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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: marzo 2013

gigoloNo, no. Avete capito male. A me non me ne frega niente di difendere le donne in Parlamento. Né quelle che ci sono entrate grazie alle loro capacità di politiche, né quelle che ci dovessero eventualmente essere entrate grazie alle loro capacità amatorie.

Il punto è diverso. Il punto è che…perché solo le donne? Perché ogni volta che una donna fa carriera (e non solo in politica eh, in generale) deve essere stato perché l’ha data via come le sardine salate? Perché ogni volta si insinua che è una troia?

Prendiamo quel rincoglionito di Battiato, che è solo l’ultimo esempio di una lunga serie di timorati adulatori del pubblico pudore. Franco national, invece di pregare con i suoi amici ‘sufi’, s’è alzato e ha pensato adesso la dico. E l’ha detta.

Mai che qualcuno si alzi e affermi, col coraggio che sostiene i giusti, che tanti uomini stanno dove stanno perché hanno dato via il culo, e scusate ma chi mi legge lo sa che non sono una raffinata signorina di famiglia aristocratica. Cari moralisti, ci sta tanto maschiame in giro, tra attori, cantanti.. e sì, anche politici, che ora si trova in una certa posizione perché prima si è messo in un’altra, ben nota, e a tratti dolorosa, posizione. O magari s’è accompagnato alla giusta signora, mettendoci lei.

Ma giammai! Sono solo le donne a doversi sentir dire che sono troie. Troie se posano nude, troie se si vestono succinte, troie se sono belle, troie se sono libere. Mai nessuno ha chiamato troia un uomo che va in tv a fare il ragazzo immagine con i jeans che lasciano intravedere il pacco o che si sbianca i denti per un sorriso che ammalia.

E sì, io ho diverse idee sugli uomini troia che girano tra gli strali della tv, dello spettacolo, della politica. Ma me le tengo per me, non sono affari miei.

Non che io farei lo stesso, non che io approvi o sia pronta ad applaudire chi si fa strada così.

Tuttavia… rimando ad un mio vecchio post su quel babbeo di Robert Pattinson.

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Mentre i partiti continuano una guerra di posizione trinceata sulle alleanze o non alleanze di governo, in un momento in cui il popolo italiano è spaccato in 4 parti praticamente uguali, tra chi ha votato centrosinistra, centrodestra, grillini e astenuti, tutto va avanti come se non stesse succedendo nulla.

Le tasse sono sempre quelle, le difficoltà pure. La gente senza lavoro affronta gli stessi problemi di ieri, al massimo è più numerosa e più incazzata. Insomma, anche se sembra che il massimo problema sia con chi fare o non fare il governo, il tempo continua a scorrere, per lo più uguale a se stesso.

Anche zio Paperone affronta gli stessi problemi di sempre, più o meno come i nostri imprenditori. A modo suo, ovviamente.

Nel numero 2985 di Topolino, zio Paperone è vittima di un complotto ideato dai suoi nemici di sempre: Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, Amelia e la Banda Bassotti. L’idea è quella di distruggere Paperone, in modo che ognuno dei perfidi cattivoni possa ottenere ciò che ha ha lungo desiderato. La Banda Bassotti, i soldi di Paperone; Amelia, la sua Numero Uno; Famedoro e Rockerduck, il primato di miliardari più ricchi del mondo.

Per fare questo, è necessario innanzitutto mandare in tilt le difese del suo deposito. Come sappiamo, Paperone è uno che ama difendersi nello stesso modo in cui si è fatto: da solo. Con un piccolo aiuto dal suo fucile spara sale. E come sappiamo, Paperone non tiene i suoi soldi in banca. Crede nella liquidità. I soldi li terrebbe sotto il materasso, ma essendo troppi si è costruito un deposito, perché non c’è nessun miglior custode della sua fortuna se non egli stesso.

Il primo pericolo che gli viene in mente al momento dell’attacco al deposito, guarda caso, non è nessuno dei suoi acerrimi nemici, ma un nemico in giacca e cravatta molto più insidioso, contro il quale Paperone è solito usare deterrenti di sicura efficacia: il fisco.

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In realtà non sono gli agenti del fisco venuti a riscuotere, ma un doppio attacco di Amelia e la banda Bassotti.

Paperone perde tutto. Ora non resta che sgretolare in borsa il suo impero finanziario.

imprenditore 2

Capito bene? E’ una follia, dice Rockerduck.

