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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Eccole eh, ci siamo. Sono arrivate. Le prove scritte, dico. Quelle del megaultraconcorsone gigante per diventare insegnanti.

Già eravamo milioni, adesso siamo miliardi, visto che con un ricorso ad hoc hanno deciso che anche chi ha fatto una ciofeca vomitevole al test di preselezione ha diritto di accedere agli scritti. D’altro canto sembra che si presentino effettivamente molte meno persone di quelle che effettivamente dovrebbero presentarsi.

In realtà le cose che, come da bando, dovresti sapere sono…un botto. Ne dovresti sapere un montino. E no, non mi sento di saperne un montino. E poi frullano in testa tante domande.

Ad esempio mi chiedo:

So le cose giuste? Quanto le so?  E quanto ne sapranno gli altri? Quanto tempo avranno avuto per studiare? Cosa vogliono scoprire i commissari con le domande che ci faranno? Se sono una perfetta idiota? Se riesco a scrivere correttamente in lingua straniera? Se sono adatta al mestiere o se sono lì per puro caso? Se conosco il dettaglio di ogni nozione utile e inutile o se ho capito criticamente quale dovrebbe essere il mio ruolo? Che ne sarà di me? Ma soprattutto, con che cazzo di criterio hanno scelto come sede d’esame una scuola ubicata nel mezzo del nulla cosmico? Secondo me è un complotto per non farmi partecipare…

Ovviamente già iniziano a circolare voci su presunte irregolarità, robe strane, casini vari. E c’è chi sostiene che con un buon dizionario si risponde a tutte le domande. E ovviamente mi viene in testa almeno un altro milione di dubbi.

Come successe per la prova di preselezione, sono allietata almeno dai giovincelli che gioiscono per la chiusura della scuola in occasione delle prove scritte. Anche se stavolta mi danno meno soddisfazioni, un paio carini ce ne sono:

suca

lalala

Detto ciò, entro in silenzio stampa fino a giovedì. Forse fino a venerdì. In seguito saprete se sono stata colta da un attacco di afasia, se mi è esplosa la penna, se mi è venuto un crampo alla mano destra, se mi sono persa per strada mentre tentavo di raggiungere la sede della prova, se ho realizzato di non sapere assolutamente un cazzo di quello che dovrei sapere, se non mi è suonata la sveglia, se mi è venuto il cagotto o altro malanno disabilitante. O se invece sono una gran figa. Quest’ultima è una remota possibilità, ma sono abituata a prendere in considerazione un po’ tutti i casi della vita. E poi per sapere se sono davvero figa bisognerà aspettare la correzione della prova.

E qui…meglio non farsi domande.

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