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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Schulz diceva di non essere Charlie Brown. Anche se poi aveva il suo stesso nome, aveva un cane, e suo papà era un barbiere. Proprio come  Charlie Brown.

Anche se sono piccoli parlano come i grandi. Per capire di cosa è fatto l’essere umano puoi leggere di psicologia, puoi leggere la grande letteratura di ogni secolo, ma niente riuscirà a spiegartela meglio dei Peanuts.

Al contrario di ciò che il  mio avatar potrebbe far pensare, i miei personaggi preferiti sono sempre stati Charlie Brown e sua sorella, Sally. Lui è quello saggio e posato, insicuro e riflessivo, che non riesce a dichiarare il suo amore alla ragazzina dai capelli rossi. Sente una grande responsabilità verso la sorellina più piccola quindi cerca sempre di rendersi d’aiuto e di insegnarle le cose che ritiene di aver imparato.

Lei è quella indipendente, anche se in realtà chiede sempre consiglio al fratello, per qualsiasi cosa, salvo poi interpretare di testa sua i consigli semplici e diretti del bambino con la testa rotonda, che quindi finisce per starsene lì rassegnato, limitandosi ad assistere alle sue idee bislacche.

Non si vergogna di niente. Sally…Sally è il dottor Kelso. Come lui, ha quel modo spassoso e inattaccabile di essere irriverente e non politicamente corretta. Inattaccabile per il semplice fatto che è sincera all’eccesso. Si presenta per quello che è e non si pone neanche il problema di piacere a tutti i costi.

Per lei non esistono mostri sacri. Segue il suo filo logico nei ragionamenti e ritiene che le sue conclusioni siano perfettamente accettabili:

La mia vignetta del cuore riguarda una giornata in particolare, nella quale Sally è preoccupatissima per la recita scolastica. In realtà il suo ruolo è assolutamente secondario, quasi accessorio. Una sola è la frase che deve imparare. Anzi, una sola parola: ASCOLTATE! Si aggira per casa ripetendo tutta seria: ASCOLTATE! Ma ha il terrore di dimenticarlo. Così chiede consiglio al fratello, che la rassicura dicendo che la cosa fondamentale è che non se ne stia lì sul palco in silenzio e che, eventualmente, dica una cosa qualsiasi, tanto per non fare scena muta.
Al momento di entrare in scena, ovviamente Sally dimentica la battuta. Nel panico, segue il consiglio del fratello e dice la prima cosa che le viene in mente: Bastone da Hockey! E poi se la prende con lui per la figura di merda.

Ma probabilmente la sua parte allo spettacolo non intendeva ricordarsela davvero, perchè Sally odia la fatica. Complottista, egoista, sbrigativa, odia i doveri, odia i compiti a casa ed è convinta di essere molto furba e di trovare un modo geniale per aggirare gli ostacoli che non intende saltare. Suo fratello la mette sempre davanti alla realtà delle cose, ma Sally odia qualsiasi realtà che le sia scomoda. Il suo scopo è sempre trovare un modo per non fare quello che non ha voglia di fare.

Tutti abbiamo pensato una volta nella vita che non avevamo alcuna voglia di aprire il libro e iniziare a studiare, o che la filosofia è più noiosa della televisione (anche se non lo diremmo mai davanti ad un radical chic), o che studiare idrografia è una cosa inutile.

Solo che lei lo dice ad alta voce.

E visto che, anche se lui, Schulz, non c’è più,  oggi sarebbe il suo compleanno, auguri:

[…] se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta“.
Umbeto Eco

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