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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Della scuola non è mai fregato niente a nessuno. Ma non solo ai politici. Almeno da quando sono nata io. Almeno da quando io conservo memoria.

Abbiamo avuto una serie di ministri della pubblica istruzione da far accapponare la pelle. Ricordo solo, tanto per gradire, la Iervolino. Una dei miei preferiti. E poi l’ultimo arrivato, che non ho ancora capito cosa vuole fare della scuola, e forse è meglio.

Perché cosa si deve fare della scuola non l’ha capito nessuno. Fondamentalmente perché nessuno ci pensa seriamente, non sono preparati.

Continuiamo a sfornare diplomati che mettono l’apostrofo tra l’articolo indeterminativo maschile singolare e un sostantivo maschile singolare. Gente che si presenta così all’università, e all’università gli danno la laurea e poi quell’ignorante pretende un lavoro da laureato, alla sua altezza. Vagli a dire che non ne ha diritto, provaci. E’ inutile.

Continuiamo a lasciare che gli insegnanti facciano anche gli assistenti sociali e gli psicologi, per supplire al ruolo latitante delle famiglie, il cui tempo è tutto risucchiato dal lavoro e da altre cazzate meno importanti della famiglia.

Continuiamo generalmente (tranne i casi in cui l’autonomia scolastica ha deciso diversamente) ad avere la settimana lunga, cosa assurda e ormai obsoleta, smaccatamente disallineata con gli orari degli uffici pubblici, che crea un sacco di problemi ai ragazzi, ai genitori dei ragazzi, alle strutture ricettive (che farebbero bei soldi se la gente facesse più weekend fuori porta), ai negozi (che il sabato farebbero molti più soldi), e che fa litigare i professori tra loro per chi deve accaparrarsi il giorno libero migliore. Le guerre dei poveri. Ricordo che una volta la Gelmini osò dire che la settimana corta avrebbe fatto bene alle strutture ricettive. Se la mangiarono viva. Eppure è stata una delle poche cose sensate che ho sentito uscire dalla bocca di un ministro dell’istruzione.

Continuiamo ad offrire scuole fatiscenti e non attrezzate a quegli stessi ragazzi che vorremmo tutti imprenditori di start-up. Così arriva il genio del ministro Profumo, che dice che darà un tablet a tutti gli studenti. Forse non ha idea di quanto ne costi anche solo uno. Infatti poi si rende conto della cazzata e ridimensiona. Gente fuori dalla realtà. Gente senza idee.

Continuiamo a permettere che i libri cambino edizione ogni anno, facendo spendere alle famiglie centinaia di euro per comprare edizioni che l’anno dopo spesso neanche possono rivendersi come usati per rifarsi di qualche decina di euro. Sciacalli senza dignità.

Continuamo a pagare insegnanti che fanno un’ora a settimana di religione, che ormai anche i sanpietrini si sono stufati, e che fatta così com’è è inutile e insignificante.

Però ci riempiamo gli eserciziari di latino e greco, perchè non si sa mai che nella vita ti viene voglia di fare una versione. E poi arrivi a 20 anni e non sai cos’è l’Iva o l’Irpef.

 E andiamo avanti così. Perché tanto gli italiani in qualche modo se la cavano, come hanno fatto sempre.

Non c’è un solo politico che sappia qualcosa di scuola. Nessuno che abbia un’idea su come migliorarla. A turno, ogni tanto, c’è chi dice che il problema è che gli insegnanti sono tutti comunisti (premetto che personalmente ho avuto insegnanti di tutti gli schieramenti). Oppure arriva quell’altro che dice che la scuola deve rimanere pubblica e i privati devono starne fuori, che il problema è tutto lì. Qualche cervello se ne esce che la soluzione sono le pagelle agli insegnanti. Qualcuno dice che bisogna fare educazione sessuale e che sarebbe bene mettere i distributori di preservativi a scuola. Nessuno si discosta mai da questi binari di cazzate stantie. Che ci tocca sentire… poveri noi.

E non mi è ancora giunta nuova di politico che abbia alzato la voce contro il nuovo Concorso per la scuola. Il bando non può averlo scritto uno che se ne intende e che vuole il bene della scuola. Deve averlo scritto qualcuno che dalle malefiche conseguenze del bando ricaverà una lauta percentuale in danaro.

A me sembra che gli unici che alla fine ci avranno guadagnato un fracco di soldi saranno quegli stessi sindacati che ora lo contestano. Capirai! Non vedevano l’ora che uscisse un bando così sballato per poter piantare i ricorsi. Per fare ricorso e sperare nel posto fisso, puoi fare in due modi. Puoi fare da solo, e cioè arrangiarti, compilare ulteriori scartoffie e trovare i giusti uffici ai quali consegnarle, oppure puoi partecipare ad un ricorso tramite un sindacato. Basta versare la quota di partecipazione, facile no? Ovviamente prima ti devi iscrivere. Iscriviti e paga la quota di partecipazione al ricorso, che si aggira solitamente non al di sotto dei 100 euro. In pratica, spenderai qualche centinaio di euro solo per ricorrere. Così, mentre c’è chi ha compilato la domanda seduto alla scrivania di casa, tu devi passare attraverso una sere di trafile burocratiche e rimetterci anche dei soldi.

Senza contare i ciarlatani che ti vendono i libri con i test, i compendi, i riassunti, le simulazioni…

Un giro di milioni di euro.

Oltre il danno la beffa. Tu che sei rimasto fuori che fai? Oh, qui si parla di lavoro, mica di pizza e fichi! Come direbbe Maccio Capatonda: e se poi te ne penti?  E quindi giù, versi la quota, compri i test, fai il possibile.

E nel frattempo alla scuola chi ci pensa? Nessun partito parla di scuola, a nessuno frega niente.

I nostri media non parlano di scuola. In Gran Bretagna il Telegraph ha una sezione dedicata alla scuola, mentre i nostri giornali non se la filano di striscio.

La nostra politica non parla di scuola. Provate a chiedere se qualcuno ha un piano infallibile per fare un sistema d’istruzione di eccellenza, e vedrete cosa ne uscirà fuori. E’ un tema che non vale la pena affrontare. Non paga. E’ vuoto a perdere, uno spigolo dove sbatti sempre lo stesso stinco.

La scuola è lasciata a se stessa da decenni. E’ roba buona per contestare o tirare qualche sasso, senza saperne il motivo. Roba buona per riempirsi la bocca quando un nostro laureato inventa o scopre la figata del decennio, ovviamente al di fuori dei confini nazionali, dando un contributo alla nostra economia pari a uno zero cagato.

Da noi è l’ultimo dei punti presi in considerazione.

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