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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

L’espressione fare un salto assume significati diversi a seconda del contesto sociale e urbano dove ci si trova catapultati. Noi della piccola città, ancora non riusciamo a capire, o forse non vogliamo accettare, che a Roma fare un salto da qualche parte equivale a dire: mi servono un paio d’ore come minimo, che devo sbrigare una piccola faccenda. Non aspettarmi per cena. Se non torno entro quattro ore, chiama gli ospedali o le centrali di polizia.

Partiamo dalla cittadina che ci diede i natali, corredati di chili di spesa a buon prezzo e della compagnia di Pisello. Fu di Pino la pessima idea di fare un salto a Porta di Roma prima di andare a casa, per comprare un prezioso dono per la sua amata.

Domenica. Ore 19.15. Piove. Siamo tre precari: un’impiegata, un dottorando e un libero professionista.

Passiamo il tornello di ingresso e dopo 10 metri ci fermiamo. Urca, c’è un po’ di traffico. Ma vedrai che scorre. Dopo 15 minuti non ci siamo mossi di un metro. Dietro e davanti a noi, macchine asserragliate. E partono i soliti cretini che strombazzano, come se bastasse un colpo di clacson ben deciso per muovere questa marea meccanica variopinta e bagnata. Entriamo nel panico. Non faremo mai in tempo.

La decisione: dividiamoci.

Pino salta fuori con un ombrello da donna e corre a comprare il dono.

Io e Pisello restiamo a difesa dell’autovettura, in paziente attesa che il serpentone si muova.

Quando Pino torna, abbiamo fatto forse 7 metri. Sono le 20. Fortunatamente dopo un po’ inizia Dee Giallo. Almeno ci distraiamo. Inizia a scapparmi la pipì. E’ un’ora che siamo bloccati senza uscita. Non c’è nessuno che ci venga a rassicurare, a dirci che andrà tutto bene, che stanno lavorando per noi. Nessuno sta lavorando per noi.

Arriva la fame.

PINO: Oh, s’aprimo n birrino?

Via, birrino.

PISELLO: Ao ragà io c’ho le melanzane.

Via, melanzane.

PISELLO: volete un po’ de prosciutto cotto?

Via, prosciutto cotto.

IO: se volete il dolcetto c’avemo i kinderbbrioss.

Via, Kinder Brioss.

PISELLO: frutta? to’ c’ho un mandarino.

E a questo punto Pisello c’ha l’abbiocco post cena. E noi siamo ancora bloccati, sono le 20.40. Iniziamo a disperare. Meno male che Pisello ha fatto lo scout e semmai domattina organizza un fuocherello per scaldare il latte e farci fare colazione. Io inizio a scrivere all’account Twitter di Porta di Roma, chiedendo che mandino rinforzi. Le mie richieste rimangono inascoltate. Ripeto, nessuno sta lavorando per noi.

Ma mentre pensiamo che le scorte alimentari sono sufficienti per almeno due settimane e che comunque abbiamo quel cazzo di centro commerciale a nostra completa disposizione, qualcosa si muove. Lentamente vediamo la luce, emergiamo e riusciamo a fuggire da quella trappola.

Io, a Porta di Roma, non ci torno neanche al fuori tutto.

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