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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Mi sono sbarazzata dei calzini con Braccio di Ferro. Tempo fa.

Ma i cassetti non finiscono mai di riservarti sorprese. Nove volte su dieci, se hai relegato un paio di calzini in fondo al cassetto e non lo hai messo per anni, significa qualcosa. Il motivo per il quale non l’hai frullato nel secchio non è sempre semplice da comprendere. Credo abbia a che fare con una leggera forma di sindrome da accumulo compulsivo di calzini. Perché buttarli? Possono tornare utili. In quell’unico giorno nel quale ti troverai con tutti i calzini a lavare, avrai sempre quel paio, quel vecchio paio che non hai buttato.

Così, frugando tra gli accumuli di intimo e calzini in disuso in fondo al cassetto, ho trovato loro: i calzini con le coccinelle. Si tratta di un esemplare sopravvissuto ad una delle ultime epurazioni di calzini dissidenti. Apparteneva alla famiglia dei calzini delle scuole medie, credo. Fu acquistata con la coppia di calzini da tempo esiliata, azzurri, che riportavano l’effige di una coccinella esattamente sul tallone. Questi qui, invece, sono bianchi e completamente costellati di coccinelle.

Molto insidiosi. Immettibili con i pantaloncini corti, perché dotati di bordino  irregolare alla caviglia, tipico dei prodotti a marchio Lelli Kelly. Non so cosa mi è preso. Li ho portati a Roma. Ho pensato che potevano servirmi in caso di emergenza.

E l’emergenza è arrivata. Presa dalla fretta e per non svegliare la mia coinquilina, frugo al buio nel cassetto adibito della mia residenza, casa Staminkia. Ne estraggo qualcosa che al tatto somiglia ad un paio di calzini ed esco dalla stanza. Mi accorgo di aver pescato proprio quelli, a questo punto è troppo tardi. Mi servono. Li infilo, mi rendo conto che hanno perso qualcosa del loro antico vigore. La stoffa non è più buona, sono vagamente lenti. Ma non importa, metto le scarpe e corro via.

Camminando velocemente verso la metro, mi rendo conto dell’errore che ho fatto. I calzini sfibrati mi scendono… li sento abbassarsi, sempre più giù verso il tallone, ballano il limbo e stanno per raggiungere il loro scopo: arrivarmi a metà pianta del piede. Non posso fermarmi in mezzo alla strada, no? Devo arrivare fino all’ufficio, trovare privacy (facilissimo in un open space), togliermi le scarpe e sistemarli. E’ complicato, ma amo le sfide.

E alla fine della giornata non mi resta che tornare a casa e gettarli nella raccolta indifferenziata, sempre che sia il posto giusto….

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