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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Ovviamente non ho seguito il dibattito in diretta. Ma posso dire che in differita ne ho seguito i punti chiave: tasse, sistema sanitario, sicurezza. Dicono che il dibattito tra i vice, per forza di cose, sia meno indicativo, meno importante per i sondaggi, meno incisivo sull’opinione pubblica. Personalmente, non la penso così. Anzi, proprio il fatto che avvenga tra due figure minori lo rende senza esclusione di colpi, e per questo mi ha interessato più che quello tra i big.

I due, Biden e Ryan, si sopportano poco.  Nessuno dei due mi sembra un’aquila. Nessuno dei due mi è particolarmente simpatico. Uno ride forse un po’ eccessivamente, come se gli stessero solleticano una chiappa da dietro la sedia; l’altro ha sempre sti occhi sgranati, come se gli avessi appena detto che hai 5 coglioni, di cui uno ovale come una palla da rugby.

Li trovo buffi, tutti e due. Non saprei dire chi mi sembra più credibile.

Ma una cosa mi ha colpito, e mi colpisce in generale, tutte le volte che mi fermo a riflettere. E mi ha colpito anche ascoltando i due tipi dibattere tutti impegnati.

Non riesco a capire come si possa conciliare l’idea di uno stato leggero e non intrusivo, che personalmente mi trova assolutamente favorevole, con l’idea che io non possa decidere chi sposare o se abortire, perché quello stesso stato, che si auto definisce leggero e non intrusivo, lo decide al posto mio.

Se prendo una decisione che riguarda la mia vita, il mio futuro, il mio corpo e il mio benessere, lo stato non può che accettarla, perché non è superiore a me. Sono io, individuo, che vengo prima di lui. E una decisione del genere spetta a me, e a me soltanto.

Questi sono alcuni minuti tratti dalla parte del dibattito che ha riguardato l’aborto. Un argomento mooolto spinoso, che ti porta a dire delle banalità sconcertanti e per lo più dettate dalla tua sensibilità e dalla tua esperienza. E non potrebbe essere altrimenti:

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Ryan ha detto questa frase, che mi ha colpito parecchio: I dont see how a person can separate their private life from their public life or their faith. […]

Ah, interessante. Prima cosa, non capisco cosa c’entrano la vita pubblica e quella privata con la questione dell’aborto. E a proposito di questo, credo invece che le due cose debbano restare necessariamente ben separate. Ma come? Tutta la pippa sulla privacy, e poi la mia vita pubblica e quella privata coincidono? Non credo di poterlo accettare. Così come non mi frega niente di sapere con chi se la fa un politico o finanche il mio capo. Non voglio giudicare una persona per le sue scelte, per quello che ha deciso di fare per rendersi felice. Ognuno viene a patti con se stesso e con la propria coscienza. A me basta che un politico o il mio capo facciamo bene il loro mestiere, e pretendo che chiunque abbia lo stesso atteggiamento con me.

Capisco di più invece il collegamento tra vita privata e fede. Riesco a concepirlo. Conosco persone che pur di non abortire hanno tenuto un figlio con problemi gravissimi, hanno partorito a 16 anni o sono rimaste mamme single. Conosco queste persone e le ammiro. Ma non è detto che tutti abbiano la stessa forza, non è detto che tutti abbiano la stessa fede, e non è neanche detto che tutti abbiano una fede. E questo al di là del fatto che abortire sia una cosa brutta, una cosa che non si fa come si starnutisce o come ci si toglie una caccola. Questo sembra che Ryan non riesca a capirlo.

Afferma poi:  The policy of a Romney administration is to oppose abortion with exceptions for rape, incest and life of the mother. 

Mi interessa soprattutto la questione della vita della madre. C’è una differenza tra sopravvivere e vivere, mi pare talmente ovvio da essere ridondante. Tu, che difendi la vita, come puoi decidere quale delle due vite valga la pena salvare? Mh? Quale vale di più? Quella di una madre, che magari è anche moglie, e che a sua volta è una figlia, sorella, amica, e che magari potrà provare ad avere altri figli in futuro (visto che evidentemente questa gravidanza non è andata a buon fine), o che magari deciderebbe di adottare un bimbo in difficoltà qualora non riuscisse ad averne di propri; o quella di un bambino che, per quanto preziosa, appartiene ad un essere umano che non è ancora cosciente di esistere? Capisco che non è facile rispondere…lo capisco. Pro life, d’accordo. Ma la life di chi? E quindi perche’ chiamarsi pro life? Boh…e’ strano.

E sì, sono d’accordo con Biden, che dice: I accept my Church’s position on abortion as a de fide doctrine. Life begins at conception. I accept that position in my personal life. But I refuse to impose it on equally devout Christians, and Muslims and and Jews…I just refuse to do that, unlike my friend here, the Congressman. I do not believe that we have a right to tell other people, women that they cannot control their body.

Ecco. Ha ragione lui.

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