loro: i calzini con le coccinelle. Si tratta di un esemplare sopravvissuto ad una delle ultime epurazioni di calzini dissidenti. Apparteneva alla famiglia dei calzini delle scuole medie, credo. Fu acquistata con la coppia di calzini da tempo esiliata, azzurri, che riportavano l’effige di una coccinella esattamente sul tallone. Questi qui, invece, sono bianchi e completamente costellati di coccinelle.

Molto insidiosi. Immettibili con i pantaloncini corti, perché dotati di bordino  irregolare alla caviglia, tipico dei prodotti a marchio Lelli Kelly. Non so cosa mi è preso. Li ho portati a Roma. Ho pensato che potevano servirmi in caso di emergenza.

E l’emergenza è arrivata. Presa dalla fretta e per non svegliare la mia coinquilina, frugo al buio nel cassetto adibito della mia residenza, casa Staminkia. Ne estraggo qualcosa che al tatto somiglia ad un paio di calzini ed esco dalla stanza. Mi accorgo di aver pescato proprio quelli, a questo punto è troppo tardi. Mi servono. Li infilo, mi rendo conto che hanno perso qualcosa del loro antico vigore. La stoffa non è più buona, sono vagamente lenti. Ma non importa, metto le scarpe e corro via.

Camminando velocemente verso la metro, mi rendo conto dell’errore che ho fatto. I calzini sfibrati mi scendono… li sento abbassarsi, sempre più giù verso il tallone, ballano il limbo e stanno per raggiungere il loro scopo: arrivarmi a metà pianta del piede. Non posso fermarmi in mezzo alla strada, no? Devo arrivare fino all’ufficio, trovare privacy (facilissimo in un open space), togliermi le scarpe e sistemarli. E’ complicato, ma amo le sfide.

E alla fine della giornata non mi resta che tornare a casa e gettarli nella raccolta indifferenziata, sempre che sia il posto giusto….

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IO: Ma a quest’ora c’è Uomini e Donne???

MARY: No.

VERONICA: Ma noi lo guardiamo a quest’ora.

IO: …Cioè, voi vi vedete le repliche di Uomini e Donne alle nove e mezza de sera???

VERONICA: Sì, imparerai anche te. babbini tour operator non lo vedeva e poi ha imparato ad appassionarsi. Presto abbraccerai tutti e ti sveglierai di buonumore. 

IO: siete singolari…

MARY: cioè, lei che ci dice singolari… non me lo sarei mai aspettato…

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Ciao. Io sono una giovane (o quasi giovane) laureata di nuovo ordinamento. No non sono come quella in foto, un po’ più brutta. Ho meno di 30 anni, anche se ancora per poco. Ho finito la magistrale nel 2008. Se sono brava ad insegnare non lo so. Magari faccio schifo, questo lo potranno dire le persone che hanno avuto la sfortuna di avermi come insegnante, tutti quasi miei coetanei. Per qualche anno l’ho fatto, in effetti. Poi ho cambiato strada perché lo facevo praticamente quasi gratis e, per quanto mi piacesse, ad un certo punto ho sentito la pungente esigenza di guadagnarmi da vivere.

Lavoro da non moltissimo tempo, e nel frattempo sono nelle graduatorie di terza fascia, quelle d’istituto. Ci sto perché non sono abilitata. E non sono abilitata perché ad un certo punto hanno chiuso quella cagata fotonica che erano le SSIS, cioè altri due anni a pagamento, per andare poi (forse) a fare un lavoro nel quale ti tratteranno come l’ultimo parassita della pubblica istruzione, ti daranno dell’ignorante e del nullafacente e ti pagheranno anche poco. Totale: circa 6/7 anni, se sei in regola con gli studi.

Ebbene, ad un certo punto arriva il ministro Profumo, che dice che si farà un nuovo Concorso per la scuola. Lo chiamano il Concorsone, perché migliaia e migliaia di persone troveranno lavoro grazie a questo miracolo amministrativo. E così tutti i precari hanno detto, noooo è ingiusto! Ci siamo prima noi! E poi i sindacati hanno detto, nooooo, è ingiusto! Ci siamo prima noi! Tutti a piccarsi a vicenda per avere un contratto a tempo indeterminato nella pubblica istruzione, nello stato.

Tutti… nel senso… i soliti! Perché in realtà questa cosa dei lavoro pubblici resta una cosa di generazioni passate, che con quelle presenti non c’entra assolutamente niente. Niente di più vero, perché incuriosita e anche leggermente tentata di farlo pure io, mi vado a leggere il bando. E scopro una cosa che un po’ ha dell’incredibile e un po’ è la riconferma del fatto che l’Italia non vuole proprio essere un paese per giovani.