Certo che lo è. Paperone è sul lastrico ma non è per via della sua incapacità di imprenditore o perché i suoi prodotti non vanno. Nessuno ha saputo difenderlo. Nessuno ha potuto impedire che i frutti del suo lavoro gli venissero sottratti. La finanza è lontana dall’economia reale? Beh, se si vuole leggere la vicenda in modo forse fazioso, ma magari veritiero, sì. E fa un sacco di casini.

Come finirà la storia? Non ve lo racconto. Scopritelo. Fatevi prestare Topolino dai vostri cugini più piccoli.

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Mai ci fu crisis più crisis di questa da quando ho aperto questo blog.

Eh sì, perché dovete sapere che il 31 marzo scade il mio contratto di lavoro e…no, in effetti c’è la quasi certezza che starò con le pezze al culo. Quando il tuo contratto è in scadenza, il capo ti fa consumare i giorni e le ore di permesso residue, così che non si debbano monetizzare. Pertanto, sono in vacanza. Sì, perché in realtà, chiamando le cose con il loro nome, io al momento sono in un limbo favolistico. Non sono disoccupata, non fino al 1 aprile. Pertanto sono in vacanza.

Dunque, vediamo, come si sta in vacanza? Magnificamente. Era ormai qualche anno che non mi accadevano le seguenti cose:

– svegliarsi senza sveglia;

– fare colazione con calma, ponderando il da farsi e valutandole più svariate ipotesi, dalla passeggiata incurante alla visita culturale al museo;

– girellare per negozi comprando l’inutile;

– guardare la tv a orari che non pensavi neanche esistessero più;

– non preoccuparsi di addormentarsi troppo tardi;

– fare discorsi sul senso della vita;

– chiederti: che si fa stasera???

E poi la decisione: azione. Devo sfogarmi, devo incanalare incazzature ed energie negative in forza positiva e benefica. La soluzione, ovviamente, è dentro Decathlon. Aggirandomi per il megastore penso che potrei fare: box, golf, ippica, ciclismo, campeggio… Penso che avrei bisogno di una giacca a vento, sai, per quando sto sull’Himalaya e sento l’aria rigidina. Provo a infilarmi un guanto da baseball e sono attratta dalle mini palle da calcio, basket e rugby. Alla fine opto per una tenuta da corsa primaverile.

Così stamattina mi decido: vado a fare sport. Dopo una camminata veloce e una leggera corsetta, penso che c’è qualcosa che ancora mi manca. Ma certo! La cucina sana!

Mi reco alla Sma e …ecco a voi il piatto del giorno. Un vero,autentico piatto della crisis cuisine, non perchè costi poco, ma perché dettato dalla crisi di una che sta lì lì per chiedere l’elemosina, ma non vu0le arrendersi!

Signori e signori: Un régime sain

20130323_130919Ingredienti: pomodorini ciliegini biologici; mozzarelline tipo bocconcini in offerta; prosciutto di Parma, dolce, magro, bono, tagliato fino, in offerta anche quello; fragoline biologiche, non quelle grosse come mele ma quelle più piccoline, che hanno un’aria molto più sana, purtroppo non sono in offerta; un filo d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale iodato; un buon bicchier d’acqua.

Facoltativo: mezza fetta di pane.

Sciacquare amorevolmente numero otto pomodorini ciliegini e tagliarli a metà. Selezionare numero tre mozzarelline tipo bocconcini e tagliarle a metà. Spaparanzare numero cinque/sei fette di prosciuttino, quello bono di cui sopra, nello stesso piatto insieme agli altri due ingredienti. Condire con leggerezza e parsimonia con olio extravergine d’oliva e poco sale iodato, sennò fa ritenzione.

In una ciotolina a parte, riporre circa dieci fragoline, da consumare al naturale, senza fronzoli, evitando di pensare al 1 aprile, sorridendo amaramente sul fatto che è proprio un bel pesce d’aprile rimanere senza lavoro! Ha ha… ha…………….ha…………

Accendere il pc e mettere su SkyTg24, dove almeno sentirai di qualcuno che ha decisamente più problemi di te.

E chi t’ammazza!

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Ogni giorno mi chiama gente che mi fa il bollettino delle scariche di diarrea.

Questo è stato il commento del dottore quando gli ho detto che non mi sentivo tanto bene. Mi piace quando i dottori minimizzano i miei mali. Mi sento subito molto meglio. Fatto sta che mi sono partiti non meno di 100 euro in cura della salute.

E questo e me non sembra esattamente giusto, anzi, mi sembra una vera merda.

