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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Stringendo al massimo, riducendo all’osso, quello che è importante, quello che ti fa stare bene, è il calore.

Ci sono cose, come la vittoria, che possono darti una momentanea illusione di calore.

Potresti essere un calciatore famoso, un uomo per bene, tutto d’un pezzo, appassionato e onesto. Sei all’apice della tua carriera perché hai segnato un golasso incredibile e tutti ti adorano. Però ti fai male durante un allenamento e rimani fregato. Ma anziché sentirti perso capisci che la tua vocazione è fare l’allenatore, però nessuno te ne dà la possibilità. Eppure hai una tattica vincente, magnifica, un programma minuzioso, quello schema che chiami L’uomo in più. Per inseguire questo pallino rinunci anche all’ultima possibilità di essere felice con la donna che ami. Quella sarebbe stata una via d’uscita, o almeno un nuovo inizio. Ma piuttosto che rinunciare a quel sogno mandi a puttane la possibilità di venire apprezzato almeno come uomo, se non come allenatore.

Oppure, ad esempio, immagina di essere un cantante napoletano. Uno dei tanto per i quali il pubblico stravede sempre e comunque. Immagina che, anche non essendo più giovane, fai la vita del giovane, e del giovane coi soldi, perciò praticamente non rinunci a niente. Tutti ti adorano, e sicuramente è per via della tua musica, la cosa che ti dà il successo e che rende possibile tutto il resto. Sei circondato da soldi, fama, ammirazione e ottieni tutto quello che ti va. Chi se ne frega se non ami più tua moglie, tanto te ne fai una diversa ogni volta che ti gira. Poi un bel giorno ti trovano a letto con una minorenne e va tutto a puttane, anzi a puttanissime.

La differenza tra te che sei un cantante e quello che è un calciatore, è che tu alla fine sei più forte. Di finire i tuoi giorni da solo o ridimensionando le tue aspettative e i tuoi sogni non ti va per niente. Preferisci piuttosto mandare a fanculo tutto il passato, che è una cosa noiosa, e trovare una dimensione che ti sappia restituire un po’ di calore, stando in compagnia di chi sa apprezzare almeno il modo stupendo in cui sai cucinare la spigola.

Tu, contrariamente al calciatore, alla fine giungi alla conclusione che a vita è na strunzata, non nel senso che sia da buttar via, ma sicuramente è da prendere per il verso giusto, senza ammalarsi dietro alle cose, perché tanto la vita non è fatta che di momenti, uno di seguito all’altro, e tutto quello che ti dà ebbrezza è un altro momento, che passa veloce come una pippata di coca.

Il calciatore è convinto che nella vita non esiste il pareggio, accontentarsi è una merda, una cosa da deboli e da falliti, piuttosto meglio perdenti che pari e patta.

Tu invece sei convinto che alla fine, se hai abbastanza palle, trovi nella quiete del pareggio una bella vittoria. Così, senza che nessuno te lo abbia chiesto, senza che sia tuo dovere, aiuti questo sconosciuto calciatore a pareggiare in extremis, tanto per dare un senso diverso alla sua sconfitta. E allo stesso tempo pareggi pure tu, anche perché cosa vuoi fare a questo punto? Vincere? Nelle tue condizioni? Impossibile.

Ma perdere mai, perdere è una merda peggiore del pareggio. Meglio piuttosto trovar qualcuno che apprezzi la tua ottima spigola. E visto che a casa tua non ci viene più nessuno….

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