Scopro, infatti, che chi si ha finito il suo percorso di studi universitari dal 2001/2002 al 2012….è escluso. Mi spiego meglio, perché forse non è chiaro. I giovani sono esclusi. Sono esclusi quasi tutti quelli di nuovo ordinamento, tranne quelli che hanno fatto il passaggio dal vecchio al nuovo appena quest’ultimo è entrato in vigore. Sono esclusi i più giovani laureati italiani. Le nuove leve, quelle sulle quali tutti dicono che si deve puntare per rilanciare il paese, e anche e soprattutto l’istruzione, immettendo freschezza, un po’ di slancio creativo.

Quei giovani (e mi ci metto in mezzo anch’io) sono quelli che dovrebbero andare in massa davanti al Miur a tirare merluzzi marci, vongole avariate, sacchetti di merda e buste di piscio. Invece non ci credono, e poi se ne vanno via perché ne hanno abbastanza, e li mettono a fare ricerca e ad insegnare addirittura nelle università straniere. Sono quelli che poi i politici dicono che i cervelli italiani ci rendono orgogliosi. Quelli che li intervisti e ti dicono, no beh l’Italia mi manca molto, ma qui è un altro mondo.

E così via…

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Tutti dovrebbero guardare Trainspotting una volta nella vita. Ma soprattutto tutti dovrebbero guardare The Acid House. In realtà varrebbe la pena leggeri i libri ma in lingua originale non sono così facili e alla portata. E in italiano non lo posso proprio accettare. Perciò a questo punto tanto vale vedersi i film.

Ho sempre preferito il lugubre The Acid House al finale tutto sommato lieto di Trainspotting. Per un italiano non è per niente facile immedesimarsi negli abitanti delle squallide periferie britanniche. Cioè, anche noi abbiamo squallide periferie, ma gli squallori nazionali sono diversi di paese in paese, mentre i luccichini sono sempre un po’ tutti uguali, cosmopoliti, omologati. Lo squallore caratterizza il luogo, e viceversa.

Per un ragazzo oggi può essere fuorviante vedere Trainspotting.

Mi spiego. Tutte e due le storie parlano di ragazzi. Di ragazzi finiti, allo sbando, completamente fuori dal resto del mondo. Sono figli di una realtà sociale e urbana che li definisce, li cresce e li finisce come feccia. Nient’altro che feccia. Non sanno niente, sono concentrati esclusivamente sulla loro piccola, orrida realtà. Hanno il cervello impastato da droghe, alcol e merda. Anzi, sono letteralmente nella merda. Tutti si ricordano quelle famose scene in cui Mark (il protagonista di Trainspotting) si infila nel cesso per recuperare la dose che gli è caduta, o quando l’amico si caga sotto mentre dorme e riempie di merda (per errore) la famiglia della ragazza dalla quale ha dormito.

Questo è il motivo per il quale per i giovani è quasi nocivo guardare Trainspotting. Perché è un film stupendo ma può quasi farti pensare che ci puoi fare una risata, che tutto sommato essere degli scoppiati è divertentissimo. Certo, può essere divertente se, come Mark, ne esci. Può essere un passato su cui ridere e scherzare nel momento in cui prendi uno di quei treni che ti limitavi a guardar passare, e te ne fuggi via.

Hai diritto all’amore, hai diritto a farti una vita, a cominciare da zero e ad arrivare a qualcosa di buono. Mark è uno che ce l’ha fatta. Per questo non bisogna prendere lui come esempio. Perché io mi sono addirittura commossa di felicità per Mark, che si è risvegliato da quel sonno puzzolente nel quale dormiva da troppo tempo.

Per capire quanto si può cadere in basso devi guardare The Acid House. Io ricordo distintamente la sera in cui lo guardai, e risale a moltissimi anni fa. Forse facevo i primi anni di liceo. Mi ha lasciato addosso un’angoscia che non so spiegare. Mi ha fatto improvvisamente venire voglia di fare, di muovermi, mi sentivo irrequieta, piena di energie e dentro di me dicevo, io non sono come loro, io come loro non ci voglio finire, costi quel che costi. I personaggi di The Acid House non si muovono, mai. C’è Dio che ogni tanto compare e li sprona a darsi una mossa, a fare qualcosa in più, a fare un passo.

Li mette alla prova ma loro falliscono miseramente. Tre giovani che mandano tutto completamente a puttane. Uno muore in un modo assurdo, in una sorta di rivisitazione della metamorfosi di Kafka. Un altro è un fallito sotto tutti gli aspetti, specialmente come marito. L’ultimo (perché rispetto al libro le storie sono solo 3) è un giovanotto senza speranza completamente spappolato dagli acidi. Nessuno ha una via d’uscita. Nessuno fa niente per cercarla. Nemmeno Dio li smuove.