Ma non è tutto. Per una serie di sfortunati eventi ho passato un’intero lunedì notte al pronto soccorso del Policlinico. Ore e ore di attesa in una nottata assolutamente priva di emergenze. Una nottata senza nessuno che si è schiantato contro una sequoia; senza nessuno che si sia infilato una bottiglia nel culo in uno sfortunato gioco erotico; nessuno che sia stato accoltellato dal vicino invadente o minacciato dal dirimpettaio dispettoso; nessuno che si sia strozzato con un osso di pollo o che abbia mandato per storto la trippa; nessuno che si sia maciullato un arto nel tritacarne o che porti con sé pezzi di corpo da riattaccare.

Giusto qualche barbone in bilico tra l’inferno ultraterreno e quello romano; qualche vecchietto con la pressione strana, qualche caso di stress acuto.

Mentre aspetti lunghe ore che qualcuno ti dica qualcosa…ma anche una cosa qualsiasi…anche l’alfabeto ruttato!… che so!… ad una tv muta passano repliche di Maria de Filippi e di Don Luca, che non fa ridere neanche un finlandese con i denti curati. Gente che russa, gente che fuma 45 sigarette, giusto per passare il tempo, gente che consuma compulsivamente ogni prodotto delle  macchinette.

Tu sarai condannato al jet lag e ti dimenticherai la differenza tra il giorno e la notte per le due date successive alla nottata derelitta. Tornerai a casa con un alito da competizione e andrai a letto senza lavarti. Ti stupirai della zozzura e dello squallore degli ospedali pubblici. Ti chiederai: ma quanti cazzo sono questi delle categorie protette?? fosse che mi devo amputare una mano per trovare un lavoro fisso??? Penserai a cosa cazzo paghi a fare le tasse per essere curato se questo significa essere destinati all’inefficienza imperante, alla puzza di merda dei pazienti dimenticati in attesa di luminari della medicina, ai lettini fatiscenti.

Fortuna che almeno le macchinette davano il Kinder Bueno! Non ne mangiavo uno dal liceo, credo. E è proprio bono…

E voi? Avete mai passato inutili ore in fila al Pronto Soccorso? Fatemi sentire meno sola, raccontatemi la vostra esperienza di utenti della sanità pubblica!

p.s. Semmai io dovessi sentirmi male, portatemi di filato alla Clinica Life, dove tutto il cast di Incantesimo si occuperà di me con estrema cura. Sì, vorrà del denaro, lo so.

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Ricordate quando The Selbmann andò a Barna?

Ebbene, durante la mia breve incursione in terra catalana, mi capitò di conoscere un simpatico italiano emigrato a Barcellona: il signor Beppe Brillo. Ora, il povero malcapitato ha deciso di aprire un blog. Racconta qualche cosa della sua vita, cioè della vita di uno che dall’Italia ha deciso di restare a vivere a Barcellona.

Visitate il suo blog!

Come potete immaginare, la somiglianza con il nome del noto co-fondatore del Movimento5Stelle gli costa non pochi disagi. E, come potete ugualmente immaginare, la cosa inizia a seccarlo.

Visto che questo fatto mi fa veramente  troppo ridere, vi propongo alcune testimonianze della sua situazione. Aiutiamolo!

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Forse sono io che non ci capisco una beneamata mazza rotante. E’ concepibile. Può darsi.

Eppure c’è qualcosa che proprio non mi torna.

Dunque, vediamo. Adesso mi stanno a raccontare che la rete fa trasparenza. Ok, forse in parte è vero. Mi sta bene.

liberta-crisiMa forse, e dico forse, si sta un po’ sopravvalutando il mezzo.

Mi spiego. Arriva il Movimento 5 Stelle che dice: adesso mettiamo in rete tutte le nostre riunioni, i nostri direttivi, e vogliamo pure che vada in rete quello che si dice al Consiglio dei Ministri. 

Subito a ruota il Pd che dice: embè? pure noi adesso lo facciamo. sai che novità.

I Radicali dicono: abbelli! sveja, che noi è dda mo che famo la diretta dele riunioni!

Tutto molto bello. Ammirevole, per certi aspetti.

Ridicolo per altri.

Quale ingenuità può portare a pensare che non ci sarà niente di segreto, niente di sotteso, di nascosto, di privato? Quale profonda ignoranza suggerisce che, una volta spenta la webcam, finisca tutto, si fermi tutto lì? Quale stupefacente naiveté non riesce a concepire che ci sarà sempre una cena privata, uno scambio di e-mail, una telefonata… un pigiama party! … del quale il popolo non è informato?

