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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Siore e Siori,

benvenuti in casa mia. Entrate pure. Giusto all’ingresso abbiamo messo su in quattro e quattrotto…cioè… in 4 e 4 8…insomma in poco tempo, un presepe. O presepio, come dice ancora qualcuno. Pare che non vada più molto di moda. Pare che siano sempre di più quelli che preferiscono nettamente l’albero. Questo preoccupa molto il Santo Padre.

Il mio presepe era qualcosa di complesso, con tanto di pompa spara acqua per avere una vera cascata. Ora è molto più semplice di una volta. Alcuni elementi si sono negli anni alternati con spavalda incoerenza. Muschietto, sassolini e finta neve, per ricreare quegli irreali paesaggi arabeggianti con palme e orsi polari; le 4 stagioni hanno convissuto serenamente; animali da cortile e da deserto; artigiani dei primi del 900 e pastori senza tempo; casette da borgo romano e capanne di paglia; pescivendoli in paesaggi brulli e aridi e calzolai con residenza fiscale a Betlemme.

Il mio presepe è un casino.

Ed è sempre stato un gran casino.

Negli anni della tenera infanzia, mio fratello ci piazzava anche dei centurioni romani e nelle praterie di carta si consumavano sanguinosi scontri tra eserciti nemici. Sovente vi sono stati introdotti animali della savana e giumente, più ovini e bovini di vario genere, in aperta sfida al bue.

Come accennavo, quest’anno il mio presepe è più semplice. Meno tempo per farlo, meno casino in giro. Tuttavia, alcuni personaggi nuovi sono andati ad arricchire la popolazione, affiancandosi a quelli storici. Una volta completato, io e mio fratello abbiamo pensato ad un sistema di illuminazione che desse risalto alle scene più interessanti.

Questo è il risultato complessivo:

IMG01067-20121209-1618Non fate caso ai fili, al buio non si vedono.

Avete certamente notato la presenza di pecore. Non perché riteniamo l’ambientazione sarda quella più calzante, ma perché con tutta la metafora del buon pastore ci sembra sempre una citazione doverosa. Ma entriamo nel dettaglio.

Nell’immagine che segue, è possibile notare una postazione di co-working. Vari artigiani lavorano insieme nello stesso posto ma con professionalità diverse. Qualcosa di molto social.

IMG01055-20121209-1615Davanti alla capanna del co-working, un drappello di lavoratori in pausa (variamente acquistati in anni diversi a Piazza Navona e a San Gregorio Armeno, ma perfettamente riconoscibili come fabbricati in CINA, alla faccia dell’artigianato locale che ti spacciano in queste cazzo di bancarelle) discute probabilmente della difficile situazione politica attuale. Sebbene gli abiti siano fuorvianti, ci troviamo in un periodo storico moooolto lontano dal nostro. Sì ok, anche noi siamo in difficoltà, ma loro avevano Erode! Insomma… un bel casino.

A sinistra della capanna, una scena inquietante: una commerciante di prodotti biologici senza OGM guarda con stupore una pecora gigante che sembra però non notarla:

IMG01056-20121209-1615Ma spostiamoci alla destra della capanna, la zona lacustre. Vi è infatti un lago circondato da monolitici tronchi di albero divelti. Si potrebbe pensare ad un lago vulcanico ma in realtà ha un fiumiciattolo che vi si riversa dentro, o che vi esce, dipende da come la si vuole vedere:

IMG01059-20121209-1616Il piccolo laghetto è però una miniera di pesci che si riproducono con velocità da guinness. Nonostante sia evidentemente un lago, i pesci che vi si pescano non sono solo i soliti coregoni di Capodimonte, bensì orate, merluzzi, muggini, spigole, cernie, finanche alici e lattarini, per le fritture di paranza. Vi si approvvigionano infatti ben due pescatori. Uno piuttosto rude, che io ho sempre identificato come Sant’Andrea. Tutti sanno infatti che:

Sant’Andrea pescatore
porta i pesci al signore
il signore non li vo’
Sant’Andrea se li magnò.

Lui è un santo tosto, pesca alla esquimese, non teme i reumatismi né i piranha. Va e zac! Tutto con un semplice bastone appuntito.

Di spalle, un moderno pescatore con canna, comodamente seduto.

Sul grazioso ponte di legno, un esempio di sfruttamento del lavoro minorile. Un pescivendolo bambino, certamente al nero, si sta recando verso il centro commerciale del paese, giusto davanti alla capanna del co-working.

Alla destra del lago, nonché estrema destra della scena, una radura a carattere boschivo. Due personaggi da sempre popolano questo angolo del paese: una lavandaia e un taglialegna:

IMG01064-20121209-1617Da anni io e mio fratello sospettiamo che tra i due ci sia una segreta relazione. Facile nascondersi in camporella nella radura. Affari loro, ci tengono alla loro privacy.

Torniamo alla sinistra dello spazio social del presepe. C’è spazio per il peccato: due ubriaconi magnoni sembrano non avere a cuore né la situazione politica attuale, né la nascita del Salvatore. Per questo una salumiera con una rara forma di gigantismo li colpirà con dei salami di notevoli dimensioni, a loro insaputa:

IMG01062-20121209-1617Ci avviciniamo a grandi passi al pezzo forte del presepe, celebrato anche da un cornamusiere scozzese, proveniente direttamente dalle Highlands:

IMG01063-20121209-1617Se guardate all’angolo in basso a destra noterete senz’altro un pupazzetto del Salvatore un po’ fuori posto. E’ che non credevo venisse nella foto di scena.

E infine, la capanna della natività:

IMG01066-20121209-1617Qui si vede ancora meglio il povero Gesù fuori posto. E’ che di solito non lo mettiamo prima della mezzanotte del 24 dicembre. Lo nascondiamo sotto un abete innevato o magari dietro la mangiatoia. Fate come se non lo vedeste.

Sì lo so che alcuni dicono che si nascosero in una grotta ma noi pensiamo che un tetto di legno sia più grazioso di una fredda grotta di roccia.

A dispetto di ciò che dice il Santo Padre, noi crediamo anche che il bue e l’asinello ci debbano essere nel presepe, perché sennò non va bene, non è tradizionale.

E voi? Com’è il vostro presepe?

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