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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Il nome originale è Gawain, ma noi lo conosciamo come sir Galvano, ed è uno dei cavalieri della Tavola Rotonda. E’ anche uno dei più fedeli e leali servitori di Re Artù. Un cavaliere senza macchia e senza paura, al servizio dei poveri. E’ un po’…l’antivampiro, l’antioscurità, perché quando cala il buio e avanzano le tenebre perde la sua forza. Lui è forte alla luce del sole, quando tutto è limpido, trasparente, quando non c’è nulla da nascondere. Perché lui effettivamente non ha nulla da nascondere e si muove sicuro di sé, ha un cuore puro, un cuore buono. E il suo cuore è anche sincero. In  Excalibur (1981, capovaloro assoluto e inimitabile, ancora ampiamente insuperato), è l’unico ad avere il coraggio di dire al Re che quella strappona unta della moglie, Ginevra, se la fa con Lancillotto.

Un bel fegato, non c’è che dire. Dalla leggenda del ciclo arturiano, Gawain ha avuto una successiva, inaspettata (e forse poco conosciuta) vita nel 1973, grazie ad un signore che si chiamava William Steig.

William ha avuto una lunga vita, sufficientemente lunga da permettergli di sposarsi 4 volte e fare 3 figli. Doveva essere un tipo particolare.  Era figlio di immigrati, gente che dall’Europa era andata negli Stati Uniti. William raccomandava sempre ai propri figli di non trovarsi mai un lavoro 9 to 5, ovvero che li tenesse impegnati in ufficio dalla mattina alla sera. Mai, perché nella vita è molto importante coltivare i propri interessi, i propri talenti, i gusti, le inclinazioni.  E i suoi figli l’hanno preso alla lettera: uno suona il flauto, una dipinge e l’altra è attrice. William è stato un illustratore molto famoso, lavorava per The New Yorker e scrisse anche storie per bambini.  Molti associano il suo nome a Shrek, perché è lui che s’è inventato il personaggio di quell’adorabile, burbero orco puzzoloso, nel 1990. Ma io non ne sapevo nulla. Io ero rimasta a Gawain.

Non ne sapevo nulla perché in quegli anni, i primi anni 90, quando ho conosciuto Gawain, non potevo sapere chi fosse Shrek, sarebbe diventato famoso solo molti anni dopo. Ero piccola ed ero andata in vacanza con la mia famiglia. Divoravo libri come fossero pasticcini, ne leggevo una quantità incredibile. Soprattutto d’estate. A mia madre piaceva che io leggessi tanto, perché anche lei ha sempre letto tanto. Così mi comprò un libricino della Mondadori. Era di quelli delle collane per bambini. Per leggerlo dovevi avere almeno 8 anni e io ero abbastanza grande da poterlo leggere. Si intitolava Il Vero Ladro e William ne scrisse la storia e ne curò le illustrazioni.

Il protagonista era Gawain. Gawain è… un’oca. O meglio UN oca. E’ un onesto cittadino, che ha accettato di mettere da parte la sua vita tranquilla e serena per servire il suo Re, perché è estremamente fedele e affezionato al suo sovrano, proprio come un cavaliere della Tavola Rotonda.

Anche lui, come sir Galvano, non ha niente da nascondere. E’ uno a cui piace andare in giro a testa alta, uno amato da tutti e da tutti considerato buono e sincero. Finché un giorno iniziano a sparire pezzi del tesoro reale al quale fa la guardia. Lui e il grosso Re orso sono le uniche persone ad avere le chiavi della stanza del tesoro. E un bel giorno, mentre inizia a salire il sospetto, un orribile gatto, ministro del Re, suggerisce che l’unica cosa saggia da fare è processarlo. Le prove a suo carico sono meramente indiziarie, ma come spesso accade, anche nel nostro mondo di umani in stile XXI secolo, il sospetto, la diceria, l’insinuazione…possono molto, anche molto più della giustizia, della dea bendata. E la gente, che prima considerava Gawain un simbolo di onestà e rettitudine, gli volta le spalle, lo guarda storto, lo disprezza. In fondo si tratta delle loro tasse! Ha rubato le loro tasse!

Le guardie reali perquisiscono ogni angolo della sua casa, viene interrogato più volte, spogliato della divisa e infamato. Ma la refurtiva è introvabile. Basterebbe questo a proteggerlo dalle accuse, non trovi il corpo del reato, non trovi il reato! Ma il Re, che lo amava almeno quanto era amato a sua volta dalla sua fedele guardia, incalzato dalla gente e dal velenoso germe del sospetto, non può che ordinarne l’arresto.

Sotto l’ombra scura dell’odio, anche Gawain si indebolisce, proprio come sir Galvano. Si insinua dentro di lui l’idea che nessuno più merita la sua onestà, il suo rispetto e la sua lealtà. Si sente solo e abbandonato…e si incazza giustamente come una belva, così se ne vola via prima che lo acchiappino per arrestarlo e si nasconde nella foresta, dove vive da esule.

Intanto il vero ladro, Derek, è a piede libero, ma si sente tremendamente in colpa. Nessuno lo nota, perché Derek è un topo, che ha trovato un minuscolo ingresso segreto alla stanza del tesoro reale, e si è decorato quella topaia di tana che si ritrova con ricchezze inimmaginabili. Non che sia un topo avido, è solo uno che non ha mai avuto niente nella vita. Ma l’idea di pensare a se stesso come ad un ladro lo fa morire dentro. Perciò decide di continuare i furti in modo scagionare il buon Gawain.

A quel punto, la città intera è sgomenta. Si sentono tutti delle merde per aver dubitato di quel buon oca. Derek invece è felicissimo perché sente di aver fatto la cosa giusta. Non gli importa di finire in prigione. Corre a cercare Gawain e lo convince a tornare.

Non ho mai capito come Gawai riesca a perdonare i suoi detrattori. Forse sono troppo rancorosa. Ma gli ho sempre voluto bene a questo personaggio dalle bianche piume. E la cosa che mi ha molto colpito di questa storia, e che mi colpisce ancora, è un’illustrazione che si trova alla fine del libro. William ha disegnato il Re che abbraccia Gawain e piange. Non so perché ma mi ha sempre commosso a palate.

Bisogna sempre stare attenti quando si sta lì a decidere della vita delle persone. O delle oche.

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