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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: giugno 2013

PISELLO: Nzomma i compagni hanno occupato ste ex fonderie a San Lorenzo,  no?

IO: Che fonderie?

PISELLO: Eh so na cosa storica, c’hanno fatto pure il Marcaurelio quello che sta davanti al Quirinale, na cosa storica proprio!

IO: Ah e cche cc’hanno fatto?

PISELLO: Ma gnente ce fanno eventi, c’hanno l teatro, ll’aula studio, o so stato sul tetto c’è ppure un murales de Ogre.

IO: Ah ho ccapito l’ho ssentito nominà…

PISELLO: Eh, mmo vvedemo se è aperto salimo.

IO: Al limite je dico che sso dde fratelli d’italia e che vvojo scambià bbuone prassi…

PISELLO: noooooooooooooooooooo ma che sse matta????

IO: beh allora je dico che so de casa pound, che pure loro ogni tanto occupano…

PISELLO: seeeeeeeeeeeeeeeeee peggio!

IO: allora che je dico?

PISELLO: je dimo che… che ne so che ssei interessata ai murales!

IO: …e sse mme fanno domande???

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Non so se ve lo avevo detto, ma sono tornata ad essere una lavoratrice, da poco, e per poco, e dopo chissà forse torno a spasso. Ma per il momento sono tornata al lavoro. Avete avuto ogni tanto qualche notizia della mia vita in ufficio credo. Ad esempio questa. O questa qua. O ancora questa.

Ora, avventura dopo avventura, la mia scalata verso il successo è arrivata ad un nuovo picco.

Vi racconto.

Essendo io e le mie due colleghe, Tony e Attia Nuova, le facce più fotogeniche dell’ufficio, siamo state indotte a prestare il nostro appeal per un servizio del TG5. Potete ammirarlo a questo link, dal minuto 11.40. Noooo, nulla è stato preparato. E’ tutto spontaneo.

Che facce di culo… mamma mia.. che facce di culo…

http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/396367/edizione-ore-1-00-del-26-giugno.html

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Era qualche anno che dovevo farlo. Vergognosamente, dal momento che la mia amica Nocciolina vive lì da un po’. Così alla fine sono andata. E questo mi permette di raccontarvi alcune cose che ho imparato dell’Olanda.

La cosa peggiore dell’Olanda la incontri prima di arrivare in Olanda. La incontri sull’aereo, sulle navette aeroportuali, in fila al check in. La cosa peggiore dell’Olanda sono gli italiani che vanno in Olanda. A drappelli dai tre ai cinque maschi, età compresa tra i 17 e i 40 anni. Al paesello sono l’emblema dello scacciafiga, ma appena si dirigono verso l’Olanda si sentono improvvisamente degli amatori incalliti e inguaribili. Si scambiano incoraggiamenti galvanizzanti su quanto scoperanno selvaggiamente, sul fatto che quello che succede ad Amsterdam rimane ad Amsterdam, manco fosse Tijuana. Il problema è che con tutto quello che si sparano in droga…alla fine dubito che trombino davvero. Si sfasciano ignominosamente e finiscono a letto da soli, a spalla di quello rimasto più sano. La mattina dopo si svegliano nel primo pomeriggio. Di Amsterdam non vedono una mazza, ma diranno che se so spaccati de brutto.

In realtà ad Amsterdam ci sono stata solo dalla sera al pomeriggio del giorno dopo. Un giorno intero, diciamo. Il resto del tempo sono stata a Rotterdam.

Andiamo con ordine e passiamo in rassegna le cose che ho imparato in Olanda.

Cosa 1: le piste ciclabili di Rotterdam sono frequentate anche da motorini. Ma non da tutti, pare. Solo quelli che non vanno più veloci di un tot. Almeno a quanto ho capito. Le piste ciclabili sono una buona cosa.

pista ciclabile Rotterdam

pista ciclabile Rotterdam

Cosa 2: di sera a Rotterdam compaiono improvvisamente dei cessi per strada. Cessi che poi scompaiono. Ma sono solo per i maschi. Non è previsto che le femmine piscino. Almeno non da sedute. I cessi a scomparsa mi fanno schifo.

cessi a scomparsa

cessi a scomparsa

Cosa 3: Rotterdam ama il suo Erasmo, e gli ha intitolato un ponte, dal quale si vedono le chiatte che solcano le acque del fiume. Guardando le chiatte scopri anche per quale motivo una persona bassa e grassa è chiamata chiatta. Berlusconi quando ha esordito in politica citava Erasmo da Rotterdam. Non so perché ci ho pensato…

Erasmus Bridge

Erasmus Bridge

Cosa 4: in certi punti l’Olanda può sembrare un posto caldo e quasi estivo. Ma questo è falso. E’ un’illusione che dura una settimana all’anno. Quella nella quale The Selbmann goes to Holland.  Con il sole è bello anche un cesso a scomparsa.

