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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tutti dovrebbero guardare Trainspotting una volta nella vita. Ma soprattutto tutti dovrebbero guardare The Acid House. In realtà varrebbe la pena leggeri i libri ma in lingua originale non sono così facili e alla portata. E in italiano non lo posso proprio accettare. Perciò a questo punto tanto vale vedersi i film.

Ho sempre preferito il lugubre The Acid House al finale tutto sommato lieto di Trainspotting. Per un italiano non è per niente facile immedesimarsi negli abitanti delle squallide periferie britanniche. Cioè, anche noi abbiamo squallide periferie, ma gli squallori nazionali sono diversi di paese in paese, mentre i luccichini sono sempre un po’ tutti uguali, cosmopoliti, omologati. Lo squallore caratterizza il luogo, e viceversa.

Per un ragazzo oggi può essere fuorviante vedere Trainspotting.

Mi spiego. Tutte e due le storie parlano di ragazzi. Di ragazzi finiti, allo sbando, completamente fuori dal resto del mondo. Sono figli di una realtà sociale e urbana che li definisce, li cresce e li finisce come feccia. Nient’altro che feccia. Non sanno niente, sono concentrati esclusivamente sulla loro piccola, orrida realtà. Hanno il cervello impastato da droghe, alcol e merda. Anzi, sono letteralmente nella merda. Tutti si ricordano quelle famose scene in cui Mark (il protagonista di Trainspotting) si infila nel cesso per recuperare la dose che gli è caduta, o quando l’amico si caga sotto mentre dorme e riempie di merda (per errore) la famiglia della ragazza dalla quale ha dormito.

Questo è il motivo per il quale per i giovani è quasi nocivo guardare Trainspotting. Perché è un film stupendo ma può quasi farti pensare che ci puoi fare una risata, che tutto sommato essere degli scoppiati è divertentissimo. Certo, può essere divertente se, come Mark, ne esci. Può essere un passato su cui ridere e scherzare nel momento in cui prendi uno di quei treni che ti limitavi a guardar passare, e te ne fuggi via.

Hai diritto all’amore, hai diritto a farti una vita, a cominciare da zero e ad arrivare a qualcosa di buono. Mark è uno che ce l’ha fatta. Per questo non bisogna prendere lui come esempio. Perché io mi sono addirittura commossa di felicità per Mark, che si è risvegliato da quel sonno puzzolente nel quale dormiva da troppo tempo.

Per capire quanto si può cadere in basso devi guardare The Acid House. Io ricordo distintamente la sera in cui lo guardai, e risale a moltissimi anni fa. Forse facevo i primi anni di liceo. Mi ha lasciato addosso un’angoscia che non so spiegare. Mi ha fatto improvvisamente venire voglia di fare, di muovermi, mi sentivo irrequieta, piena di energie e dentro di me dicevo, io non sono come loro, io come loro non ci voglio finire, costi quel che costi. I personaggi di The Acid House non si muovono, mai. C’è Dio che ogni tanto compare e li sprona a darsi una mossa, a fare qualcosa in più, a fare un passo.

Li mette alla prova ma loro falliscono miseramente. Tre giovani che mandano tutto completamente a puttane. Uno muore in un modo assurdo, in una sorta di rivisitazione della metamorfosi di Kafka. Un altro è un fallito sotto tutti gli aspetti, specialmente come marito. L’ultimo (perché rispetto al libro le storie sono solo 3) è un giovanotto senza speranza completamente spappolato dagli acidi. Nessuno ha una via d’uscita. Nessuno fa niente per cercarla. Nemmeno Dio li smuove.

Mi hanno insegnato più questi tre perdenti che Mark il risorto. Ho voluto stabilire nella mia testa una distanza netta tra me e loro, una linea di separazione. Come loro, mai. Ho stabilito quella sera che avrei cercato di vivere con un po’ di passione, di studiare, di lavorare, di capire, di leggere, di innamorarmi della persona giusta, di lottare per tenermi le cose che valgono la pena. Ho stabilito di cambiare qualora gli eventi indipendenti dalla mia unica volontà prendessero una piega brutta. E quindi devo ringraziare Irvine Welsh, questo scrittore pelato, scozzese, che ha scritto Trainspotting e The Acid House e che mi ha insegnato queste cose. E che domani compie gli anni. 54. Auguri.

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