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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Non posso dire di aver letto tutto tutto tutto di Stefano Benni, ma ho letto tante cose. E anche se alcuni libri mi sono piaciuti meno di altri, ogni volta che finisco un libro scritto da lui mi rimane addosso una sensazione di benessere che non riesco a spiegare. Sarà quella sua ironia maliconica…o i suoi personaggi. O forse è proprio lui che mi è naturalmente simpatico.

Così quando sono entrata in libreria e ho visto il suo libro nuovo non ho potuto fare a meno di comprarlo. Non seguo le nuove uscite, mai. Entro e se qualcosa mi ispira me la porto a casa. Tutto qui. Non sono una vorace lettrice aggiornatissima. Ma a Benni non so resistere. E mi sono porata a casa questo Di tutte le Ricchezze.

E insomma mi sono resa conto che alla fine è arrivato. Il protagonista vecchio, Martin. Oh, pure Benni è cresciuto…e ci girava intorno da un po’ di tempo. I vecchi che ha raccontato prima di questo romanzo non erano stati così in primo piano. Questo sì. E tutto sommato è un vecchio che ti fa una certa moralista antipatia. Ex trombador, ex professor, ex… è tutto un ex, perchè adesso, per sua stessa ammissione, non è più niente. Probabilmente perchè non ha capito per tempo quali fossero le vere ricchezze. Tanto colto ma anche tanto sciocco, tanto pieno di sé. Invecchiato da solo. Guarda tutto quello che è umano e/o fatto dall’uomo con una certa distaccata superiorità critica, una cosa che sopporto a fatica nelle persone. Si trova a suo agio solo con gli animali, nella natura. Insomma le persone delle quali prendersi troppa cura gli pesano, probabilmente perchè non si sente in grado di farlo. In effetti in passato non fu all’altezza e quindi crede di non poterne essere più capace.

E’ un personaggio che non posso dire di aver amato. Mi incazzo sempre con chi nella vita sceglie consapevolmente la tristezza. Ma poi l’ho perdonato, nella misura in cui lui è riuscito a perdonarsi. E’ guarito e ha capito che non poteva farlo da solo. In fondo nessuno basta a se stesso, è naturale.

Pagina dopo pagina hai sempre la sensazione che da un momento all’altro ci ricascherà e si tromberà la bionda e giovane vicina che si è trasferita davanti a casa sua, Michelle. Fossi stata il grillo suggeritore di Benni, avrei scelto un altro nome per una bionda, uno che non mi ricordasse una showgirl che non mi è simpatica. Ma vabè.

Insomma, fino all’ultima pagina hai la sensazione che possa accadere che i due trombino. Sarebbe stata la più scontata banalità del mondo, da rotocalco rosa, da filmetto insignificante, da Barbara D’Urso. E io ho tirato un sospiro di sollievo quando il mio Benni non li ha fatti trombare. E’ troppo esperto e navigato per cadere nel cliché. E’ stato sul filo del rasoio tutto il tempo, lo ammetto, ho avuto paura. Ma alla fine non mi ha deluso.

Vorrei segnalare che Martin è solito cucinarsi robaccia che sarebbe perfettamente degna delle mie preziose ricette di Crisis Cuisine e questo lo rende ancora più perdonabile.

Vi lascio un assaggio del romanzo, magari a qualcuno viene voglia di leggerlo:

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