E’ pura idiozia. E’ come pensare che durante i reality nessuno reciti mai. E’ come credere che a Uomini e Donne tutti si comportino con naturalezza e spontaneità e che i veri amori sboccino durante le esterne, davanti al cameraman. E’ come ritenere che a C’è Posta per Te non ci sia niente di preparato e che Mistero racconti delle verità in anteprima assoluta.

Francamente, non perderò tempo a seguire in diretta streaming roba assurda come l’inutile, noiosa e ripetitiva presentazione degli eletti M5s di ieri. Accetto con serenità che ci sono cose alle quali io non ho accesso. Ci saranno sempre. Questa consapevolezza mi fa sentire paradossalmente più libera di quanti credono di poter accedere ai segreti del mondo grazie alla magnanimità del politico che decide che è giusto che tu sappia, o tramite un oggettino chiamato webcam.

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cover_tuttalpiuMa non era frogio? Si chiedono i parenti il giorno del suo matrimonio. Frogio si dice in dialetto umbro. E alcuni rispondono che nooooo, è estroso! 

Non che abbia mai smesso di essere estroso, tanto che le bomboniere che sceglie per gli inviati sono ovetti kinder, e i bambini impazziscono. Tutto sommato che ci fai con le bomboniere? Le tieni lì a fare polvere. Sua nonna per esempio le tiene tutte, di alcune si mangia di nascosto i confetti anche se ha il diabete. E quando la sgridano si lamenta perché dopo una vita di sacrifici uno non può manco mangiarsi tutti i dolci che vuole, ed è proprio ingiusto.

Estroso, dunque, e amante del pattinaggio. Passato attraverso tutte le tappe tipiche della pubertà e dell’adolescenza, vissuta nei confini un po’ claustrofobici e un po’ rassicuranti del paesello sperduto. Tra la parrocchia e i costumi di scena degli spettacoli, tra i chili di troppo e le rivincite edonistiche. L’amore mai consumato per quella che aveva individuato arbitrariamente come sua futura moglie sin da piccolo, anche se non era la più bella di tutte, anzi. Però aveva grazia nella danza, e lui un po’ voleva somigliarle. Sposare quella ragazzina sarebbe stato come dare continuità alla storia, inserirsi in un rassicurante ciclo di vita, proprio come hanno fatto prima di lui suo nonno, suo padre, i suoi amici, tutto il paese. Seppellire la sua parte autodistruttiva e … estrosa!

Però niente, il progetto non riesce. Così Filo passa dall’atelier di Armani alle vetrine di Amsterdam; dal più infimo cruising ai lavoretti in discoteca; dal teatro d’autore ai locali malfamati. E la fuga dal paesello, i pellegrinaggi malati in giro per le grandi città, pensando di trovare l’oro, la casa a Roma della quale non puoi assolutamente permetterti l’affitto. E poi gente sconosciuta nel letto la mattina, cose che vorresti, rapporti gestiti male, errori stupidi, paure e solitudine. E fame, che puoi saziare solo quando torni al paesello con la coda tra le gambe e la mamma ti cucina qualcosa.

Ti sembra un gran casino, no? Dà l’impressione di essere un gran casino.  In effetti lo è. Eppure è un casino non troppo diverso dai casini di un sacco di gente. Senza lavoro, senza una lira, senza l’amore, senza prospettiva.

Quella di Filo è la vita di un figliol prodigo degli anni 80, segnato da Candy Candy e Pollyanna, dallo Swatch Scuba, dalle canzoni di Ramazzotti. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che sia la vita di uno strano. Certo, è la vita di uno che casca in basso, ma in fondo Filo attraversa tutti i cliché della disperazione e dello squallore. Nessuna novità, niente di strano. Non avete mai visto un ragazzo disperato? E ogni cazzata si fa perché tanto… cosa mai potrà succedere? Tuttalpiù muoio. Che vuoi che sia la morte, per uno che non è felice e che pensa che non lo sarà mai?

Alla fine la grande città a Filo se lo rivomita fuori, come uno scarto totalmente unfit. Non sappiamo quale sia il percorso che lo porta al giorno del suo matrimonio. Non sappiamo neanche chi è la sposa, a parte il fatto che non è quella che aveva previsto da bambino. Sappiamo solo che ci è arrivato, che così si è salvato. Ognuno si salva a modo suo, come può. Lui si salva così, ritornando nel grembo materno, nella calda sicurezza del suo dialetto umbro, nei confini della terra natale, piccola e immutabile, perché fuori di lì non ci sa proprio stare.

E io scommetto che troverà un modo per essere… non dico felice, ma sai, come si dice? … sereno.

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