Mi hanno insegnato più questi tre perdenti che Mark il risorto. Ho voluto stabilire nella mia testa una distanza netta tra me e loro, una linea di separazione. Come loro, mai. Ho stabilito quella sera che avrei cercato di vivere con un po’ di passione, di studiare, di lavorare, di capire, di leggere, di innamorarmi della persona giusta, di lottare per tenermi le cose che valgono la pena. Ho stabilito di cambiare qualora gli eventi indipendenti dalla mia unica volontà prendessero una piega brutta. E quindi devo ringraziare Irvine Welsh, questo scrittore pelato, scozzese, che ha scritto Trainspotting e The Acid House e che mi ha insegnato queste cose. E che domani compie gli anni. 54. Auguri.

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Io non lo so se avete rubato veramente. Perché il problema è che io sono garantista dentro, fino al culo. E finché non vi condannano, per me siete innocenti fino a prova contraria. Però sai, ci fanno vedere le carte, i documenti delle vostre spese, ecc.

E sì, secondo me guadagnate troppo. Guadagnate tanto che un consigliere regionale prende in un mese quello che io prendo in un anno. E certo, mi dispiace perché vorrei essere ricca pure io, lo ammetto. A chi non piace avere tanti soldi? A me sì! Mi piacerebbe tantissimo. Però va bene, non mi lamento. Vorrei solo che i vostri compensi fossero più decenti, che una volta che non siete più in carica non abbiate diritto a percepire altri soldi per il semplice fatto di aver avuto per un certo periodo di tempo quella carica particolare. Non lo trovo giusto.

Ma ok, lasciamo da parte questa cosa. Veniamo a noi. Avete rubato? Chissà. Pare di sì. Pare che abbiate rubato. Un’altra volta. Perché mica è la prima eh… Bene. Siamo qui, noi cittadini, a sentivi mentre state lì seduti a parlare con Floris su Rai 3. Siete lì tutti a dire che a rubare sono gli altri. E quando vi dicono che non siete stati onesti vi incazzate come belve.

Poi arriva Gian Antonio Stella, che parla e moralizza tutti. Che dice peste e corna. Si scandalizza e dice che la politica non deve essere presa come un mestiere. E questa cosa è vecchia come il mondo. Non condivido questa opinione, la trovo fuorviante, ma ok, rispetto la visione altrui. Poi dice che la politica non è un mestiere perché  per farlo non bisogna usare la pialla o il cacciavite… E mi chiedo se per fare il giornalista invece serva. Mi chiedo se uno che non sa usare la pialla e il cacciavite sia una merda a prescindere. Evidentemente sì. Immediatamente penso che in fondo… neanche io so usare la pialla. Forse il cacciavite sì. Una volta ci ho anche sturato un lavandino. E poi non basta ancora, Stella è scatenato e dice anche che per fare politica non bisogna aver letto libri, non bisogna sapere niente. E giù, tutti ad applaudire.

NIENTE.

Quel niente mi colpisce. Mi suona veramente male. Eppure lì sono presenti dei politici. Si stanno parando il culo di fronte ad accuse di ruberie, con il solito A MIA INSAPUTA, ma non hanno la dignità di alzarsi e dire a quel giornalista che invece non è per niente vero che per fare politica da persone serie e competenti non bisogna sapere niente! Che so, magari portando esempi concreti, prove tangibili, o anche solo facendo gli offesi! E invece stanno lì, zitti, a farsi dire che sono degli inetti incompetenti e ignoranti.

Vi prego, date un segnale. Ve ne prego. Dite a Stella che non si deve permettere di dire certe cose, perché i politici presenti in studio (Polverini, Di Pietro, Moretti) non sono stati in grado di difendere la loro stessa categoria.

Vergogna.

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Beh, tra le varie cose che sono successe oggi, c’è anche il fatto che in Spagna si stanno risollevando le proteste. Sì, in pratica è la ripresa degli indignados. Era da un po’ che la preparavano sta cosa, che se lo dicevano. Hanno usato i social network per mettersi d’accordo e sono scesi in piazza. E in questo momento Twitter è pieno di loro post, foto, video, commenti, incoraggiamenti di gente che non è con loro ma vorrebbe esserci. Vanno ad occupare il Congreso, perché stanno con le pezze al culo e si sono rotti le palle.

In questo momento gira voce che la polizia sta registrando tutti, e girano anche dei video su questa cosa qua.

La storia è partita da Madrid ma pare che anche in Andalusia si stiano muovendo, in particolare, mi pare di capire, a Siviglia.

Seguendo gli hashtag #25s #watch25s #hoyes25s #rodeaelcongreso e #ocupaelcongreso si può avere un’idea di quello che succede. 

In tutto il mare di twittate, un twit mi colpisce moltissimo:

Io non so se Svetlana è una twittera inventata, però è magnifica ugualmente.

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