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angoletto fico Rotterdam

Cosa 5: in queste costruzioni a forma di cubo storto c’è della roba. Ci si va in mezzo e anche dentro. C’è anche un museo, ho imparato. Ma non ho imparato come entrarci e per questo Nocciolina si è molto arrabbiata con me. Le avrei fatte di un colore diverso.

cose a cubo storto

cose a cubo storto

Cosa 6: agli olandesi piace l’acqua. Anche casa di Nocciolina, ovvero una di queste, è sull’acqua. E ci stanno anche le paperelle. Non sono abituati a tenere bene i balconi, non li usano mai. Per questo ho cercato di rendere vivibile il balcone di Nocciolina e alla fine un po’ ci sono riuscita. I balconi sono una cosa bellissima.

acqua acqua acqua

acqua acqua acqua

Cosa 7: il mio posto preferito della Erasmus University è il ristorante in cima. Mi piace mangiare con un bel panorama.

Erasmus University

Erasmus University

Cosa 8: i re di Amsterdam sono quelli che hanno sta catena Bulldog. Possiedono bar, pub, hotel, coffee shop…insomma tutto. Hanno tutto a marchio loro lungo Via della Prostituzione. Verso metà mattinata ospitano un po’ di persone che fanno colazione con un paio di birre. Stranamente niente Pan di Stelle. Quelli che bevono birra la mattina mi mettono tristezza.

i re di Amsterdam

i re di Amsterdam

Cosa 9: se con la birra a colazione vuoi mangiare i Pan di Stelle li trovi di sicuro. Certo è una vetrina strana questa per Amsterdam.

biutiful icialia

biutiful icialia

Cosa 10: una delle cose più interessanti di Rotterdam è il cesso dell’hotel New York. Peccato che non ci si mangia.

NY

NY

Cosa 11: Un’altra delle cose più interessanti di Rotterdam è sempre all’hotel New York, ed è che è possibile leggersi The New Yorker mentre prendi il caffè. Chi legge The New Yorker ha un sacco di tempo a disposizione.

NY2

NY2

Cosa 12: nella stradina gay di Amsterdam c’è un posto che fa una torta di mele che è la fine del mondo. Te la servono calda con il gelato alla crema e la panna montata. Nella stradina gay sono tutti gentili.

mela

mela

E dopo aver parlato per qualche minuto con una cinese girata di spalle, che ero certa fosse Nocciolina, ho anche comprato un buon libro e sulla bustina ho letto che ci sono cose che le parole non possono descrivere. A volte sono d’accordo. Altre volte no. Anzi forse non sono d’accordo.

piaceri

piaceri

Ad esempio è difficile descrivere tutte le sensazioni di mentre cucino il pollo al limone, la porta finestra è aperta sul balcone, sono gli unici giorni d’estate a Rotterdam e io ascolto Instant Crush. E’ difficile perché ci sono storie dietro. Ma sono sicura che avrei le parole.

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Mai e poi mai sarei andata in una località di mare romana la domenica. E la prima domenica dall’ingresso dell’estate poi… assolutamente mai.

Così ho deciso di andare. Ma a modo mio. Procrastinando.

La partenza all’alba è una tortura immeritata. Perciò sono per la colazione in tarda mattinata, restando a letto tutto il tempo che serve. Poi si pranza a Trastevere, che tanto la prima domenica d’estate trovi posto senza prenotare. Dopo si fa un giretto da Decathlon perché mi serve un caschetto per la bici, che ormai sono sportiva. Sono sportiva anche se dopo un giro del quartiere mi sento come se avessi inseguito Pantani su una tappa di montagna.

