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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

All’uscita mariti e fidanzati aspettano fumando nervosamente, come fossero fuori dalla sala parto.

In entrata, invece, un picaleccio assurdo. Una schiacciante maggioranza di femmine non più nel fiore degli anni. Un abbigliamento decisamente brutto e brutti capelli. Aliti pesanti. Nebbia…un quartiere di merda. Dizionari vecchissimi e borse tarocche. Finte Hogan ai piedi. Sorrisi di circostanza e malcelata invidia. Tutti sperano che gli altri facciano un compito di merda, inutile nascondercelo. Infatti meglio non parlare con nessuno. Me ne sto sulle mie.

Al cesso c’è la fila perché tutti vogliono fare quelle due gocce prima che inizi la prova, e magari anche la cacca…

E alla fine poi la prova somministrata non è che volesse verificare se hai studiato il programma, quanto se hai una qualche esperienzaccia come insegnante. Se stai lì perché non sai dove cazzo sbattere la testa o se stai lì perché potresti effettivamente essere idoneo a insegnare. E diciamolo, è strutturata per favorire chi insegna già, chi non ha avuto un cazzo di tempo per prepararsi e quindi ha ringraziato il cielo che non gli abbiano chiesto chi è Smollett e di che parla Roderick Random, che tanto non si fa mai.

Ed è una prova tutta sulla lettura. Un brano di Virginia Woolf che parla di lettura, tratto da The Common Reader; domande sulla lettura; tutto sulla lettura.

Io personalmente mentre svolgevo la prova, a parte avere un mal di testa boia e la sensazione che non ce l’avrei mai fatta a finire in tempo, me la ridacchiavo un po’, perché non potevo fare a meno di pensare ad Alan Bennett. Bennett é uno dei  miei scrittori preferiti, che ho conosciuto grazie niente di meno che ad Anna Marchesini, che ha magistralmente interpretato alcuni suoi monologhi.

queen-reading-264x300Ebbene, Bennett ha scritto un breve romanzo molto godibile e divertente, come nel suo stile. Il romanzo si chiama, guarda caso, The Uncommon Reader. Parla, ovviamente, di lettura, e richiama evidentemente in causa Woolf. In italiano è stato tradotto con il titolo La sovrana lettrice. Perché la sovrana? Perché la protagonista del libro è la regina d’Inghilterra, la quale scopre il meraviglioso mondo della lettura e questo rappresenta per lei un cambiamento radicale in termini di visione del mondo, di stile di vita, di considerazione del suo ruolo e di se stessa. Insomma, una svolta totale. Il tutto con una sapiente vena comica e un traspirante, incondizionato e assoluto amore per i libri. Che sono una di quelle cose che stanno lì per tutti. Literature […] is a commonwealth; letters a republic. E sono soprattutto un posto che tutti dovrebbero bazzicare poiché, parafrasando Bennett, nei libri scopri e riscopri la tua natura; non ci trovi la vita dello scrittore, ci trovi la tua vita. A volte, infatti, per capire cosa vorremmo dire di noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ci spieghi come si fa. Quel qualcuno può essere lo scrittore. Per come la vedo io, può essere anche il regista, il pittore, l’attore… insomma, uno che di mezzo espressivi se ne intende.

Quindi chiariamo le cose, riassumiamo. Io sono la più brava di tutti e tutte e non ho le Hogan tarocche. Anzi, di avere le Hogan non me ne frega proprio niente. Per questo e altri motivi, merito naturalmente di vincere. Questo non significa che vincerò. Anzi. Non significa un cazzo di niente. Da una parte spero di non aver passato lo scritto, così non mi faccio illusioni. Dall’altra spero ovviamente di averlo passato, per potermi illudere un po’, che non fa mai male. Ad ogni modo, qualunque sia il risultato, meriterei la vittoria. E se non ci sarà sappiate che sarà un’ingiustizia nonché un torto enorme per tutti quegli studenti che potrebbero beneficiare della mia grossa, grassa simpatia.

Ah, a quelli che correggeranno le prove vorrei dire che io scrivo piccolo. Dicono che dietro la scrittura piccola ci sia una mente geniale.

Beh…adesso non esageriamo….

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