Poi, e solo poi, si può partire per Fregene. Verso le sei, quando è più fresco, quando da Fregene a Roma ci sono due file parallele e ininterrotte che occupano le corsie di percorrenza che procedono in senso contrario al tuo. Tutti in fila. Tutti fermi. E mi viene in mente Alberto Sordi quando diceva che lui non si muoveva mai da Roma, guardava la gente in fila con la macchina e pensava ma che sso mmatti!? Infatti,  matti completamente. Io arrivo a Fregene velocemente, parcheggio davanti a dove voglio parcheggiare. Affondo i piedi nella sabbia e cammino sul bagnasciuga. Anche perché a Fregene non c’è il lungomare. E questo fa schifo. Ma proprio schifo. Un mare senza il lungomare è giustificabile solo laddove non esistessero neanche gli stabilimenti balneari. Ma un mare come Fregene ce li ha gli stabilimenti, perciò senza il lungomare fa schifo e basta.

Ma il mare è bello comunque, affondi i piedi nella sabbia e dimentichi di come si cammina con le scarpe. L’acqua è ancora fredda anche se è arrivata l’estate. C’è quel vento che si alza sempre al pomeriggio sulla costa laziale e io lo conosco da quando ero piccola. Infatti fare il bagno al pomeriggio era più divertente perché si alzavano le onde. La Contessa dice che è colpa delle Bocche di Bonifacio. Non lo so se è vero ma a chi non è del Lazio spiego che c’è vento per via delle Bocche di Bonifacio. Tanto loro che ne sanno…

E poi era dal 2007 che non mi sentivo il Wisconsin in bocca e non avrei mai pensato di riassaggiarlo a Fregene. Il Wisconsin è soprannominato The Badger State. Tutti gli stati americani hanno un soprannome. Anche due o più. Ho assaggiato una birra fatta lì. Mi piaceva un sacco. In Italia si trova poco o forse sono io ad essere poco attenta. Poi ho scoperto che la Miller s’è comprata pure la Peroni. Forse si fa prima dal Wisconsin a Fregene che da Fregene a Roma nell’ora di punta. Dal Wisconsin a Fregene si scorre, come quando torni verso Roma dopo cena, con l’arietta fresca come una Miller sulla spiaggia, e senza fare la fila, perché di solito sono pochi quelli che hanno la pazienza di aspettare le cose più belle. Allora è meglio così, te le godi te in santa, santissima pace.

Nel 2007 la Miller la compravo al supermercato a Houston. Nel 2013 l’ho pagata alla cassa a Fregene e me l’ha data un ciccione. Poco prima di sedermi davanti al sole, poco prima che mettessero un disco del 1994, Space Cowboy. Quando ero adolescente a un campeggio in Calabria non parlavo quasi con nessuno e finiva che Space Cowboy la ballavo da sola, poi mi rompevo le palle. Adesso non ho più paura di parlare con la gente, di ballare da sola o di rompermi le palle.

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Sarà capitato a tutti di avere una spiacevole e irritante distrazione nel bel mezzo di un momento privato con un’altra persona (o più persone, a seconda di quali siano le vostre inclinazioni e la vostra capacità organizzativa). Solitamente, Dio ci perdoni, è il cellulare, qualcuno che ci invita all’inaugurazione di qualcosa  a giocare a qualcosa su Facebook. A volte è il campanello. Più raramente l’antifurto di qualche utilitaria o le campane della parrocchia più vicina. E’ tutto molto fastidioso. Ma forse la cosa peggiore è una mosca, o una zanzara, insomma qualcosa che svolazza e verseggia sulla vostra … No Fly Zone, diciamo.

Non ci stavo pensando prima di andare a casa dell’Atroce e mangiare la crostata della sua mamma con il caffè americano, che mi piace tanto, mi piacciono tutte e due le cose alla fine. Poi ci ho pensato perché mi sono messa lì a disturbare durante la creazione di un video. Che poi è questo:

Se leggete le scritte piccole alla fine, c’è anche un ringraziamento a The Selbmann, letteralmente for the female sex pain voice. In realtà è solo perché mentre mangiavo la crostata ho scelto la voce da mettere, non perché sia la mia. Non ho una voce così bella.

Ma la conclusione è…non vi fate disturbare quando fate l’amore. Ma anche solo quando fate l’amore nel senso in cui lo intende la Contessa, che sarebbe la forma arcaica dell’attuale mi vedo con uno. Spegnete tutto. Ma soprattutto spegnete chi vorrebbe farvi cambiare amante o modo di amare. Non permettete a nessuno di sorvolare in modo invadente la vostra No Fly Zone. Perché quella è l’unico spazio in cui nessuno deve rompervi i coglioni. Possono dirvi dove parcheggiare. Possono dirvi quanto pagare. Possono darvi un orario, un compito da svolgere o anche un dress code. Ma non possono disturbare la vostra No Fly Zone.

Tutti ne hanno una. Anche tu.

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A volte mi chiedo se riuscirei a gestire una seconda persona oltre  me stessa. Mi spiego, già io mi gestisco a mala pena, procurandomi regolarmente dei pasti e curando la mia persona al limite della decenza del mondo occidentale. Come potrei gestire… un figlio?! Mi sembra una cosa decisamente infattibile. Ne ho avuto recentemente prova.

E’ un caldo pomeriggio di giugno. Decido di uscire con la mia amica Renato e la mia amica Rincojonita, la quale ha un bellissimo bimbo di nome Djacomo. La D è muta. Ci fermiamo in una piazza gremita di gente per veder uscire due novelli sposi dalla chiesa. Fuori gente elegante in modo improbabile, curiosi, invidiosi e altre tipologie umane.

Finito lo spettacolo, Rincojonita afferma: mmmh sto gnomo non ce vole più sta qua dentro, famolo camminà un po’ vva. Me seguite col passeggino?

Io e Renato siamo pronte ad un incarico così facile. Rincojonita parte in quarta e noi la dovremmo seguire a ruota. Ma qualcosa ci blocca.

Il passeggino non si muove. Intuiamo che ha il freno inserito. Sbloccarlo sarà un gioco da ragazzi!

Ecco forse dobbiamo tirare lì. No no aspè, spingi di là… oppure al centro. Tira… no sposta.. 

Renato mi guarda.

Io la guardo.

Se lo caricamo? 

Ignominosamente ci carichiamo il passeggino e lo portiamo a mano, ci facciamo togliere il freno da Rincojonita. Che è meno rincojonita di noi.

Per fare i genitori ci vuole talento…o anche un cervello normodotato.

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Ogni tanto anche gli scrittori muoiono. Un po’ come tutti noi, disgraziatamente. Capita.

Molto più raro, quasi impossibile a dire il vero, è che muoiano le storie che hanno raccontato, le immagini che hanno colorato, i mondi che hanno inventato o i personaggi che hanno lasciato vivere. Certe parole, certi nomi …a volte basta un cenno per aprire la porta a mondi di fantasia che tornano vividi alla memoria. Così io non ho potuto fare a  meno di sentire un brivido, un’emozione forte, quando ho visto questa vignetta:

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Call me Ishmael. E’ la prima cosa che leggi quando apri Moby Dick. Moby Dick è stato scritto più di 150 anni fa. E’ tanto tempo. E’ tradizione che la Walt Disney si occupi delle riscritture dei grandi classici della letteratura, o di momenti cardine della storia mondiale, o di personaggi che hanno lasciato un segno nel nostro tempo. Ricordo che all’Università avevo un professore di storia particolarmente divertente e bravo che a lezione ci fece vedere un cartone animato di Walt Disney che raccontava la Rivoluzione Americana. Credo fosse parte di La Storia Universale Disney.

Dal numero 3003 del Topo è possibile tuffarsi nelle acque solcate dalla baleniera comandata dal capitano Quackab. Non perdetevi questa chicca, perché è davvero impressionante. La cosa più bella secondo me? La dignità che il Topo ha dato alla storia drammatica della caccia alla balena bianca. Perché la storia di Moby Dick è drammatica, a tratti onirica, simbolica. E leggere questo fumetto a puntate è davvero come trattenere il fiato e guardare tutto da sott’acqua, con gli occhi aperti e che pizzicano. E’ un racconto macchiato del blu delle acque salate, che filtra i dialoghi dei paperi navigatori come un velo steso disordinatamente su una memoria a metà tra sogno e incubo. Questo velo, i ghigni alterati dei cattivi, le figure insolite dei nostri eroi piumati, riescono fare in modo che anche un bambino sappia cogliere la tensione drammatica della narrazione di Melville.

E’ anche così che funzionano le riscritture postmoderne.

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